Tensione Usa-Russia, nave statunitense verso le acque della Siria

Tensione Usa-Russia, nave statunitense verso le acque della Siria

10 Aprile 2018 09.38
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A ridosso del presunto attacco chimico a Duma a Est di Damasco, il presidente Usa Donald Trump aveva promesso una risposta entro 24-48 ore. Per il momento, però, il primo segnale arrivato da Washington è stato il movimento del cacciatorpediniere Donald Cook, che secondo il quotidiano turco Hurriyet ha lasciato il porto cipriota di Larnaca, dove era ormeggiato, per avvicinarsi alle acque territoriali siriane. Ma gli Usa stanno lavorando anche con altri partner e alleati. E il principe saudita Mohammed bin Salman, al termine di un incontro all'Eliseo con il presidente francese Emmanuel Macron, ha detto che il suo Paese potrebbe partecipare a eventuali raid contro Damasco in caso di necessità.

NAVE A 100 KM DA TARTUS. Secondo Hurriyet la nave da guerra statunitense sarebbe giunta a circa 100 km dal porto siriano di Tartus, dove c'è una base della marina militare russa. Non risultano al momento conferme ufficiali da parte delle forze armate Usa sulle manovre. La Cook è stata però accolta da alcuni jet russi che avrebbero sorvolato a bassa quota per quattro volte il cacciatorpediniere compiendo manovre di disturbo mentre si avvicinava alle acque territoriali.

I POSSIBILI OBIETTIVI NELL'OVEST DEL PAESE. Di sicuro c'è che le basi militari siriane sono in stato di massima allerta, il sistema di difesa missilistico è stato attivato attorno al palazzo presidenziale di Damasco e alcuni velivoli militari sono stati trasferiti nella base aerea russa di Latakia, ritenuta meno esposta a eventuali raid. I possibili obiettivi degli americani, cui potrebbero unirsi francesi e britanniche, si concentrano nella parte occidentale del Paese, saldamente in mano alle forze governative, alla Russia e all'Iran. Proprio la Repubblica islamica, ostile a Israele, sembra aver ampliato la sua presenza militare nelle basi della Siria centrale e attorno a Damasco: a Shayrat e a Tiyas.

LE BASI IRANIANE E QUELLE RUSSE. Attorno a Damasco si concentrano altri obiettivi nevralgici. La base di Kiswa, situata tra la capitale e le Alture del Golan controllate da Israele, è indicata come una roccaforte iraniana. L'Iran ha rafforzato la sua presenza anche in un settore dell'aeroporto internazionale di Damasco, diviso in una zona riservata ai voli civili e un'altra per scopi bellici. Altre basi-chiave nei pressi di Damasco sono quella di Dumayr, che ospita Mig-23 e Su-22; e quella di Mezze, di fatto all'interno della cintura urbana della città, dove sono schierati tra l'altro batterie di missili Sam. Nei pressi della Ghuta orientale, l'area da poco conquistata dalle forze governative e a lungo in mano a miliziani anti-regime, si trova la base di elicotteri di Marj Sultan. Nella regione costiera si trova invece il quartier generale delle forze russe: è la base di Hmeimim, sul mare tra Tartus e Lataki. Mentre a Tartus si trova la più importante base navale russa nel Mediterraneo.

Mosca mette il veto alla bozza Usa sulle armi chimiche

Da Mosca, intanto, arrivano messaggi di "distensione" per bocca di Mikhail Bogdanov, vice ministro degli Esteri e inviato speciale del presidente Putin in Medio Oriente: «Non credo vi sia il rischio di un conflitto armato fra la Russia e gli Stati Uniti in Siria. Alla fine il buon senso dovrebbe prevalere sulla follia». La Russia, tuttavia, ha posto il veto alla bozza di risoluzione degli Stati Uniti per istituire un nuovo meccanismo d'inchiesta indipendente sull'uso delle armi chimiche in Siria. Il documento ha ottenuto 12 sì, due no tra cui il veto di Mosca, e un'astensione, quella della Cina.

BOCCIATA ANCHE LA RISOLUZIONE RUSSA. Il Consiglio di Sicurezza dell'Onu ha bocciato anche la bozza di risoluzione proposta dalla Russia. Il testo ha ottenuto solo sei voti a favore e non è stato necessario il veto degli Usa. Mosca voleva affidare l'indagine agli investigatori Opac, l'Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche.

TRUMP ANNULLA LA VISITA IN AMERICA LATINA. In America intanto si aspetta la risposta della Casa Bianca. Trump, ha fatto sapere la portavoce Sarah Sanders, ha annullato la sua partecipazione all'8/o summit delle Americhe a Lima a fine settimana e la visita a Bogotà, come originariamente previsto, e «resterà negli Usa per sovrintendere alla risposta americana alla Siria e monitorare gli sviluppi nel mondo». Trump sarà sostituito dal vice presidente Mike Pence. Il presidente sarebbe dovuto partire il 13 aprile e durante il summit avrebbe dovuto annunciare un accordo di massima sulla revisione del Nafta, l'accordo commerciale nordamericano con Canada e Messico.

IRAN: IL RAID ISRAELIANO NON RIMARRÀ IMPUNTITO. Intanto non si placano le tensioni dopo il raid del 10 contro la base siriana di Tiyas. L'attacco ha provocato la morte di sette cittadini iraniani scatenando le iere di Teheran. Ali Akbar Velayati, alto funzionario della repubblica islamica in visita in Siria, ha detto che la morte dei connazionali «non rimarrà senza risposta». L'agenzia persiana Farsnews aveva parlato inizialmente di quattro vittime iraniane nel raid aereo israeliano ma i media del Paese hanno portato a sette il bilancio. Secondo fonti non ufficiali, i loro corpi sono stati trasferiti in nel Paese degli paese degli ayatollah dove si svolgeranno le cerimonie funebri.

LIBERMAN: «NON SO CHI HA COLPITO LA BASE T4». «Non so cosa sia successo lì o chi abbia attaccato, ma so per certo una cosa: non permetteremo all'Iran di stabilirsi in Siria qualunque sia il prezzo», è stata invece la replica del ministro della difesa Avigdor Lieberman in visita sulle Alture del Golan a ridosso della Siria riferendosi all'attacco attribuito ad Israele sulla base area del regime di Assad. «Non abbiamo scelta. Consentire a Teheran di stare in Siria significa consentire all'Iran di stringerci un cappio al collo. Non lo faremo».

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