Tav, siamo montanari mica masochisti

Tav, siamo montanari mica masochisti

11 Ottobre 2011 09.57
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Gentile direttore,

vorrei tanto chiedere a qualcuno dei fautori della Tav una
motivazione plausibile per cui noi valsusini dovremmo condividere
con gioia la prospettiva della costruzione di tale opera.
L’aspettativa è quella di un polveroso cantiere che ci
ricoprirà di polveri sottili e asbesto (come è stato denunciato
da La Stampa l’8 ottobre: «Chiuso un cantiere per
una seggiovia a Sauze d’Oulx. Trovato amianto in misura di sei
volte superiore ai termini stabiliti per legge»).
IL PREZZO DA PAGARE. Il valore delle case verrà
abbattuto, così come le case stesse. La bassa valle è
fortemente urbanizzata e la valle stessa è larga solo un
chilometro e mezzo. Il fronte del cantiere è largo 150 metri per
cui, quando partiranno gli espropri, probabilmente i proprietari
non saranno tutti così felici di partecipare all’ipotetico
aumento del Pil della nazione, ma soprattutto all’aumento dei
profitti dei soliti noti.
Il miraggio del lavoro garantito è presto smentito dai raffronti
con il Mugello: su 700 lavoratori solo un piccolo gruppo di donne
ha trovato lavoro per la pulizia delle camere e della cucina. Il
termine piemontese bon òm (che si legge “bun om”)
non ha il significato letterale di “uomo buono”, ma significa
“ingenuo”, forse anche un po’ stupidotto.
Ecco, forse è questo che pensano i soloni della Tav quando ci
promettono pure una stazione internazionale a Susa. O non sanno
dov’è Susa o ci scambiano per dei perfetti idioti. Come se per
andare da Torino a Milano io costruissi una stazione a
Verbania.
TAGLI AI TRASPORTI. Come se non bastasse, al
Piemonte lo Stato taglia 105 milioni su bus e treni. La già
disastrata situazione dei treni pendolari sulla sottoutilizzata
linea esistente verrebbe ulteriormente penalizzata.
La Tav è una priorità – vogliono farci credere – quando dunque
sarà terminato questo tubo tra Torino e Lyon noi non avremo più
treni per i pendolari perché saranno finiti i soldi. Tutto
questo senza valutare l’inutilità dell’opera ormai
conclamata da mezza Europa meno che dai nostri sciacalletti
romani.
I dati lo confermano. È il denaro che comanda, non la logica. Il
“progresso” e la “sindrome di Nimby” sono gli argomenti
più gettonati anche se nemmeno loro sanno in realtà in cosa
consistano, ma quando si tratta di scendere sul terreno dei
confronti statistici ci si ritrova sempre davanti a un muro.
Saremo montanari, è vero, ma mica masochisti!

Riccardo Humbert

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