Tav, opera dannosa per tutta l'Italia

Tav, opera dannosa per tutta l’Italia

28 Febbraio 2012 11.10
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Ok, ci siamo arrivati. Prima o poi doveva succedere. Luca lotta
tra la vita e la morte per un ideale sano e pulito mentre uomini
in divisa ci espropriano le montagne.
Da credente prego, prego per lui e per quello che è sempre
stato, amante della propria terra, orgoglioso delle proprie
radici, disponibile con tutto il paese, per chi ha bisogno di una
potatura, per chi deve mettere a posto l’orto o il giardino. Se
ci fosse stata più gente come lui la Val di Susa forse non
sarebbe ridotta così, abbandonata e vista solo come propaggine
invernale della città.
Siccome lo conosco mi sono sempre sganasciato dalle risate quando
i giornali lo dipingevano, di volta in volta, come
anarcoinsurrezionalista, piuttosto che antagonista e altre
amenità del genere. È un esuberante, ecco, ingenuamente
esuberante e quando ha commesso i suoi errori li ha pagati.
Punto.
Ma le motivazioni, quello che ti smuove l’anima quanto senti
che quello che ti stanno facendo non è giusto, a volte è
incontrollabile, tanto più quando lo fanno in nome di un
profitto sfacciatamente mascherato da progresso.
AMBIENTE DISTRUTTO PER LA TECNOLOGIA. E a questo
punto entriamo nella filosofia, cominciamo a discutere
sull’ansia da velocità e sulla propensione
all’autodistruzione. In nome di che cosa stiamo sfasciano i
boschi di Chiomonte e di Giaglione? In nome di quale progresso?
Di quale scienza? La stiamo idolatrando la scienza, l’abbiamo
assurta a nuovo Dio.
Arrivare prima, in fretta, di corsa, la scienza ce lo permette
anche a danno di tutto il resto. Ma perché? La scienza è
soggetta a tutte le debolezze umane, è piena di invidie, di
lotte, di rancori per accaparrarsi i primati, ma soprattutto è
fatta da uomini che spesso inebria ai limiti dell’arroganza.
Basta guardare le multinazionali farmaceutiche.
SCIENZA A DOPPIO VOLTO. Peccato, però, che
sovente ciò che è vero oggi non lo sarà più domani. La
scienza senza umiltà, umanesimo, etica e filosofia non può fare
assolutamente nulla. Costituisce semplicemente un pericolo. Lo
insegna la storia, la scienza è piena di scoperte che vengono
sfruttate principalmente a scopi militari prima che per
migliorare l’esistenza dell’uomo. Perché per 10 minuti si
devono sperperare i soldi di una nazione a terra, si devono
violentare montagne, pianure, fiumi, distruggere case per
l’ansia di arrivare prima? Per l’ansia di morire prima?
Mi ricollego dunque a un punto che eticamente dovrebbe essere
più che sufficiente per condannare senza se e senza ma
quest’opera. È uno dei punti più soggetti ad amnesia da
parte dei costruttori di benessere e colatori di cemento.
PREVISTO AUMENTO DI MALATTIE. Il capitolato Ltf,
rintracciabile peraltro semplicemente su internet, asserisce che
in Val di Susa è già previsto un aumento delle malattie
respiratore e cardiovascolari pari al 10-15%, soprattutto tra le
fasce deboli della popolazione: bambini e anziani.
Ltf praticamente dice: «Signori, io ve l’ho detto. Metto le
mani avanti, non venite poi a rompere con denunce e
quant’altro».
Fantastico, e io che pensavo di invecchiare tranquillamente
vedendo i miei nipoti crescere. Invece mi dicono che abbiamo
maggiori probabilità di tirare le cuoia prima.
È come se mi dicessero: «Guarda che per andare nella casa
che c’è di là, io devo tirare giù i muri di casa tua, sai,
così guadagno circa due minuti. Ma è per il bene comune, eh? Ti
distruggo un po’ i muri e poi è probabile che ti dia il 10-15%
di randellate in più, niente di che. Io te l’ho detto».
Cosa dovrei fare? Offrire loro il caffè, dire grazie
e aspettare tranquillo e inerte come un quaquaraquà – per
dirla alla Pirandello – oppure avrò il diritto di reagire?
LA TAV  PROMETTE COMPENSAZIONI. Chiedete le
compensazioni, dicono i signori della Tav. E cosa mi compensano?
Il costo del funerale? Ben venga dunque un Tgv che da Torino a
Milano corre a 250 chilometri all’ora e che poi si goda un
po’ il paesaggio di montagna sulla linea esistente quando passa
in Val di Susa. Sono 15 minuti in più, ma almeno te li godi.
Mi preme soltanto ricordare che la valle di Susa, e in particolar
modo la bassa, è una valle stretta e ad alta densità abitativa.
Basti ricordare la piana tra Sant’Ambrogio e Borgone dove, su
una valle larga un chilometro, c’è un’autostrada, una
ferrovia, due statali, un fiume e case senza soluzione di
continuità.
DA VALUTARE I TERRENI DA ESPROPRIARE. La
costruzione di una linea ad alta velocità (riprendo sempre i
dati di Ltf per non destare sospetti) prevede che la larghezza
minima del cantiere sia di 150 metri, circa un sesto della
larghezza della valle, per tutta la sua lunghezza. Nessuno –
forse per pudore o forse per timore – ha ancora valutato il
numero delle case e delle infrastrutture da abbattere e i terreni
da espropriare. In una valle che si sta deindustrializzando e che
vede il ritorno a un’economia più etica e umana,
all’agricoltura biologica, al piccolo allevamento, un’opera
del genere è un disastro ecologico senza pari.
Una valle che per 60 anni è stata ignorata dallo Stato e
abbandonata a se stessa, che non ha avuto nessun tipo di supporto
dopo il grande spopolamento ora viene riconsiderata dal potere
centrale solo per fungere da corridoio con tonnellate di colate
di cemento.
MONTAGNA NON SOLO PER LO SCI. Ecco per cosa si
battono tutti i Luca di questa valle. La natura insegna –
soprattutto in questi ultimi anni – che la montagna è madre e
matrigna anche della città. L’acqua delle città arriva dalla
montagna, quel poco di energia elettrica che autoproduciamo
arriva dalla montagna, le grandi alluvioni che in questi ultimi
anni stanno falcidiando grandi città come Genova sono dovute
all’ignoranza di chi pensi che la montagna sia solo un posto in
cui andare a sciare d’inverno.
L’ignoranza metropolitana genera mostri che si ritorcono su
loro stessi. In una nazione come l’Italia che è costituita al
54% di montagne non si può pensare che tutto graviti sull’asse
Roma-Milano con un pensiero di autosufficienza tale da
ottenebrare ogni barlume d’intelligenza. O ci svegliamo in
tempo oppure tutto ci ricadrà addosso. Ricordiamolo.
Forza Luca, ce la puoi e ce la devi fare.

Riccardo Humbert

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