Tante voci, zero strategie

Marianna Venturini
31/01/2011

Elezioni, firme e alleanze. Il Pd è diviso.

Come al solito il Partito democratico, più che trovare una comune strategia di opposizione che lo faccia diventare alternativa credibile, finisce per essere segmentato su fronti diversi, per non dire opposti. Il democratici si dividono sulla posizione da tenere contro il premier Berlusconi, sull’ipotesi di andare alle urne e perfino sulla richiesta di dimissioni a Gianfranco Fini. Neppure all’interno del partito le cose vanno meglio: dopo le primarie annullate a Napoli, non c’è ancora una decisione certa per le elezioni amministrative.
Da una parte il presidente del Copasir, Massimo D’Alema, ha proposto di andare alle elezioni anticipate in assenza delle dimissioni di Berlusconi, promuovendo un governo di responsabilità nazionale aperto a tutte le forze per fare le riforme.
Un’ipotesi che il leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini, è disponibile a valutare seppure come extrema ratio: «Serve una riflessione molto seria. Non si può liquidarla con una battuta».
DI PIETRO DICE NO. Mentre Futuro e libertà resta più cauta, un no secco è arrivato da Antonio Di Pietro: «Bene il voto, ma sarebbe una coalizione contro natura».
Le parole dell’ex ministro degli Esteri hanno acceso il dibattito soprattutto nelle file dell’opposizione, a partire dallo stesso Pd dove non tutti sono d’accordo con l’idea di alleanza. Se infatti Marco Follini plaude all’idea, il deputato democratico Francesco Merlo obietta a D’Alema di essere «prigioniero del passato» e giudica la sua proposta «un cartello elettorale che somiglia a una maionese impazzita».
TITUBANTE MARINO. È scettico anche il senatore Ignazio Marino convinto che prima vada elaborato un programma e in base a quello stipulare le alleanze: «È accettabile una grande coalizione di tutte le forze democratiche di opposizione solo per approvare una nuova legge elettorale, risolvere il problema del conflitto di interessi e fronteggiare le questioni economiche più gravi».
È aperto al dialogo il vice segretario del Pd Enrico Letta, che chiede a Berlusconi un confronto faccia a faccia in Tv, con Pier Luigi Bersani. Per Letta il dibattito servirebbe «a lui se vuole dimostrare che non ha scheletri nell’armadio e agli italiani per aiutarli a capire cosa sta succedendo».

I MoDem chiedono le dimissioni di Fini

Un fronte di spaccatura è rappresentato dalla figura del presidente della Camera, Gianfranco Fini, ancora sulla graticola per la vicenda dell’appartamento a Montecarlo. Giuseppe Fioroni e la pattuglia della minoranza guidata da Veltroni, i Modem, hanno paragonato Fini al premier Silvio Berlusconi, sostenendo che entrambi «devono fare un passo indietro per far fare un passo avanti all’Italia». «È la prima volta» ha sostenuto Fioroni «che sugli errori privati si fa una gara a chi resiste di più nello sbaglio. Di fronte alle vicende private è necessario per loro e per l’interesse principale del paese fare un passo indietro».
ULTIMATUM LUCIDO. Per un altro deputato del Pd, Enrico Gasbarra, l’ultimatum dei MoDem è «la lucida proposta di fermare lo sconsiderato scontro istituzionale attraverso un passo indietro dei due Cesari per far fare un passo avanti alla nazione».
La richiesta non è stata approvata dal segretario del partito, Pier Luigi Bersani che preferisce indirizzare le sue attenzioni alla richiesta di dimissioni del premier, come dimostra la raccolta di firme che punta a raggiungere 10 milioni di sottoscrizioni entro l’8 marzo. L’affondo degli ex popolari è arrivato il 29 gennaio 2011, dopo che l’informativa del ministro Franco Frattini sull’affaire Montecarlo il 26 gennaio aveva compattato Pd e opposizioni in difesa del presidente della Camera.

Veltroni chiede una manifestazione civile

Dal canto suo, l’ex segretario Walter Veltroni ha promosso una «manifestazione civile». «Sarebbe bello», ha detto l’ex sindaco di Roma, «se in uno stesso giorno, in una stessa ora, in tutti gli 8 mila comuni italiani, i cittadini si riunissero nella piazza centrale per dire ‘giriamo pagina, ritroviamo l’Italia».
L’appello di  Veltroni ha ottenuto il plauso di Filippo Rossi, direttore della fondazione finiana Farefuturo: «Siamo d’accordo con l’idea di una manifestazione, una festa di autorganizzazione civile contro la deriva rissosa e incapacitante che trova nel premier Berlusconi il suo vertice per nulla pentito».
BERSANI SI GUARDA DENTRO. Chi si deve barcamenare nel caos delle dichiarazioni incrociate è proprio Bersani. Per il segretario democratico «bisogna andare oltre e avere una proposta per l’Italia». Quindi ha annunciato la presentazione di un  progetto che conterrà «una riforma repubblicana, un patto per la crescita con proposte precise e parole come onestà, sobrietà e rigore».
Nel frattempo il problema contingente per Bersani è quello che si è verificato a Napoli con le primarie del partito. Il segretario aveva auspicato che Andrea Cozzolino, vincitore per le urne ma non per il partito, facesse un passo in dietro ma l’eurodeputato non pare averne intenzione. Al Pd, che vuole l’azzeramento del voto per lavorare a un’alternativa condivisa, Cozzolino ha risposto il 29 gennaio radunando i suoi sostenitori e chiedendo il riconoscimento del ruolo di vincitore della consultazione.
Una certezza in tanto caos però c’è: per venerdì 4 e sabato 5 febbraio a Roma è stata convocata l’assemblea nazionale del partito. L’appuntamento, inizialmente fissato per il 28 e 29 gennaio, era saltato a causa delle polemiche scoppiate dopo le primarie di Napoli, ma questa volta dovrebbe svolgersi regolarmente.