Teniamo famiglia

Alessandro Da Rold
09/12/2010

Otto indecisi che potrebbero votare la fiducia a Berlusconi.

Teniamo famiglia

Chi sono «i folli» che potrebbero non votare la sfiducia al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi il 14 dicembre 2010? La definizione arriva da Luca Barbareschi, deputato di Futuro e Libertà, tra i firmatari, lo scorso 3 dicembre, della mozione sottoscritta anche da Paolo Guzzanti e Ugo La Malfa del gruppo Misto, da cinque esponenti del Movimento per le Autonomie di Raffaele Lombardo, dall’Udc di Pierferdinando Casini, dall’Api di Francesco Rutelli e dei tre Liberaldemocratici di Danela Melchiorre.
Se chi ha firmato la mozione voterà la sfiducia al governo, e dando per scontato che a questi si aggiungano i deputati di Partito Democratico e Italia dei Valori, la situazione dovrebbe essere questa: 85 voti dal cosiddetto “terzo polo”, 206 dal Pd, 24 dall’IdV. A questi si aggiungono i deputati Giuseppe Giulietti e Roberto Nicco, appartenenti al gruppo misto. In totale fa 317, due in più della maggioranza (il presidente dell’assemblea per prassi non vota).
Qualcosa, però, sembra essere cambiato negli ultimi tempi, tanto che in queste ore l’attenzione si sta concentrando su due esponenti dell’Italia dei Valori, Domenico Scilipoti e Antonio Razzi. Ma anche su Guzzanti, l’indipendente Nicco, i cinque del Mpa. Senza dimenticare Giampiero Catone di Futuro e Libertà, o Bruno Cesario e Massimo Calearo del Gruppo Misto. In teoria in molti potrebbero astenersi, come peraltro hanno già deciso di fare Karl Zeller o Siegfried Brugger della Svp.

Scilipoti e la causa da 200 mila euro

Domenico Scilipoti, nato a Barcellona Pozzo di Gotto, classe 1957, è ginecoloco e agopuntore. Giovedì 9 dicembre ha dichiarato in due interviste al Corriere della Sera e a Repubblica tutto e il contrario di tutto. Alla fine non è chiaro come si comporterà il 14. Le ultime notizie lo danno verso il voto a favore, ma non c’è ancora la certezza ufficiale.
Di sicuro invece c’è che Massimo Donadi, capogruppo dell’Italia dei Valori, lo ha già espulso dal partito. Povero Scilipoti, su di lui pende anche un decreto ingiuntivo del Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto per circa 200 mila euro: un aiuto economico non gli farebbe di certo male.

Il mutuo di Antonio Razzi

L’altro Idv sotto tiro in queste ore è Antonio Razzi, nato a Chieti nel 1947, di professione tessitore, che non ha fatto mistero della proposta che gli sarebbe stata fatta dai plenipotenziari del Cavaliere di estinguergli il mutuo della casa acquistata a Pescara, tramite Previdencassa svizzera. Si asterrà o darà un aiuto concreto al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi?
«Non ho cambiato idea ma ancora non capisco a cosa serva la sfiducia. Devo riflettere», ha detto in questi giorni ai quotidiani. «Razzi non si muove», ha detto il capogruppo Idv Donadi. Ma secondo Di Pietro anche Razzi «è una persona che sta soffrendo»

Il ripensamento di Guzzanti

L’autore di Mignottocrazia, libro sulle debolezze di Silvio Berlusconi e la deriva della società italiana, sembra aver cambiato idea rispetto alla sfiducia. Paolo Guzzanti lo ha scritto l’8 dicembre sul suo sito internet: «È vero che Pli potrebbe riconsiderare il voto di fiducia? Sì» è stata la risposta.
Negli ultimi giorni sulle pagine dei quotidiani di centrodestra, sono comparse notizie poco onorevoli sul deputato Guzzanti. Tra cui il fatto che sarebbe ancora a libro paga del quotidiano Il Giornale, come vicedirettore, stipendio che gli viene pagato quindi dall’editore Paolo Berlusconi, fratello del premier.

