Giuseppe Rebecca

Tasi, un'imposta ingiusta e confusa

Tasi, un’imposta ingiusta e confusa

28 Maggio 2014 12.40
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La Tasi, la nuova tassa sui servizi indivisibili, farà infuriare tutti. E giustamente. Si tratta del massimo obbrobrio fiscale mai applicato. Altro che 740 lunare di qualche lustro fa.
Non si possono colpire ancora gli immobili in questa misura, e soprattutto in questo modo. È già stata definita «la peggiore espressione di inciviltà fiscale mai raggiunta» (Italia Oggi, 22 maggio) ed è proprio così.
VESSAZIONE ALLO STATO PURO. Una imposta dovrebbe avere queste caratteristiche generali: semplice, chiara, facilmente applicabile, comprensibile, moderata, costante. Tutto il contrario della Tasi, vero intrico caotico, vessazione allo stato puro, per certi versi anche oscura.
Ogni Comune farà il suo regolamento, e tra l’altro potrà applicare esenzioni o meno, come pure ripartirla in modo differente tra proprietario e inquilino. Oltre 8 mila Comuni in Italia, e oltre 8 mila regolamenti diversi.
L’ERRORE DI LETTA E DI RENZI. L’imposta l’ha voluta Enrico Letta, e vani sono stati i tentativi di cambiarla. Lo stesso Graziano Delrio, all’epoca ministro per gli Affari regionali, aveva affermato, a gennaio 2014: «Non credo ci siano molte condizioni di ripensarci». E in effetti non ci ha ripensato, né il governo di allora, né tantomeno il governo Renzi.
Ed ecco tutti pronti, si fa per dire, a pagare 31 miliardi di euro. Indubbiamente una bella somma, tra Imu, imposta di scopo, Tari e Tasi (analisi della Cgia di Mestre, maggio 2014).
I cittadini, che già pagano tributi, nazionali e locali, che non si sa bene per cosa, si trovano ora a dover pagare per dei servizi che dovevano essere già compresi nelle tasse già pagate (manutenzione delle strade, pulizia, illuminazione). Le addizionali Irpef a cosa altro servirebbero, allora?
LA CONFUSIONE NEI COMUNI. Sul valore catastale rivalutato si applica una aliquota, ancora ignota per la più parte dei Comuni, e sarà imputata in parte, variabile da Comune a Comune, anche all’eventuale inquilino. Nessuna esenzione obbligatoria. Questa è la Tasi.
La sua compagna Tari, che riguarda i rifiuti, sarà pagata invece in base ai metri quadrati a breve. Assieme le due imposte compongono la Trise, in sostituzione della Tares.
Questi gli acronimi. Che gran bellezza, pare un esercizio letterario.
ASSIST ALL’ANTIPOLITICA. Solo una amministrazione sadica avrebbe potuto concepire quello che ci troviamo tra le mani, ora. C’è di che restare allibiti. Ma cui prodest una situazione di questo tipo? Alla fine solo alla antipolitica, essendo appunto la politica che ci propina queste novità, anche se confezionate da altri, dai cosiddetti esperti ministeriali.
Nessuno a oggi sa dire quanto e quando pagare.
La proroga è essa stessa vergognosa. Riguarda gli immobili diversi dalla prima casa siti nei Comuni ancora senza delibera di determinazione dell’aliquota. Però rimane comunque sempre il 16 giugno per il pagamento dell’Imu.
Ma si rendono conto, tecnici e parlamentari, di quello che hanno fatto? Altro che semplificazione, altro che bollettino predisposto inviato a casa dei contribuenti, come previsto dal decreto Sviluppo.
Siamo nella follia bella e buona. Verrebbe da dire: siamo in Italia.
IN CORSA CONTRO IL TEMPO. Il termine per deliberare il regolamento Tasi, da parte dei Comuni, era il 23 maggio, e la pubblicazione online dovrà essere effettuata entro il 31 maggio. La nuova imposta si dovrà pagare entro il 16 giugno. Ma sono termini ragionevoli?
Ma perché il contribuente è trattato così? Forse perché non ha ancora reagito come dovrebbe. Magari mandando tutti «a ramengo, come si dice in Veneto.
Siamo pieni di dilettanti allo sbaraglio, tra chi ci comanda. Ma non possiamo fare molto, se non recriminare, al momento.

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