A Torino il coro di imprenditori e industriali pro Tav

A Torino il coro di imprenditori e industriali pro Tav

03 Dicembre 2018 16.53
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«Se siamo qui è perché la nostra pazienza è quasi limite, per mettere insieme 12 associazioni tra cui alcune concorrenti tra loro. Se siamo qui tra artigiani, commercianti, cooperative, industriali, qualcuno si dovrebbe chiedere perché. La politica è una cosa troppo importante per lasciarla solo ai politici», ha detto il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia prima dell'inizio della manifestazione per la Tav alle Ogr di Torino (uno dei diversi eventi contro l'esecutivo previsti a dicembre). Alle ex Officine Grandi Riparazioni sono arrivati oltre a 3 mila imprenditori, i vertici di dodici associazioni d'impresa, in rappresentanza di 13 milioni di lavoratori e di due terzi del pil italiano.

Una mobilitazione senza precedenti, per sollecitare il rilancio delle infrastrutture a cominciare dalla Torino-Lione, simbolo delle grandi opere con valenza strategica a livello europeo. Obiettivo dell'incontro quello di chiedere al governo «una riflessione seria e libera da pregiudizi ideologici sulle scelte che riguardano grandi opere e sviluppo». 'Infrastrutture per lo sviluppo. Tav, l'Italia in Europa' è il titolo dell'incontro. Col presidente di Confindustria sono presenti i vertici di Casartigiani, Ance, Confapi, Confesercenti, Confagricoltura, Legacoop, Confartigianato, Confcooperative, Confcommercio e Cna. Verrà sottoscritto un manifesto, base del confronto col governo del 5 dicembre.

I NO-TAV: «DIFENDONO SOLO LA LORO COMMESSA»

«Ben poco attivismo imprenditoriale si è visto quando la disoccupazione giovanile ha toccato il 40% o le infrastrutture da nord a sud sono crollate facendo vittime e feriti»: a dirlo, il movimento No Tav commentando la «grande reunion di oggi alle Ogr. Non abbiamo mai visto tante sigle riunirsi in altri momenti, dall'inizio della crisi globale per rilanciare l'economia. L'alzata di scudi», dicono, «c'è solo quando i ben poco intraprendenti imprenditori rischiano di perdere una ricca commessa di soldi pubblici».

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