Telemarketing selvaggio, cosa può cambiare con la nuova legge

Carlo Terzano
14/08/2017

Contro le chiamate pubblicitarie il Senato propone un registro delle opposizioni: chi non le vuole si iscrive. Ma così si tutelano le attività imprenditoriali più che i consumatori. Tutte le novità sull'odioso fenomeno.

Telemarketing selvaggio, cosa può cambiare con la nuova legge

C'è chi ha provato a togliersi dall'elenco telefonico. Chi ormai non alza nemmeno più la cornetta di casa. Chi, pur di essere lasciato in pace, ha pronunciato i fatidici: "sì" o "va bene" e si è ritrovato poi vincolato a contratti che non ha mai voluto. Chi, esausto, si è rivolto ai magistrati e ha iniziato una lunga battaglia legale contro colossi economici che possono contare su schiere di avvocati.

DIRITTO AL RIPOSO NON RISPETTATO. Il disturbatore seriale della quiete pubblica del nostro tempo è chiamato “telemarketing selvaggio”: insistenti telefonate a fini commerciali che fanno squillare il telefono a ogni ora del giorno e della notte, senza rispettare il diritto al riposo del consumatore. Un fenomeno tanto più odioso quanto illegittimo, proliferato grazie al disinteresse del legislatore, che finora ha fatto ben poco per contrastarlo.

RISCHIO DI INTENSIFICARE IL PROBLEMA. Dopo il flop del Registro pubblico delle opposizioni, ora il parlamento sta approntando un nuovo disegno di legge, ma il rischio non è solo quello che la legislatura termini prima della sua approvazione, ma anche che le nuove norme intensifichino una patologia già fuori controllo.

1. La legge al Senato: chi non vuole essere contattato si iscrive a un registro

Firmato dall'attivissimo senatore leghista Jonny Crosio, il disegno di legge appena approvato in Commissione Comunicazione prevede l'istituzione di un pubblico registro delle opposizioni affidato all'Agcom (l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni) che renda possibili le telefonate con finalità pubblicitarie per gli utenti che non abbiano manifestato il proprio dissenso a essere disturbati. Rispetto al registro attuale, il nuovo si ispirerebbe ai meccanismi di “opt-out” (cioè appunto la rinuncia a essere ulteriormente contattati in futuro) già operanti in altri Paesi come Francia, Spagna e Inghilterra.

LOGICA RIBALTATA: DA OPT-IN A OPT-OUT. Un ribaltamento, insomma, delle regole vigenti che, in giuridichese, vengono rubricate sotto il principio dell' “opt-in”. In tema di privacy, si richiede cioè il consenso preventivo dell'interessato a essere raggiunto, quindi il sistema tutela non solo chi ha negato il trattamento dei dati, ma anche chi non si è espresso. Se dovesse passare la legge, non sarà più così: per difendere la propria privacy dai call center bisognerà dichiarare in modo esplicito di non voler ricevere telefonate pubblicitarie.

2. Possibili conseguenze: via libera alle chiamate delle attività commerciali

Anziché salvare gli utenti dalle chiamate moleste degli operatori, il ddl in esame, almeno sulla carta, parrebbe fare l'opposto, schierandosi dalla parte degli imprenditori.

A OGGI SOLO 300 MILA DISPONIBILI. Si legge, infatti, nella relazione depositata assieme all'atto numero 1027 firmato da Crosio: «A oggi, su un totale complessivo di 18 milioni di abbonati, possono essere contattate a fini commerciali circa 300 mila persone». Quindi si sottolinea che «un gran numero di abbonati non ha manifestato il proprio consenso, né tanto meno il proprio dissenso al trattamento dei dati che li riguarda a fini commerciali, ma è stato automaticamente escluso dagli abbonati contattabili, secondo il principio dell'opt-in».

SETTORE DA 30 MILA POSTI DI LAVORO. Del resto, in ballo ci sono anche migliaia di posti di lavoro, e infatti, sempre nella relazione di presentazione del ddl si motiva: «Questo criterio rischia soprattutto di danneggiare le molte attività imprenditoriali e i circa 30 mila lavoratori che utilizzano il sistema di telemarketing perché la normativa sembra proibire anche un primo contatto da parte degli operatori, impedendo di fatto di sapere se l'utente desideri essere contattato in futuro a scopi commerciali».

3. Le vecchie norme non funzionano: spingono gli imprenditori all'illegalità

Insomma, secondo l'autore del disegno di legge, la severa disciplina italiana che, nel silenzio dell'utente, lo depenna automaticamente dalle liste cui possono fare riferimento le aziende, ha prodotto non uno, ma due effetti negativi: da un lato un impoverimento delle “riserve di caccia” delle imprese, che di colpo si sono viste sottrarre dal legislatore le proprie “prede” e, dall'altro, un "bracconaggio" selvaggio.

ORA VENGONO COLPITI UN PO' TUTTI. Messi alle strette, i colossi del settore hanno preferito continuare a colpire un po' tutti: sia chi non aveva mai rifiutato di ricevere le telefonate commerciali, sia gli utenti che si erano iscritti nel registro del 2010, sperando di non sentire più squillare il proprio telefono.

REGISTRO CONSULTABILE A PAGAMENTO. Inoltre, dato che il mantenimento del registro comporta dei costi, non è consultabile gratuitamente: viene infatti gelosamente custodito dalla Fondazione Ugo Bordoni, la quale impone alle aziende che vogliono operare nella legalità il pagamento di cifre elevate per elenchi di nominativi che scadono dopo appena 15 giorni, trascorsi i quali dovranno essere nuovamente richiesti a fronte del versamento di un nuovo corrispettivo (quello previsto da Crosio, invece, imporrebbe una consultazione solo annuale).

