«Tangenti? Nulla di nuovo»

Redazione
23/08/2012

Tangenti, non solo in relazione ai soldi che Finmeccanica avrebbe dato alla Lega Nord per degli appalti e che hanno...

«Tangenti? Nulla di nuovo»

Tangenti, non solo in relazione ai soldi che Finmeccanica avrebbe dato alla Lega Nord per degli appalti e che hanno portato alle indagini sul presidente Giuseppe Orsi, ma anche su armi e commesse. Secondo l’ex presidente Pierfrancesco Guarguaglini in effetti, le tangenti venivano pagate per «tutto».
Guarguaglini, 75 anni, in una lunga intervista al Il Fatto quotidiano ha raccontato la sua versione, rompendo il silenzio dopo i 50 anni passati nell’industria di Stato e l’uscita di scena in sordina. «Mi sento come uno che è sempre stato onesto ma qualche volta bischero», ha detto di se l’ex manager.
Perché? Per aver tenuto per anni una condotta pulita e aver dato fiducia, a volte, ai manager sbagliati. Come Lorenzo Cola, faccendiere al centro delle inchieste. Nonostante tutto, però, l’azienda funzionava e Guarguaglini racconta che nel 2010 gli ordini avevano raggiunto i 21 miliardi di euro. Poi qualcosa è cambiato.
«MI HANNO DETTO: FA QUELLO CHE VUOI». «Mi hanno tolto la delega sulle strategie. Giuseppe Orsi, il mio successore alla presidenza, lavorava da mesi per questo obiettivo. Quando si è insediato il governo tecnico, sono andato a parlare con il sottosegretario Catricalà. Ho detto: “Mettetemi per iscritto che me ne devo andare e me ne vado”. Lui ha detto che sentiva il premier, poi mi richiama e mi dice: “Fai quello che vuoi”».
Una buonauscita da cinque milioni di euro. Prima, un’esperienza in Selenia e all’Efim.
TANGENTI PER LE ARMI? «PUÒ ACCADERE». Guarguaglini si era messo a vendere armi. Si pagano tangenti? Ha chiesto il giornalista de Il Fatto.
«Può accadere», ha risposto il 75enne, «come per qualsiasi prodotto. Io non l’ho mai fatto, mi piace essere corretto. Ci sono le mediazioni pagate in modo ufficiale: a volte i mediatori chiedono percentuali alte, non so poi che cosa ne facciano».
Ma la più grande preoccupazione di Guarguaglini era che «i mediatori offrissero soldi indietro a chi glieli dava».

«Io indagato? Non so per quali fatture»

Lui stesso, però, è indagato per false fatturazioni. Un capitolo sul quale l’ex presidente di Finmeccanica ha voluto precisare: «I magistrati non mi hanno mai chiamato, so solo il nome del reato. Nessuno mi ha mai contestato un fatto, non so di quali fatture si parli. Tutto quello che so l’ho letto sui giornali. Il mio avvocato ha chiesto l’archiviazione. Ho fiducia nella magistratura e aspetto».
«LA HOLDING SI FIDAVA TROPPO DEI MANAGER». Quanto allo scandalo degli ultimi mesi all’interno dell’azienda, Guarguagnini ha le idee chiare:  «La verità è che la holding sta troppo in alto per vedere tutto. Con centinaia di società in giro per il mondo, per tenere tutto sotto controllo devi fidarti della squadra di manager».
Colpa dei manager dunque. Nel caso di Guarguagnini in particolare di Lorenzo Cola: «Passava per l’onestissimo. E io bischero a cascarci».
«NOMINE ASSEGNATE? QUATTRO NOI E TRE LA POLITICA». E l’accusa di avere venduto le poltrone del consiglio di amministrazione che è piovuta su Marco Milanese, braccio destro di Tremonti?
«Funzionava così: se, per esempio, i membri erano sette, quattro li nominavamo noi tra gli uomini Finmeccanica, ed esisteva un iter interno che garantiva la gestione secondo le linee concordate con la holding. Gli altri tre posti li decideva la politica».
Le interferenze arrivavano anche da opposizione e sindacati. Ma di una cosa Guarguaglini è ancora certo: «I manager chiave li ho sempre scelti io, senza interferenze».