Su Telecom è tutti contro tutti: ma il “sistema Paese” dov’è?

Winston Churchill
26/03/2018

Il ringhio di Starace. L'irritazione di Calenda e Padoan. Le tensioni tra gli uomini italiani del fondo Elliott. Mentre i raider stranieri affilano le armi, ai piani alti si litiga tralasciando l'interesse generale.

Su Telecom è tutti contro tutti: ma il “sistema Paese” dov’è?

Sarà che il drammaturgo Anthony McCarten ne ha scritto una memorabile storia e che il regista Joe Wright, dirigendo un formidabile Gary Oldman, l’ha trasformata in un film da Oscar (“L’ora più buia”), ma mai come di questi tempi è stata evocata la figura di Winston Leonard Spencer Churchill. Forse è per questo, o forse è per la Brexit, o forse perché di statisti come lui non ce ne sono più da troppo tempo e se ne sente maledettamente la mancanza, sta di fatto che il grande politico inglese si è risvegliato dal lungo sonno della storia. E, immancabile sigaro “Romeo y Julieta” stretto tra le labbra e bicchiere in mano, whisky Johnny Walker o champagne Pol Roger che sia, smania dalla voglia di dettare alla fidata segretaria personale Elizabeth Layton lunghe lettere di commento agli avvenimenti odierni. Cui guarda con un misto di curiosità, cinismo e disprezzo. Noi di Lettera43.it, che ci riconosciamo senza riserve tanto nelle sue pubbliche virtù come nei suoi vizi privati, lo abbiamo intercettato e gli abbiamo offerto la nostra libera tribuna per commentare le italiche vicende. E lui ha volentieri accettato. Thank you, sir.

Accidenti, mi toccherà prendere la cittadinanza (postuma) italiana. Carlo Nordio, a giudizio di molti il miglior magistrato degli ultimi 30 anni, non fosse altro perché esente dal morbo giustizialista, mi ha celebrato, sul Messaggero di Roma e sul Gazzettino di Venezia, con un bellissimo affresco. Dagospia lo ha ripreso con grande evidenza. Senza contare il successo che ha avuto in Italia il film a me dedicato, The Darkest Hour. Non spiegandomi questo rigurgito tardivo di popolarità nel Paese del populismo, ho parlato con un altro inquilino del Paradiso, di cui mi fido, un certo Carlo Azeglio di cui non ricordo il cognome. Il quale mi ha spiegato che nel Belpaese sono tutti consapevoli, anche quelli che li hanno votati, che il livello qualitativo dei politici in circolazione è talmente infimo che figure come la mia sono, per contrapposizione, inevitabilmente oggetto di culto.

UN CASO EMBLEMATICO. In effetti, al di là della mia proverbiale immodestia, basta vedere il profilo dei nuovi presidenti di Senato ma soprattutto Camera per convincersene. Tuttavia, sono rimasto un po’ incredulo. Così ho deciso di procedere a una controverifica: ho chiesto il permesso di scendere agli inferi, e sono andato a trovare un avvocato che fu di grido, tal Giovanni detto Gianni. Il quale non solo mi ha confermato quanto il toscanaccio Carlo Azeglio mi aveva detto, ma ha aggiunto un utile consiglio. «Caro Churchill», mi ha detto arrotando la erre, «osservi con attenzione quello che sta succedendo in Telecom, così potrà rendersi conto del perché ci vorrebbe uno come lei a comandare». Incuriosito, una volta tornato alle mie comodità e ai piccoli vizi che mi concedo, sono andato a mettere il naso nella vicenda. E mi sono reso conto che da voi il “sistema Paese” non esiste.

BEFFATI DA RAIDER STRANIERI. Prima vi siete lasciati soffiare il controllo di una società strategica come Telecom da un raider bretone, Vincent Bolloré , il cui unico interesse è aver piazzato il suo fido Michel Sibony agli acquisti. Mestiere che già faceva, e qualcuno sostiene continui a fare, nel gruppo Bollorè, dove guarda caso supervisiona gli acquisti di tutte le partecipate, dalla stessa Vivendi a Havas e Canal Plus. Poi, avete assistito, spesso con compiacimento, all’aggressione di Mediaset da parte dello stesso patron di Vivendi, non riuscendo a reagire neppure quando Bolloré è rimasto senza appoggi politici in Francia, dopo l’uscita di scena (ora diventata rumorosa) di Nicolas Sarkozy e l’inciampo prima dell’ultimo miglio di François Fillon, essendogli discretamente lontano, per non dire ostile, il presidente Emmanuel Macron.

Infine vi siete disposti a parteggiare per altri raider spregiudicati, altrettanto stranieri, come gli gnomi di Elliott, per i quali si è avventatamente speso anche un ministro della Repubblica, Carlo Calenda. Il quale ha persino cercato di forzare la mano, peraltro senza avere soddisfazione, al presidente di Cassa depositi e prestiti (Cdp), Claudio Costamagna, chiedendogli di rilasciare una pubblica dichiarazione a favore del cambiamento degli assetti di controllo di Telecom come premessa per arrivare ad un accordo con Open Fiber per unificare i progetti di costruzione della nuova rete di fibra e il relativo cablaggio delle città. E questo perché nel frattempo si è lasciato che Bollorè da un lato e il duo Cdp-Enel dall’altro andassero ognuno per conto proprio in un’assurda guerra che dovrebbe invece concentrarsi sui contenuti, e non sulla rete che li veicola, che non può che essere unica.

IL CORIACEO STARACE. E ancora: ha senso che il capo di Enel, che ha nel Tesoro il suo azionista di riferimento, faccia orecchie da mercante di fronte alle sollecitazioni di far aprire il tavolo di negoziazione con Telecom da Open Fiber, nella quale per le regole di governance a suo tempo stabilite indica l’amministratore delegato (Tommaso Pompei ieri, Elisabetta Ripa oggi)? No. Eppure il tenace Francesco Starace ha risposto un secco no a chi – Roberto Sambuco della Vitale & C., che lavora per Cdp – gli chiedeva di ragionare su un accordo con Telecom, ora che Amos Genish, l’amministratore delegato israeliano con moglie a Londra (la raggiunge ogni giovedì sera) ha creato una divisione rete (con dentro Inwit e Sparkle) con a capo l’emergente Stefano Siragusa pronta a essere societarizzata e diventare la Terna delle telecomunicazioni.

MINISTRI CON LA MUSERUOLA. «Me la faccio da solo la rete, non ho bisogno di nessuno», ha detto Starace, urtando tanto Calenda quanto il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan. I quali, però, complice anche la decadenza del governo Gentiloni, non hanno saputo andare al di là del nervosismo. Nervosismo che serpeggia anche tra gli italiani che Paul Singer ha reclutato per il suo fondo Elliott. Fulvio Conti è per trattenere Genish, che in fondo con Bolloré ha poco o niente a che fare, mentre teme di ritrovarsi tra i piedi Franco Bernabé, che considera doppiamente pericoloso (per indole e per i legami con Renzi via Marco Carrai), mentre Rocco Sabelli pensa di fare lui stesso l’amministratore delegato, anche per scongiurare l’arrivo di Luigi Gubitosi, che lascerebbe a metà l’opera (incompiuta) in Alitalia. Questo per dire che la vicenda sembra un “tutti contro tutti” dove la tutela dell’interesse generale, quello del sistema Italia, manca completamente. Ecco perché ora dalle vostre parti tutti dicono “ci vorrebbe un Churchill”.

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