Quale sarà il terrorismo del futuro?

Secondo due studiosi spagnoli nel 2040 comincerà una nuova ondata di violenza organizzata che avrà come obiettivo la tecnologia e il progresso. Un luddismo 4.0 senza bandiere né connotazioni politiche.

14 Luglio 2019 12.00
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Dal 2040 inizierà un nuovo tipo di terrorismo che avrà come nemici le macchine e la tecnologia, accusate di creare disoccupazione e disagio sociale. Questa è la previsione contenuta in un saggio pubblicato da The International Journal of Intelligence, Security and Public Affairs che classifica questo fenomeno come la quinta ondata di terrorismo della storia moderna, dopo le altre che avevano preso di mira lo Stato, il colonialismo, il capitalismo, gli infedeli.

LE QUATTRO ONDATE DEL TERRORISMO

Autori dello studio sono due spagnoli: Manuel Ricardo Torres Soriano  professore alla Universidad Pablo de Olavide de Sevilla, oltre che uno dei 15 membri del Consiglio su Terrorismo e Propaganda del Centro europeo di lotta al Terrorismo dell’Europol, e Mario Toboso Buezo professore alla Universidad de Barcelona. La loro idea si basa sulla proposta di analisi ciclica della violenza terroristica avanzata da David Rapoport, professore emerito di Scienze Politiche alla University of California e fondatore della rivista accademica Terrorism and Political Violence. Secondo questa scuola di pensiero, il terrorismo – dalla fine dell’800 in poi – si è articolato in quattro diverse ondate, ognuna ispirata a una differente distopia.

L’erede al trono austro-ungarico, l’arciduca Francesco Ferdinando, venne assassinato a Sarajevo il 28 giugno 1914.

L’ANARCO-NICHILISMO CONTRO I CAPI DI STATO

La prima fu l’ondata ispirata all’anarchismo nichilista, di cui furono vittime capi di Stato e di governo. Tra il 1878 e il 1913 furono assassinati, tra gli altri, il presidente degli Stati Uniti William McKinley (1901), lo zar di Russia Alessandro II (1881), il presidente francese Marie François Sadi Carnot (1894), il re d’Italia Umberto I (1900), il re del Portogallo Carlo I col figlio Luigi Filippo (1908), il re di Grecia Giorgio I (1013), l’imperatrice d’Austria Elisabetta “Sissi” (1898) e il presidente del Consiglio spagnolo Antonio Cánovas del Castillo (1897), mentre l’imperatore di Germania Gugliemo I fu ferito nel 1878, lo stesso anno in cui fallì l’attentato al re di Spagna Alfonso XII. Già attorno al 1900 le tecniche di attentato di matrice anarchica iniziarono a venir fatte proprie anche da vari gruppi ultra-nazionalisti, in particolare l’Ira irlandese, l’Orim macedone e la Mano Nera serba. E fu l’attentato organizzato da quest’ultima organizzazione all’erede al trono austro-ungarico Francesco Ferdinando a scatenare la Prima Guerra Mondiale. Era il 28 giugno 1914.

DAL NAZIONALISMO ALL’ANTI-COLONIALISMO

A quel punto, la distopia prevalente divenne quella nazionalista. Anche in Europa, dove per esempio il 9 ottobre 1934 Ustascia croati e Orim uccisero Alessandro I, re di Jugoslavia (e assieme il ministro degli Esteri francese Louis Barthou. Fu il primo omicidio di un capo di Stato filmato della storia). Il fenomeno si sviluppò però soprattutto fuori dall’Europa, nell’ambito del più vasto movimento anticolonialista. A volte si affrontarono terrorismi contrapposti: l’Irgun e poi l’Olp in Palestina; estremisti induisti e musulmani in India; Fln e Oas in Algeria; i Mau Mau in Kenya; l’Eoka B a Cipro. Questo ciclo durò fino all’inizio degli Anni 60.

Un campo d’addestramento delle Farc in Colombia negli Anni 80.