È CONVENIENTE ELUDERE LA LEGGE. Insomma, la normativa vigente spingerebbe gli imprenditori a eludere la legge: per i piccoli sarebbe anti-economico rispettarla, per i grandi non sono previste sanzioni in grado di spaventarli.

4. L'esempio inglese: si inducono i "disturbatori" a non essere troppo invasivi

Ecco perché ora dal Senato arriva la proposta di ispirarsi al sistema inglese che ha previsto un registro pubblico istituito dal Federal office of communication (l'autorità inglese per la garanzia nelle comunicazioni), al quale si possono iscrivere direttamente gli utenti che non desiderano essere contattati.

UN EQUILIBIO CHE NON SCONTENTA. Nella relazione si legge: «In Gran Bretagna circa 13 dei 70 milioni di utenti hanno registrato il proprio dissenso al Telephone preference service, dando vita a un equilibrio che consente a molti abbonati di non essere contattati, ma che, contemporaneamente, non preclude numerose attività imprenditoriali di pubblicità telefonica».

INCENTIVO A NON ESAGERARE. La documentazione depositata in Senato sottolinea poi che «questo meccanismo induce gli operatori inglesi che utilizzano i dati personali a scopi commerciali a non mettere in atto pratiche troppo invasive o fastidiose per il cliente, per non indurlo a iscriversi al pubblico registro delle opposizioni».

VERRANNO LEGALIZZATE LE IMPRESE? Ma sarà davvero così o la nuova proposta si limiterà invece a legalizzare la posizione di tutte quelle imprese che oggi contattano in modo aggressivo, ripetuto e illecito utenti ormai sull'orlo della crisi di nervi?

5. Quello del 2010 è un registro nato morto: iscritta una utenza su 100

Istituito con il decreto del presidente della Repubblica 178/2010 e affidato dal ministero dello Sviluppo economico alla Fondazione Ugo Bordoni, il Registro pubblico delle opposizioni avrebbe dovuto arginare il problema del telemarketing selvaggio, ma in realtà non ha mai funzionato.

L'ADESIONE NON BLOCCAVA LE TELEFONATE. A oggi risultano iscritti 1 milione 530 mila 345 utenti su 115 milioni di linee attive nel Paese. Una utenza su 100. E l'iscrizione non blocca in automatico le telefonate, bensì permette solo al registrato di rivolgersi al garante della privacy per segnalare le violazioni subite.

NEMMENO LE MULTE FRENANO CHI CHIAMA. Particolarmente sensibile al problema è il deputato ligure Stefano Quaranta (Articolo 1-Mdp), il quale denuncia: «Dalla sua apertura, il registro ha ricevuto oltre 20 mila segnalazioni di cittadini che lamentavano la violazione della privacy. Nemmeno le multe sono servite a mettere freno alle telefonate indesiderate». Quindi conclude: «Sono state raccolte migliaia di firme da parte di cittadini che chiedono di essere maggiormente tutelati. Mi auguro non restino inascoltati».

6. In Europa qualcosa si muove: prefisso unico da imporre agli operatori

Arriva dalla Commissione europea la proposta di un prefisso unico da imporre agli operatori. Insomma, niente più “numeri fantasma”: sul display del telefono dovrà apparire un numero identico per tutte le chiamate commerciali, così da permettere all'utente di decidere se rispondere o meno. Il parlamento italiano sembra orientato ad adottare questa soluzione, sempre che la fine della legislatura non interrompa i lavori.

7. Scarsa tutela dalla giustizia: la pubblicità non è considerata molestia telefonica

Contro gli operatori sono arrivate anche le prime pronunce dei magistrati: con la sentenza numero 17143/2016, la Cassazione ha confermato la maxi multa da 300 mila euro a Fastweb, responsabile di aver utilizzato illecitamente elenchi di oltre 14 mila nominativi senza aver ottenuto l'ok dai titolari al trattamento dei dati. Sempre gli "ermellini" hanno però escluso che le condotte degli operatori integrino il reato di “molestia telefonica”, mancando il requisito del dolo, cioè la volontà di «nuocere al destinatario, essendo comunicazioni a fini pubblicitari».

ATTENZIONE A SPUNTARE LE CASELLE. Insomma, denunciare alla procura non serve a nulla. Ma allora quali tutele ha l'utente inseguito dai call center? Può ottenere almeno un ristoro sul piano civile? L'avvocato Giovanni Maria Ferrando, del foro di Imperia, risponde che «occorre anzitutto prestare massima attenzione quando si stipulano contratti per utenze di vario genere, si sottoscrivono carte fedeltà, si partecipa a concorsi a premi, eccetera… al momento di acconsentire al trattamento dei dati personali consiglio di evitare l’autorizzazione alla comunicazione dei nostri dati a società terze. A volte è sufficiente spuntare una casella per errore per dare inizio a un calvario di chiamate promozionali».

DANNO DIFFICILE DA QUANTIFICARE. Mentre sul profilo risarcitorio: «Qualora le modalità del telemarketing violino gravemente la riservatezza e privacy dell’interessato si può rendere necessario il ricorso all’autorità giudiziaria. Questa azione può essere proposta dinnanzi al giudice di pace anche in alternativa al garante. La misura del risarcimento, essendo difficile quantificare il danno da molestia telefonica, solitamente verrà determinata dal giudice in via equitativa (a sua discrezione, ndr)».