Alcune associazioni Sì Tav querelano Alessandro Di Battista

Alcune associazioni Sì Tav querelano Alessandro Di Battista

08 Marzo 2019 15.58
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La Tav non sta minando solo l'unità del governo gialloverde. Potrebbe creare, indirettamente, qualche problema anche ad Alessandro Di Battista che, tra parentesi, da giorni è scomparso dai radar social. Nel mirino alcune dichiarazioni del pasionario del Movimento 5 stelle sui sostenitori dell'Alta Velocità Torino-Lione durante l'ospitata a Che Tempo che fa di Fabio Fazio del 20 gennaio 2019.

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Così l'8 marzo, mentre l'amico Luigi Di Maio si prepara a un «week end di lavoro» e l'alleato Matteo Salvini si rimette alla volontà del «buon dio», Di Battista è stato querelato da Unione Industriale di Torino, Amma, Ance Piemonte, Confagricoltura Piemonte e Confindustria Piemonte. Il grillino durante l'intervista con Fazio aveva infatti sostenuto l'esistenza di un legame fra 'ndrangheta e comitati Sì Tav, oltre a fare accenni a non meglio precisati episodi di corruzione. Le associazioni promototrici del comitato Sì Tav si sono considerate «destinatarie dell'offesa» e hanno ritenuto «tali dichiarazioni gravemente lesive». Si sono così rivolte alla magistratura chiedendo un intervento volto alla tutela della loro reputazione e al riconoscimento della valenza diffamatoria delle affermazioni di Di Battista.

LE DICHIARAZIONI DI DI BATTISTA SULLA TAV A CHE TEMPO CHE FA

«La Tav è la più grossa sciocchezza che possa fare questo Paese», aveva detto tra le altre cose su RaiUno Di Battista. «Non si possono spendere 20 miliardi di euro quando occorrono infrastrutture che servono ai cittadini al Nord, al Centro e al Sud». Cifra peraltro irrealistica visto che si parla di 8,6 mld totali. Premettendo di non avere nessuna prova, il pentastellato aveva aggiunto: «Ricordo quando due ‘ndranghetisti furono intercettati che dicevano "adesso ci tocca fondare un comitato Sì Tav". Io credo che il problema del Tav per qualcuno non sia sì fa o non si fa, io credo che qualcuno si sia già steccato qualche tangente, e qualora non si dovesse fare quest’opera, qualcuno sarà costretto a mettersi le mani in tasca e restituire la tangente a chi l’ha pagata. Questo è il problema principale del Tav, e per questo tutto il popolo italiano compatto deve dire no a quest’opera». Quando Fazio gli aveva chiesto di spiegare meglio il ragionamento, Dibba aveva risposto: «Un po’ il Paese l’ho capito, so che le mazzette si sono trasformate, oggi si chiamano consulenze; le bustarelle sono passate di moda. Insomma, studiamo tutte le consulenze dietro il Tav e affrontiamo questo dramma legato alla corruzione».

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