LE TINTE MARXISTE FINO AL TERRORISMO ROSSO

A quel punto i movimenti anti-colonialisti residui iniziarono a tingersi sempre più di marxismo. Fu il caso dell’Olp e dei movimenti armati in America Latina dopo la svolta comunista del castrismo. Nell’impossibilità di citare tutti, si possono ricordare Farc, Eln e il M19 in Colombia; Montoneros e Esp in Argentina; Marighela in Brasile: i Tupamaros in Uruguay; il Mir in Cile; Sendero Luminoso in Perù. In Africa, invece, si possono ricordare i movimenti armati delle ultime colonie portoghesi, quelli del Congo e dell’Etiopia, quelli che lottavano contro i regimi dell’Apartheid in Sudafrica e Rhodesia. In Medio Oriente divenne famoso il Pkk curdo. Ma furono in particolare i Feddayn palestinesi e i Tupamaros uruguayani il modello a cui si ispirò il terrorismo di estrema sinistra che si accese in Europa a partire dagli Anni 70. In particolare con le Brigate Rosse e la Raf, la Rote Armee Fraktion, attiva in Germania tra il 1968 e il 1998. Alla vita di Gudrun Ensslin, membro di spicco della “Banda Baader-Meinhof che diede vita alla Raf fu dedicato nel 1981 il film Anni di piombo il cui titolo diede poi il nome all’intero periodo.

La scritta “Amnistia” sui muri di Bilbao a fine Anni 90 per chiedere la liberazione dei terroristi dell’Eta in prigione dopo il cessate il fuoco.

L’ETA BASCA E LA SECONDA STAGIONE DELL’IRA

A parte gruppi minori in Spagna, Francia, Belgio e Grecia, a questa stagione appartengono anche due gruppi nazionalisti preesistenti, ma che impregnandosi di marxismo e ispirandosi anche loro al modello di Tupamaros e Feddayn diventarono a loro volta negli Anni 70 organizzazioni terroristiche come nel caso dell’Ira nord-irlandese e l’Eta basca. Gli ultimi strascichi di questa stagione arrivarono fino agli Anni 90. Senza dimenticare che nel nostro Paese ci fu anche il terrorismo nero, una galassia di movimenti, infiltrazioni e connivenze su cui non è mai stata fatta completa chiarezza.

LA MINACCIA DELLA JIHAD

Già a cavallo tra gli Anni 70 e e gli 80 la Rivoluzione iraniana, Hezbollah e la guerriglia afghana hanno però iniziato a rilanciare l’idea di jihad. Nel decennio successivo al-Qaeda cominciò a fare attentati sempre più gravi, fino ad arrivare all’evento epocale dell’attacco alle Torri Gemelle: 11 settembre 2001. Dopo al-Qaeda è arrivato Daesh, il sedicente Stato islamico , ed entrambe le organizzazioni, con le loro diverse ramificazioni regionali, hanno alimentato l’offensiva dei lupi solitari, radicalizzati pronti a colpire nel cuore dell’Europa. È così iniziata un’epoca di terrorismo jihadista.

Abu Bakr al-Baghdadi, ritenuto leader del sedicente Stato islamico, in una foto del 2014.

IL LUDDISMO 4.0

Proprio basandosi sulla ripetitività di questi cicli, gli studiosi prevedono che a partire dal 2040 si concretizzerà una nuova minaccia. Il quinto ciclo sarà caratterizzato da un ritorno al luddismo, l’ideologia di avversione al progresso nata all’inizio del XIX secolo. E si combatterà con armi che già si utilizzano ora: quelle informatiche. Il modello di questi nuovi estremisti potrebbe essere Theodore John Kaczynski, il matematico laureatosi a Harvard che firmandosi Unabomber tra il 1978 e il 1995 inviò lettere bomba a persone coinvolte nello sviluppo di nuove tecnologie, uccidendo tre persone e ferendone 25. Smise solo quando si vide pubblicare un saggio di 35 mila parole intitolato La società industriale e il suo futuro, in cui esprimeva le sue idee tecnofobiche. Idee che aveva già enucleato in uno scritto del 1971, grazie al quale venne arrestato Unabomber ebbe anche un imitatore in Italia, che agì tra 1993 e 2006 senza essere mai individuato. 

UN TERRORISMO SENZA BANDIERE

Secondo Torres Soriano e Toboso Buezo, a generare questa “quinta ondata” sarà il progresso tecnologico senza controllo. «Il terrorismo sarà principalmente motivato dalla tecnofobia», sottolineano i due professori. E sarà una ondata trasversale e bipartisan perché «includerà seguaci dell’estrema destra e dell’estrema sinistra, atei e credenti. Ma mano che le tecnologie avanzeranno, cresceranno i sentimenti di nostalgia per un passato idealizzato».

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