Terna investe 5,3 miliardi per adeguarsi alle rinnovabili

Samuele Cafasso
22/03/2018

Il piano quinquiennale della società della rete elettrica per accompagnare il Paese verso la crescita dell'energia verde: servono più interconnessioni per gestire un'offerta intermittente. Più dividendi

Terna investe 5,3 miliardi per adeguarsi alle rinnovabili

Terna, la società che gestisce la rete elettrica italiana, investirà 5,3 miliardi di euro nel 2018-2022 con l'obiettivo di ammodernare la rete elettrica e accompagnare così la transizione del Paese verso un mix energetico sempre più spostato verso le rinnovabili. Gli obiettivi del nuovo piano industriale sono stati illustrati il 22 marzo a Milano dai vertici dell'azienda di cui Cdp Reti ha il 29,8%. «L'obiettivo – ha spiegato Luigi Ferraris, nominato amministratore delegato a marzo del 2017 – è quello di una completa integrazione delle rinnovabili e di digitalizzazione dell'infrastruttura per una maggiore sicurezza e resilineza, a beneficio di tutto il sistema».

Come ricordato dalla presidente Catia Bastioli, l'Italia è uno dei Paesi con la maggior quota di energia ricavata da fonti rinnovabili: nel 2006 pesavano per il 19% sul totale, oggi per il 38%. Il piano strategico italiano pone al 2025 l'obiettivo della completa dismissione delle centrali a carbone per la generazione elettrica, nel 2030 il 55% dell'energia elettrica dovrà essere generato da fonti rinnovabili.

Questo pone una sfida a chi si occupa di reti, essendo necessario passare da una logica lineare – un sistema di generazione centrale alimenta la rete nazionale che innerva a sua volta la distribuzione fino a raggiungere i cittadini – a una di rete, dove la generazione intermittente dell'energia da parte delle fonti rinnovabili costringe ad aumentare le interconnessioni per rendere il sistema affidabile ed efficiente. Secondo le stime dell'International Energy Agency, per ogni euro investito nelle energie rinnovabili un altro deve andare per l'adeguamento delle reti.

L'adeguamento al nuovo paradigma energetico è il motivo principale per cui nei prossimi cinque anni gli investimenti saranno superiori di oltre il 30% a quelli indicati nel piano precedente. In particolare, ha spiegato Ferrari, 2,8 miliardi andranno allo sviluppo della rete, 700 milioni al piano di difesa per accrescere sicurezza e stabilità del sistema (qui sono inclusi gli investimenti per la rete propria in fibra ottica), altri 1,9 miliardi andranno all'ammodernamento delle strutture esistenti e, in particolare, all'integrazione della rete elettrica sui binari acquisita da Fs nel 2015. I capitoli di spesa più significativi sono relativi all'interconnessione con Montenegro da una parte e Francia dall'altra, il collegamento con Sardegna e Corsica, la razionalizzazione della rete nelle aree metropolitane (Milano, Roma, Napoli e Palermo) e le opere di decongestione in Sicilia.

A livello finanziario, nei prossimi cinque anni è previsto un dividendo per azione in cresita del 6% annuo rispetto al dividendo di competenze dell'esercizio 2017, che il consiglio d'amministrazione ha fissato a 22 centesimi per azione. Nel 2017, i ricavi sono stati pari a 2.248 milioni di euro (più 6,9%) l'utile netto 688,3 mlioni (più 8,7%). L'accoglienza dei mercati, tuttavia, è stata tiepida: il titolo, alle ore sedici del 22 marzo, perdeva il 3%, scontando un obiettivo di dividendi più basso di quello previsto dagli analisti prima della presentazione del piano. Tuttavia, aveva fatto notare Ferraris ppresentando il piano «gli obiettivi ambiziosi ci consentono di garantire agli azionisti una generosa politica di dividendi, in crescita rispetto al piano precedente».

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