Imu, Tasi e la patrimoniale fantasma

31 Marzo 2019 16.00
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L'annuncio della sua abolizione fu il colpo di scena della campagna elettorale del 2006. Ma ci vollero altri due anni per vederla effettivamente sparire. Da allora, nell'ultima decade, l'imposta sugli immobili si è riaffacciata più volte all'uscio dei contribuenti italiani, ogni volta con nomi diversi.

Non solo la tassa è sopravvissuta ai tentativi di abolirla ma, negli anni, si è fatta anche più aggressiva, tanto da raddoppiare per gettito rispetto ai tempi dell'Ici. Secondo uno studio della Cgia di Mestre, dal 2012 a oggi famiglie e imprese hanno versato quasi 156 miliardi di euro di Imu e Tasi. Ma partiamo dal tormentone politico che ha caratterizzato gli ultimi 11 anni, influenzando le varie campagne elettorali che si sono succedute.

ICI SÌ, ICI NO: IL TORMENTONE DI BERLUSCONI

«Avete capito bene: aboliremo l'Ici sulle prime case». Era il 3 aprile 2006. In un faccia a faccia televisivo che valeva come una finale di Coppa, Silvio Berlusconi, eccellente stratega e – a suo dire – ottimo allenatore di calcio, attendeva con scaltrezza gli ultimi minuti del confronto per assestare, in zona Cesarini, il gol della partita. Il Cavaliere annunciò infatti a favore di telecamera l'abolizione dell'Ici, spiazzando il suo avversario dell'epoca, Romano Prodi. Quel gol, benché spettacolare, non gli permise di portare a casa alcun trofeo, perché quelle elezioni vennero vinte, di misura, dalla compagine di centrosinistra (L'Unione). La promessa elettorale rimase comunque nelle orecchie e nelle speranze di milioni di elettori, tanto da condizionare persino Prodi che, da presidente del Consiglio, poco prima di capitolare non potendo eliminare l'imposta provò comunque ad alleggerirla dell'1,33 per mille.

Caduto Prodi, tornò Berlusconi ed esattamente due anni dopo, da Napoli (era infatti l'epoca dell'emergenza rifiuti), un Consiglio dei ministri itinerante – con Claudio Scajola allo Sviluppo economico e Giulio Tremonti all'Economia – varò due interventi economici ritenuti cruciali per il Paese, destinati entrambi ad avere strascichi anche nel presente: il primo riguardava l'abolizione dell'Ici, il secondo era il prestito ponte per salvare Alitalia. Undici anni più tardi siamo infatti alle prese sia con la tassa sugli immobili sia con i prestiti alla compagnia aerea di bandiera. Ma, almeno quest'ultima, è un'altra storia.

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VIA L'ICI ARRIVA L'IMU

Anche se in pochi lo ricordano, fu proprio Berlusconi, eliminata l'Ici, a reintrodurla attraverso l'Imu, con una norma nascosta tra le pieghe delle Disposizioni in materia di federalismo fiscale municipale del 2011 (GU Serie Generale n.67 del 23-03-2011) che, oltre a mirare a immobili diversi dall'abitazione principale, aveva una entrata in vigore differita prevista per il 2014. Insomma, sbolognava la questione all'esecutivo che sarebbe seguito. Ciò che Berlusconi non aveva previsto, però, erano la crisi economica dell'estate del 2011, il montare dello spread e la sfiducia degli investitori internazionali: accadimenti che costrinsero il governo di centrodestra alla capitolazione e il venturo esecutivo dei tecnici guidato da Mario Monti a ripristinare in tutta fretta la tassazione sulla prima casa. L'Imu berlusconiana venne perciò estesa a ogni immobile – prima casa inclusa -, anticipata al 2012 per arrivare a pieno regime nel 2015. Subito fuori dalla crisi, un altro presidente del Consiglio, Matteo Renzi, si intestò l'abolizione.

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LA CGIA: DAL 2012 A OGGI TRA IMU E TASI PAGATI 156 MILIARDI

Tra una abolizione e l'altra, la tassazione sugli immobili non solo è sempre rimasta al suo posto, ma è persino lievitata. A dirlo è l'Ufficio studi della Cgia di Mestre che, nel suo ultimo report, certifica un dato importante: dal 2012 a oggi famiglie e imprese hanno versato quasi 156 miliardi di euro tra Imu e Tasi. «Una patrimoniale a tutti gli effetti», si legge, «che, da un lato, ha alleggerito pesantemente i portafogli dei proprietari di immobili e, dall’altro, ha deprezzato pesantemente il valore economico di abitazioni, negozi e capannoni. Rispetto al 2008, anno in cui è scoppiata la bolla, in molti casi gli immobili hanno perso fino al 40% del proprio valore».

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«Se con l’abolizione della Tasi sulla prima casa i proprietari hanno risparmiato 3,5 miliardi di euro all’anno», viene sottolineato dalla Cgia, «sugli immobili strumentali, invece, il passaggio dall’Ici all’Imu ha visto raddoppiare il prelievo fiscale. Tra il 2011, ultimo anno in cui è stata applicata l’Ici 2 , e il 2018 il gettito è passato da 4,9 a 10,2 miliardi di euro». Solo recentemente «il prelievo sulle attività produttive è diminuito grazie all’eliminazione dell’Imu sugli imbullonati e, dal 2019, a seguito della deducibilità dell’imposta che è salita dal 20 al 40%».

IN VAL D'AOSTA GLI IMMOBILI PIÙ TASSATI

Dato che, per la maggior parte, Imu e Tasi confluiscono nelle casse comunali, gli aumenti variano sensibilmente di città in città. La Cgia ha stilato quindi una mappa degli incrementi grazie alla quale si scopre che, a livello territoriale, il maggiore prelievo Imu-Tasi si verifica in Valle d’Aosta: nel 2018 il gettito pro-capite è stato pari a 712 euro, contro una media nazionale di 348 euro. Tartassati anche liguri (583 euro), trentini (499 euro) e gli emiliani (436 euro).

RISPETTO ALL'ICI LA TASSA È AUMENTATA DEL 114%

«Rispetto al 2011, ultimo anno in cui è stata applicata l’Ici», annotano i tecnici della Cgia, «la variazione di gettito prelevato su tutti gli immobili presenti nel Paese è aumentata, in termini assoluti, del 114%». Più che raddoppiata, quindi, la cifra che i Comuni hanno incassato: era circa 10 miliardi (per la precisione 9,8) otto anni fa, salita a 21 miliardi nel 2018. L’incremento più importante registrato tra il 2011 e il 2018 si è verificato in Trentino Alto Adige (+185%), in Molise (+161%) e in Valle d’Aosta (+155%). In termini pro-capite, invece, sempre il Trentino Alto Adige (+175%), il Molise (+165%) e la Valle d’Aosta (+156%). Per essere una tassa sparita da 11 anni, continua a finanziare più che egregiamente lo Stato, alleggerendo il portafogli del contribuente.

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