Terremoto, Bertolaso e le tende agli extracomunitari

25 Agosto 2016 13.22
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Attualmente si trova «in Sierra Leone al lavoro per creare il
sistema delle emergenze», ma Guido Bertolaso si è comunque
sentito in dovere di dispensare qualche consiglio alla Protezione
civile impegnata nei territori colpiti dal sisma. 
I CONSIGLI DELL’ESPERTO. E così ha scritto
una lettera a Il Tempo. «Uno solo deve coordinare e
dare direttive ferme e immediate», scrive l’ex candidato
sindaco di Roma. «Va evitata la grande lodevole folla dei
soccorsi che fanno solo confusione ma sono certo che la
protezione civile nazionale, con i vigili del fuoco, i volontari,
le forze armate, carabinieri e polizia faranno un lavoro
splendido. Ovvio che bisogna subito tirare fuori le persone dalle
macerie, le prime 24 ore sono cruciali».
LE TENDE E GLI EXTRACOMUNITARI. Poi è passato
al capitolo prima accoglienza. «In contemporanea vanno piantate
tendopoli nella zona colpita sperando che non le abbiano usate
tutte per gli extracomunitari».
Insomma il problema sono sempre loro, i migranti. O, meglio,
«clandestini» come tengono a precisare gli ultrà salviniani
affezionati al purismo linguistico. Gli stessi che secondo molti
commentatori social (tra cui l’ex Giamburrasca Rita Pavone e
Wanna Marchi) dovrebbero andarsene nelle tende lasciando
gentilmente il posto nei fantomatici hotel 5 stelle ai
terremotati.

 

 

Bertolaso poi ha concluso il suo intervento ricordando di non
abbandonare a loro stessi i terremotati.
«Occorre grande unità e fermezza e fare in modo che fra qualche
settimana, quando si spengeranno le telecamere, quei paesi non
vengano dimenticati in qualche container che neppure i disperati
che attraversano il Mediterraneo vorrebbero mai abitare». Da
extracomunitari a disperati, un passo in avanti.
Scivolone e confusione che, però, non stupiscono.
GAFFEUR DOC. Che Bertolaso sia un
gaffeur professionista è infatti risaputo, tanto che
prima di scaricarlo nella sua corsa al Campidoglio Berlusconi
aveva ipotizzato di affiancargli un team di esperti di
comunicazione anti-figuraccia.
Non è infatti la prima volta che l’ex capo della Protezione
civile tira in ballo il suo curriculum e la sua esperienza nelle
emergenze per dispensare consigli e avvertimenti.
E sempre attirandosi addosso critiche e polemiche.
«ROMA COME L’AQUILA». Lo scorso febbraio,
a 40 giorni dal settimo anniversario del sisma de L’Aquila,
definì in una intervista «Roma una città terremotata da
ricostruire».
Aggiungendo candidamente «non me ne vogliano i cittadini
aquilani». I quali invece gliene vollero eccome.
E risposero con una lettera aperta indirizzata ai romani dal titolo
«Bertolaso ma non ti vergogni neanche un po’?».
«Fin da subito dopo il terremoto», scrissero i comitati e le
associazioni aquilane, «Bertolaso, commissario per
l’emergenza, ha utilizzato i suoi poteri per ostacolare in
tutti i modi la partecipazione e l’autorganizzazione della
popolazione, vietando assemblee e volantinaggi nelle tendopoli,
trasferendo metà della popolazione in altre regioni, e
reprimendo ogni tipo di protesta, grazie alla complicità del
prefetto e vice commissario Franco Gabrielli».
«HA CONTRIBUITO ALLA DEVASTAZIONE». E,
ancora: «Con le palazzine del Progetto Case e le sue 19 ‘new
town’ Bertolaso ha contribuito alla devastazione del
territorio aquilano, occupando 460 ettari fuori città e
favorendo, grazie alla deroga sugli appalti dovuta all’
emergenza, le imprese che hanno costruito tali alloggi ad un
costo intorno ai 3mila euro a metro quadro. Dopo cinque anni in
alcuni di questi sono crollati i balconi e senza che ci fosse
bisogno di un terremoto».
Ma lui, l’ex commissario per le emergenze, seppur dalla
Sierra Leone, non si arrende.

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