Il futuro di Telecom e gli intrecci coi progetti di M5s e Lega

Francesco Pacifico
15/03/2018

I due partiti sono affascinati dall'idea di riappropriarsi della sovranità sull'infrastruttura telefonica. Oggi in mano francese. In gioco c'è il progetto della "società della rete". Che piace ai grillini, ma non è privo di controindicazioni.

Il futuro di Telecom e gli intrecci coi progetti di M5s e Lega

Movimento 5 Stelle e Lega – i nuovi padroni della politica italiana – sono a dir poco affascinati dall'idea di riappropriarsi della sovranità sull'infrastruttura telefonica. Oggi in mano francese. Così, sulla strada di Telecom, l'ultimo ostacolo verso la "società della rete" potrebbe essere Francesco Starace. Potrebbe. Infatti dalle parti di Enel – azionista al 50 per cento di Open Fiber – l'avrebbero spiegato in tutte le salse al governo che, dal punto di vista economico e finanziario, avrebbe poco senso prendersi in carico una rete vecchia (in rame), con l'ex incumbent telefonico che sarebbe pure pronto a dismettere insieme con l'infrastruttura un numero imprecisato di debiti e di dipendenti.
Ma tant'è, viale Regina Margherita ha altre priorità di business e in questi anni non si è mai messa di traverso rispetto ai desiderata del suo azionista. Cioè il governo, che quando chiederà loro di fare un passo indietro non avrà grandi resistenze.

IL NUOVO PIANO INDUSTRIALE. Proprio Starace, però, a margine di un evento organizzato dall'ex monopolista dell'energia e di Symbola, ha risposto con un secco e infastidito «no» alla domanda se il Fondo Elliott, nuovo azionista di Telecom con una quota intorno al 6 per cento, l'avesse contattato per discutere della creazione di una rete comune tra Open Fiber (partecipata da Cdp ed Enel) e Telecom. E ancora più netta, negativamente, su questa ipotesi è stata Elisabetta Ripa. L'amministratore delegato di Open Fiber, intervistata da Affari & Finanza di Repubblica, ha detto: «Questa faccenda della società unica della rete non ci appassiona. Noi abbiamo un mandato e lo stiamo portando avanti con determinazione». A metà aprile Ripa presenterà il nuovo piano industriale, che rispetto al passato conferma sia gli investimenti (i 3,5 miliardi di euro attraverso un project financing gestito da Unicredit, SocGen, Bnp Paribas e Bei della durata di sette anni) sia gli obiettivi (cablare circa 19 milioni di abitazioni entro il 2022). Soprattutto approverà un primo bilancio, forte di un utile intorno ai 90 milioni di euro legato ai ricavi della controllata Metroweb. Come il suo predecessore Tommaso Pompei – uscito in polemica proprio per i dissidi su questo versante con il presidente Franco Bassanini – anche la manager cresciuta in Telecom vorrebbe continuare sulla strada stand alone.

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Soprattutto, spiegano ambienti vicini all'azienda, Open Fiber sarebbe molto preoccupata ogni qualvolta escono nuovi particolari sulla società della rete che dovrebbe vedere la luce intorno al mese di luglio: cioè i rumor che parlano di un'eredità fatta di cultura della rete ma anche e soprattutto di una quantità di debiti non inferiore ai 7-8 miliardi di euro e di almeno 8 mila dipendenti. C'è la paura che un soggetto appesantito da tanta zavorra possa ridurre gli investimenti. A quanto pare Enel avrebbe chiesto al governo una governance, nella quale non la facciano da padrone gli uomini dell'ex incumbent. Il progetto della società delle rete invece piace, politicamente, a livello trasversale. In quest'ottica ricalca precisamente quanto scritto nel loro programma dai grillini.

IL PROGRAMMA DEL M5S. «Il Movimento 5 Stelle», si legge, «s’impegna affinché l'infrastruttura di rete e la relativa gestione siano a maggioranza pubblica». Anche perché, «considerati gli ingenti investimenti realizzati per la costruzione della rete a Banda Ultra Larga, in particolare nelle aree bianche del Paese (le cosiddette aree "a fallimento di mercato"), tramite i bandi indetti da Infratel, aggiudicati quasi tutti da Open Fiber, vogliamo creare le condizioni per unire le porzioni di rete attualmente detenute dai principali soggetti operanti nella realizzazione, gestione e manutenzione della rete in fibra ottica in un'unica infrastruttura». Di conseguenza, è «arrivato il momento di rimediare agli errori del passato e di promuovere la completa unificazione della rete a banda ultra larga nazionale, anche attraverso l’unione tra la futura Open Fiber pubblica e la principale infrastruttura di rete del nostro Paese». Nessuna traccia del tema nel programma della Lega. Anche se è noto che il partito di Matteo Salvini sarebbe favorevole a riportare la rete telefonica sotto il controllo italiano, punto sul quale il Carroccio è più vicino ai grillini che agli alleati di Forza Italia, contrari a una statalizzazione dell'infrastruttura.