Rolanda Ricco, il San Bernardo per un voto

Dato per sicuro nei giorni scorsi, vacilla anche Roberto Rolanda Nicco, nato ad Aosta nel 1952, storico, del gruppo delle Minoranze Linguistiche. Secondo alcune indiscrezioni pubblicate dai quotidiani, qualcuno all’interno del Popolo della Libertà gli avrebbe offerto la gestione della società che ha in concessione il traforo del San Bernardo.
Rolanda Ricco ha già più volte assicurato che voterà la sfiducia, ma in casa del Pdl non si dà nulla di scontato. «Ci sono contatti a livello territoriale», ha spiegato un berlusconiano doc, per provare a correggere il tiro».

Catone, la spina nel fianco di Fini

Giampiero Catone, di Napoli, nato nel 1957, di Futuro e Libertà, non ha firmato la mozione e ha già annunciato che si asterrà il 14 dicembre. Ma la sua posizione è in bilico, come quella di altri finiani, almeno sette secondo il Corriere della Sera di giovedì 9 dicembre: se non votassero a favore della sfiducia, potrebbero astenersi.
Catone ha avuto già molti scontri con il presidente della Camera Gianfranco Fini, per via di vicende giudiziarie poco chiare. Ma Catone sa di poter contare su almeno 40 mila voti in Campania e vuole farli pesare.

Il parto Cesario

Bruno Cesario, classe 1966, del Gruppo Misto, ex Pd, fa parte dei “responsabili” insieme con Massimo Calearo e Domenico Scilipoti. In teoria, non si limiteranno ad annunciare il voto favorevole al governo il prossimo 14 dicembre, ma rilanceranno con la formazione di un gruppo alla Camera all’interno del misto.
Si chiamerà «Gruppo di responsabilità nazionale» e sarà il prologo alla creazione di un nuovo movimento politico che avrà un obiettivo ambizioso: calamitare quei parlamentari moderati che ritengono dannosa una crisi di governo nella fase attuale.

Quella Ciman di Calearo

Sbarcato in parlamento con i voti del Partito Democratico (capolista in una circoscrizione veneta), balzato poi sul vascello di Alleanza per l’Italia a fianco di Rutelli e Tabacci, e infine accasatosi nel Gruppo misto, Massimo Calearo Ciman ha raccontato quanto costano i voti.  «Da 350 a 500 mila euro».
L’ultim’ora suggerisce che probabilmente si asterrà, come già fece lo scorso fine settembre («Per rispetto di Veltroni»), ma manca ancora tutto il week end e non è detto che possa cambiare un’altra volta idea.

Grassano, il leghista ripudiato

Maurizio Grassano, classe 1962, ex leghista, membro del gruppo misto, presidente del consiglio comunale di Alessandria, candidato alla camera nel 2008 in Piemonte nelle liste della Lega Nord, era il primo dei non eletti alle elezioni politiche del 2008.
Quando Roberto Cota, ex capogruppo della Lega Nord, è diventato presidente della regione Piemonte e ha liberato un seggio a Montecitorio, Grassano gli è subentrato, ma nel frattempo gliene sono successe di tutti i colori: è stato indagato per truffa ai danni del comune e a settembre 2009 è stato arrestato con l’accusa di avere inquinato le prove. Ripudiato per questo dalla Lega Nord, ha firmato la mozione di sfiducia presentata dal terzo polo, ma dopo tutti gli altri. L’8 dicembre ha incontrato Fini a Roma. Il Corriere della sera scrive che “ne è uscito rassicurato” ma che Berlusconi lo dà per certo tra i suoi.

L’incognita Movimento per le Autonomie

Martedì 7 dicembre, a palazzo Madama, Giovanni Pistorio, dell’Mpa di Lombardo, scherzava, ma neanche tanto, coi colleghi pidiellini: «Ragazzi, se sbloccaste i fondi Fas della Sicilia da 1,4 miliardi fermi al ministero, potremmo discutere».
Una frase di certo non buttata lì a caso, perchè se i cinque deputati dell’Mpa, Roberto Commercio, Ferdinando Lettieri, Carmelo Monte, Angelo Lombardo e Aurelio Misiti si astenessero o magari votassero a favore, significherebbe una sonora sconfitta per tutti i finiani.