Massimo Del Papa

Il riconoscimento facciale e le controindicazioni dell'hi tech

Il riconoscimento facciale e le controindicazioni dell’hi tech

Ciò che sembra innovazione e progresso ci porterà a essere in balia di smartphone e altri marchingegni. Vittime ignare di un Grande Fratello senz'anima. 

25 Maggio 2019 11.00

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San Francisco blocca il riconoscimento facciale alla polizia e alle agenzie del governo, ma Jeff Bezos, che è più potente di San Francisco e della California, lancia un nuovo servizio di riconoscimento facciale nei supermercati: tu entri, fai un bel sorriso al Grande Fratello, riempi il carrello e invece di passare alla cassa passi allo scanner che riconoscendoti ti alleggerisce la carta di credito. Comodo, facile, indolore, neanche te ne accorgi. Altre relazioni umane, per quanto minime, in fumo e altri posti di lavoro che evaporano.

San Francisco ci ripensa, si pone il problema, il resto del mondo no: in Cina il riconoscimento è già in fase avanzata e serve al governo per stabilire se uno si comporta bene anche se sta per fatti suoi: altrimenti sono dolori, ti vengono a prendere, ti dicono che devi rieducarti, possono toglierti il lavoro e tutto il resto. Sono piccoli incidenti di percorso che non turbano i garantisti nostrani, la Cina è lontana, noi si resta umani qua. Anche più vicino, in Inghilterra, si possono passare guai se si gira col cappuccio e ci si nega allo sguardo vigile delle telecamere che ti identificano.

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La logica è quella del «tutto quello che si può fare ebbene che si faccia», indietro non si torna, il futuro è indiscutibile. Però, però… Accade a volte che queste tecniche prodigiose, questi strumenti onnipotenti, questi scenari mirabilanti che ci attendono e ci avvolgono possano presentare qualche controindicazione della quale nessuno sembra preoccuparsi fino a quando le conseguenze non si dimostrano lievemente sinistre. La profonda saggezza, la infallibile genialità degli smanettoni, dei programmatori, delle felpette alienate dell'hi-tech è un dogma indiscutibile eppure i loro limiti, mentali anzitutto, si conclamano di invenzione in invenzione, di aggiornamento in aggiornamento.

SE IL TUO SMARTPHONE NON TI RICONOSCE

Restiamo al prodigioso inquietante riconoscimento facciale, che i nuovi smartphone ultraccessoriati e supersensibili da 1.000 e passa euro garantiscono come l'ultima frontiera in fatto di privacy e sicurezza. Ebbene, a sempre più clienti privilegiati, donne in specie, ma non necessariamente, va accadendo quanto segue: tu scarti il telefono, ti fai identificare, cominci a usarlo; la sera ti strucchi, vai a dormire, la mattina seguente riaccendi il telefono e quello non ti riconosce perché sei struccata, sei in qualche misura diversa. Allora per usarlo il telefono devi procedere a nuova identificazione in versione nature, però, dopo, il geniale apparecchio non ti riconosce quando sei truccata e siamo da capo a dodici. Non parliamo poi di chi decide di cambiare colore di capelli, o di lasciarsi crescere o tagliarsi i baffi, o di darci un taglio e sfoderare di punto in bianco un seducente cranio lucido alla Kojak. Sono casi, situazioni che il cronista ha raccolto di prima mano, maturando uno scetticismo sempre più marcato, sempre più diffuso – per esperienza vissuta – verso certi scenari: che succederà col riconoscimento applicato alle macchine in senso lato, elettrodomestici, droni, dispositivi, e soprattutto alle macchine-macchine, le automobili, come i modelli sfornati dallo Stranamore Elon Musk, uno che più butta miliardi dalla finestra per le sue pazzie e più trova chi glieli presta?

Non è lo smartphone a lavorare per noi, siamo noi a dovere andare bene a “lui”, e se “lui” non ci riconosce, dobbiamo cambiarci i connotati. Come piace a “lui”

QUEI PICCOLI "INCIDENTI DI PERCORSO"

Se San Francisco, che del futuro tecnologico è la culla e la punta avanzata, sul riconoscimento facciale ci ripensa, qualche ragione ci sarà, qualche timore evidentemente coverà; non sono solo problemi etici, sono anche concreti, di pratica quotidiana, il mito della tecnologia buona, salvifica, infallibile fino a prova contraria vacilla, anche se c'è una corazzata mediatica globale, invincibile, che da sempre spinge per propagandarlo, minimizzando errori e tragedie. Intanto può succedere che con una semplice chiamata vocale WhatsApp si trasformi in un viatico per fregarti la vita da uno schermo, al che gli ineffabili programmatori rispondono: ops, ci spiace, un piccolo incidente, niente paura, basta aggiornare la app. Solo che te lo dicono quando il guaio guaione è scoppiato, e loro fanno finta di niente, si comportano come se l'accidente non li riguardasse.

VITTIME DI UNA TECNOLOGIA INARRESTABILE

Sta di fatto che, al momento, le minacce e i disastri superano i vantaggi, le incertezze sono l'unica certezza, sempre più questa tecnologia invasiva che si dice al nostro servizio ci rende in realtà al suo servizio. Non è lo smartphone a lavorare per noi, siamo noi a dovere andare bene a “lui”, e se “lui” non ci riconosce, dobbiamo cambiarci i connotati. Come piace a “lui”. Poi, certo, non resta che arrendersi al fatto che la tecnologia è inarrestabile e anche il riconoscimento facciale lo è, per cui ce lo dovremo cuccare, ci piaccia o non ci piaccia, in forma pubblica e privata, sui nostri marchingegni, per la strada, al supermercato, in banca e al cesso. Ci diranno, anzi ci stanno già dicendo, che la procedura è già in marcia, che la vita associata ne ha bisogno, che fa già parte di noi, e poi che è fico, divertente, necessario, supersicuro e dovremo adeguarci per non passare da squilibrati (noi) e per non ritrovarci espulsi dal genere umano come un calcolo sbagliato. Ma con che faccia ci presentiamo al futuro? Che succede se un occhio magico ti riconosce per quello che non sei e finisci all'ergastolo al posto di un altro? Che succede se tu non sei tu, ma quello che un bulbo oculare senz'anima ha deciso devi essere?

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