Samuele Cafasso

La road map della Lega per salvare la Tav Torino-Lione

La road map della Lega per salvare la Tav Torino-Lione

12 Febbraio 2019 17.08
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E adesso cosa succede alla Tav Torino-Lione dopo la pubblicazione dell'analisi costi-benefici della commissione guidata dal professore Marco Ponti che indica uno squilibrio complessivo di oltre 7 miliardi? Le dichiarazioni di Danilo Toninelli e dei maggiori esponenti del Movimento cinque stelle sembra indicare che la partita sia chiusa: «Come ciascuno adesso può vedere da sé, i numeri dell'analisi economica e trasportistica sono estremamente negativi, direi impietosi» ha detto il ministro dei Trasporti con la chiara intenzione di tagliare la testa al toro. E però la Lega ancora una volta proverà a far cambiare idea all'alleato di governo. Particolarmente difficile questa volta, complice anche i risultati elettorali dell'Abruzzo che riducono gli spazi di manovra di Luigi Di Maio rispetto a chi lo accusa di essersi fatto vampirizzare dall'alleato di governo. Eppure c'è una road map, «partendo dai numeri dell'analisi costi-benefici» spiega il viceministro dei Trasporti Edoardo Rixi a Lettera43.it. L'uomo che Salvini ha scelto per "presidiare" uno dei ministeri più critici per la Lega è convinto «che si possa trovare una intesa, anche con questi numeri», che vanno interpretati.

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LA RICHIESTA DI UN AIUTO ALL'EUROPA E LA "MINI-TAV"

E allora guardiamo questi numeri. Il primo dato da cui partire è quello della ripartizione dei costi. Se nella relazione di Ponti la Torino-Lione costa 7,8 miliardi di troppo (senza tenere conto dei soldi già spesi) questi soldi non li mette tutti l'Italia. La prima mossa, così, è rivolta all'Europa: «Dobbiamo chiedere all'Europa di aumentare il contributo per la realizzazione del tunnel di base». La contribuzione europea è, al momento, pari al 40% per il tunnel di base. La Lega pensa che, di fronte al rischio di congelamento dell'opera, «si possa arrivare al 50%», recuperando così circa un miliardo. Secondo passo: il ridisegno della tratta italiana. L'attuale tragitto prevede infatti la realizzazione della tratta Avigliana-Orbassano, che ha un costo di investimento pari a 1,7 miliardi. Questa parte di opera, sempre secondo Rixi, può essere cancellata, passando a quella che è stata definita "la mini Tav". Terzo punto: la sottovalutazione delle opere da realizzare in caso di rinuncia alla Tav. Secondo Rixi, «per la messa in sicurezza del Frejus e la realizzazione della seconda canna della galleria servono almeno due miliardi».

IL NODO DEI COSTI DA SOSTENERE PER FERMARE LA TAV

«Partendo dai numeri della costi-benefici, quindi, siamo già a cinque miliardi di meno rispetto ai 7 indicati» sostiene Rixi. Questi cinque sono divisi tra spesa maggiore per rifare la linea storica e risparmio sui lavori di realizzione della Tav. C'è poi la questione dei costi da sostenere per l'eventuale stop. Qui è grande la confusione sotto il cielo: la relazione dell'avvocato Pucciarello, allegata alla costi-benefici, ha prima stimato costi da sostenere per 4 miliardi, poi corretti in corsa a 1,7 tra restituzione di contributi europei, costruttori da rimborsare, siti da mettere in sicurezza e altro. «Molto dipende dalle trattative che saranno fatte, ma chiudere a 1,7 miliardi mi sembra molto difficile. Io valuterei i costi tra 2,5 e 4 miliardi. Poi certo tutto dipende dalla trattativa che vai a fare» sostiene Rixi. Eccola, quindi, la road map della Lega: da una parte ci sarebbero costi che non sono stati valutati – rifacimento della linea attuale, rimborsi etc – dall'altra dei risparmi possibili rivedendo la linea e chiedendo più soldi all'Europa. Sommando i primi dati ai secondi, la Tav diventerebbe non proprio conveniente, ma quasi. Senza "smentire" la relazione Ponti che, per il M5s, a quanto pare è Vangelo. Funzionerà?

IL FUOCO DI SBARRAMENTO DEI CINQUE STELLE

Questa volta, l'opera di convincimento della Lega potrebbe essere più difficile, non solo per questioni strettamente politiche. La mini-Tav, ovvero la cancellazione della tratta Avigliana-Orbassano è stata definita da Di Maio a gennaio «una supercazzola». Di più: ci si mette anche Ponti che, nella sua relazione, ha già bocciato la soluzione "mini" stimando che, in questo caso, ci sarebbero sì meno costi, ma anche meno benefici. E quindi il conto cambierebbe poco: invece di un saldo negativo di 7,8 miliardi, il saldo sarebbe negativo per 7,2. Comunque ancora un abisso. Rimane il fatto che tutta la relazione di Ponti «è fortemente critica sul trasporto via ferro» sottolinea Rixi. E' una cosa che ha evidenziato anche la controparte francese dove «fanno fatica a prendere sul serio i numeri della relazione italiana». I numeri che fanno saltare sulla sedia i francesi sono quelli riassunti a pagina 68, dove si sostiene che l'opera avrebbe un impatto negativo nell'ambito del trasporto merci, perché «lo spostamento modale dalla strada alla ferrovia risulta essere socialmente inefficiente». Ovvero, l'esatto contrario di quanto sta tentando di fare tutta l'Europa da vent'anni in qua, per ridurre la congestione sulle strade e le emissioni di Co2. Provare a inchiodare il M5s a questi numeri e a questa contraddizione sarà, alla fine, una delle strade scelte dalla Lega per "salvare" il treno veloce. A meno che, ma questa è un'altra partita, la Tav non sia solo il pretesto definitivo per staccare la spina al governo.

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