Telecom, il piano crescita di Fossati: «No cessioni»

Telecom, il piano crescita di Fossati: «No cessioni»

06 Novembre 2013 23.01
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Telecom divisa in tre unità operative (telefonia mobile, fissa e servizi) e per ciascuna un partner da trovare. Non è però il momento di vendere, se non le attività non strategiche come torri, immobili e quel che resta di Ti Media. Così Marco Fossati immagina il gruppo e per finanziare il suo piano, che definisce di crescita, pensa a un azzeramento del dividendo per un anno e a un bond convertibile a sette anni da 2 miliardi di euro. Primo passo è tuttavia il rinnovo del consiglio di amministrazione da realizzare all’assemblea che il board di Telecom di giovedì 7 novembre è chiamato a convocare, verosimilmente prima di Natale, dopo la richiesta in questo senso del numero uno di Findim. Questi in sintesi i progetti di Fossati illustrati agli analisti a Londra: attraverso di loro l’imprenditore punta ad arrivare ai fondi per convincerli a partecipare all’assemblea e a votare i suoi candidati.
«LISTA UNICA PER IL NUOVO BOARD». «Sto lavorando a una lista unica» per il nuovo board, ha spiegato l’imprenditore, socio al 5%, augurandosi che ai nomi che ha in mente possano unirsi quelli proposti dalle minoranze, in particolare Assogestioni. Il suo nome non è previsto: «Sono un investitore, non un manager, preferisco che nel board sieda qualcuno più competente di me», si è schermito. Il consiglio tuttavia il 7 novembre ha in programma il varo di un altro piano, quello dell’amministratore delegato Marco Patuano, dal quale – se verranno confermate le indiscrezioni di queste settimane – la visione di Fossati non sembra poi discostarsi troppo, se non per il no alla vendita di asset strategici, in primis l’Argentina.
IPOTESI DI UN CONVERTENDO. Al board dovrebbe essere portata anche l’ipotesi di un convertendo, strumento che va valutato nell’ambito di un rafforzamento patrimoniale realizzabile, nel caso, anche tramite un aumento di capitale. L’operazione, che potrebbe valere fino a 2 miliardi di euro e nella quale Telefonica sarebbe pronta a fare la sua parte, rappresenterebbe il tassello finanziario di un progetto che, per la parte industriale, prevede anche la cessione di Telecom Argentina e la vendita delle torri di tlc (che verrebbero poi riaffittate al gruppo) e di immobili.
IL TITOLO ACCELERA IN BORSA. Il mercato sembra infine aver scontato l’idea di un azzeramento del dividendo. Nella seduta di mercoledì 6 novembre in Borsa il titolo con un’accelerazione nel finale ha concluso in deciso rialzo (+3,16% a 0,75 euro). In una giornata che ha visto riunirsi, come di consueto alla vigilia del board, il comitato di controllo e il comitato nomine, Asati, l’associazione dei piccoli azionisti, ha rivolto intanto un appello ai consiglieri indipendenti affinché votino uniti contro proposte «rivolte ad un depauperamento dell’attuale patrimonio della società». Sulla stessa linea i sindacati: preoccupati per una possibile nuova tornata di «svendite», chiedono di accelerare le norme sull’Opa a un governo che non sembra aver fretta di cambiare le regole del gioco. A seguito di un’audizione delle organizzazioni sindacali alla Commissione Trasporti della Camera, si è fatta strada infine l’idea una commissione parlamentare d’inchiesta sulla privatizzazione di Telecom Italia e sui successivi passaggi di proprietà del gruppo telefonico.

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