Tentazioni al Centro

Redazione
21/12/2010

di Salvatore Cannavò Dopo le parole del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano si perpetuano i messaggi di pace nell’infinito caos...

di Salvatore Cannavò

Dopo le parole del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano si perpetuano i messaggi di pace nell’infinito caos della politica italiana.
A cercare di rasserenare l’aria è uno dei principali protagonisti della rottura che ha dilaniato il centrodestra, Gianfranco Fini, che nel corso degli auguri natalizi a Montecitorio si è detto convinto che ci sono le condizioni «affinché la legislatura prosegua» (vai alle dichiarazioni di Fini).
L’aupicio del presidente della Camera è una sponda aperta alle parole che ha pronunciato il Capo dello Stato e rappresenta allo stesso tempo una speranza e una promessa. Anche se, nella sera del 21 dicembre, Silvio Berlusconi, ha risposto Fini definendo le sue parole come «incredibili», ma nello stesso tempo ha invocato un allargamento della maggioranza come unica alternativa a un voto anticipato (vai alle dichiarazioni del premier). Un messaggio, neanche troppo celato, ai centristi.
LA TREGUA DEL TERZO POLO. Fini fa capire che al momento il Terzo polo, formato da lui, Pier Ferdinando Casini e Francesco Rutelli, non vuole affondare i colpi su un governo in difficoltà permettendogli così di andare avanti ancora un po’ anche per non dare nessun alibi a Berlusconi. Non a caso l’alleanza del “trio” potrebbe non votare contro il ddl Gelmini che riforma l’università e che andrà al voto finale al Senato il 22 dicembre. Alla Camera Fli aveva votato a favore, l’Api di Rutelli si era astenuta e l’Udc aveva votato contro.
Una combinazione difficilmente sostenibile per chi annuncia di voler creare una nuova formazione politica. E così l’Udc ha annunciato che potrebbe trasformare il suo voto in astensione a palazzo Madama accorciando le distanze con gli alleati.

La strategia di Fli, Api e Udc: temporeggiare per prepararsi alle elezioni

Nonostante queste aperture, la speranza di Fini è però che la legislatura non si interrompa bruscamente anche per riprendersi dalla botta della fiducia e provare a rimettersi al centro. Il Terzo polo ha infatti bisogno di tempo per potersi presentare alle elezioni, c’è un elettorato a cui far digerire un’alleanza per lo meno anomala e occorre rendere credibile un progetto che, almeno per ora, prevede due liste alleate alla Camera, una a matrice cattolica con Udc e Api e l’altra laica imperniata su Fli e sui laici dell’alleanza, e una sola lista unitaria al Senato, dove l’obiettivo sarebbe quello di impedire al centrodestra di ottenere i premi di maggioranza regionali.
UDC AGO DELLA BILANCIA. Casini, che con l’operazione Terzo polo e le lusinghe che provengono sia dal governo che dal Pd si è rimesso saldamento al centro della scena, rilancia l’ipotesi di armistizio con il Cavaliere: «Silvio Berlusconi deve continuare a governare, ma non è nostro compito mettere il bastone tra le ruote dell’impegno del governo» ha commentato, confermando così quel clima di intesa auspicato da Napolitano. Aperture al governo, quindi, e bacchettate per il segretario del Pd per cui Casini dice di nutrire rispetto ma che è invitato a «chiarirsi le idee». Senza però mai chiudere del tutto la porta.
A proposito di Massimo D’Alema, che è l’esponente democratico che più di tutti si sta spendendo per un’alleanza con Casini, il leader Udc dice di avere «un rapporto buono» e benché la politica oggi offra due cantieri diversi, Ulivo e Terzo polo, «questo non preclude che ci sia un dialogo in corso».

Il dubbio alleanze: Pd, Terzo polo, Sel e Idv in cerca di accordi

Lavori in corso, dunque, che ruotano su alcuni elementi-chiave per definire un’alleanza stabile. Tra questi, il più importante è la scelta del candidato premier. Se si va alle elezioni con tre poli è chiaro che l’unico a non avere problemi sarebbe Berlusconi, mentre il centrosinistra dovrebbe scegliere tra Bersani e Vendola (e i vari sondaggi riservati danno, in caso di primarie, quasi sempre in vantaggio il leader di Sel) e il Terzo polo, tra Casini e Fini. In caso di alleanza tra Pd e centristi, invece, la scelta sarebbe più semplice: si tratterebbe di un nome esterno gradito a tutti,  ma di nomi efficaci non ne girano molti, tranne l’economista Mario Monti e il presidente della Banca d’Italia Mario Draghi, oppure dell’unico in grado di mettere d’accordo tutti, cioè Casini.
PD IN CERCA DEL NEO-PRODI. Nell’area moderata del Pd il problema se lo sono già posto e Enrico Letta lo ha esemplificato con l’espressione «serve un nuovo Prodi». Cioè un candidato che guardi all’area moderata e non sia il leader del partito. Casini? «Come Prodi è di Bologna» risponde l’ex popolare Giuseppe Fioroni per poi aggiungere però che la discussione è prematura.
E dopo aver tuonato contro l’alleanza con Fini, l’ex ministro di Romano Prodi ha spiegato comunque di preferire un’alleanza con il Terzo polo al rapporto privilegiato con la sinistra. Se ne parlerà esplicitamente alla direzione Pd del 23 dicembre dove, però, non si annunciano rotture con Pierluigi Bersani.
Ma alla fine è assai probabile che il vertice democratico partorirà una proposta classica per rinviare le scelte: lanciare a gennaio una piattaforma basata su alcuni contenuti “riformisti” e valutare poi «chi ci sta».
Solo dopo si passerà a definire l’alleanza e a individuare una leadership. E Bersani su un punto è chiaro: se ci sarà alleanza anche con Casini – che il leader Pd vuole vedere assieme a Vendola – le primarie, richieste a gran voce dal presidente pugliese – non ci saranno.
IDV SI AVVICINA A SEL. In questa complicata matassa si inserisce l’ultima offensiva di Di Pietro che, avendo fiutato la sua esclusione da un’alleanza elettorale, promette un “polo” di sinistra con Vendola qualora il Pd non scelga in tempi rapidi. Un modo per far pesare la propria influenza, un po’ ammaccata dopo le ultime vicende e insidiata dalla presenza dei “grillini”, e una minaccia che il Pd stavolta potrebbe non ascoltare.