Tesla in crisi abbassa i prezzi della Model 3

Tesla in crisi abbassa i prezzi della Model 3

18 Gennaio 2019 14.10
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Parte male il 2019 per Tesla, dopo un 2018 già agitato dalle esternazioni spericolate di Elon Musk su una ipotetica uscita dalla Borsa e risultati regolarmente sotto le attese. L'azienda ha consegnato nel quarto trimestre 63.150 Model 3, meno delle 63.698 attese dagli analisti. Nell'aggiornare sull'andamento delle consegne, Tesla ha annuncia il due gennaio un taglio dei prezzi di 2.000 dollari per le sue auto negli Stati Uniti. «Le consegne» complessive «nel quarto trimestre sono salite a 90.700 unità, l'8% in più rispetto al nostro precedente record del terzo trimestre» afferma l'azienda in una nota, sottolineando che oltre alle 63.698 Model 3 sono state consegnate 13.500 Model S e 14.050 Model X. Ma non è finita: il 18 gennaio è stato comunicato che l'azienda si avvia a tagliare il 7% della sua forza lavoro. Lo ha annunciato il fondatore Elon Musk parlando di «strada molto difficile davanti» e spiegando come i tagli siano necessari per aumentare la produzione della Model 3 e apportare miglioramenti. «Stiamo affrontando sfide estremamente difficili per rendere i nostri prodotti elettrici un'alternativa competitiva ai tradizionali veicoli».

L'OTTIMISMO DI TESLA: 2018 RECORD

Solo poche settimane prima Tesla predicava ottimismo: «Restano significative opportunità per un aumento delle vendite del Model 3 con l'espansione sui mercati internazionali. Le consegne internazionali in Europa e Cina inizieranno nel febbraio 2019. I traguardi raggiunti rappresentano l'anno di maggiore crescita nella storia dell'industria automobilistica. Abbiamo iniziato il 2018 con un tasso di consegne di circa 120.000 veicoli l'anno e abbiamo chiuso a più di 350.000 veicoli. Il risultato è che stiamo iniziando ad avere un impatto tangibile nell'accelerare il mondo verso l'energia sostenibile».

Il 2018 si era chiuso per l'azienda di Munsk con due innesti indipendenti nel consiglio d'amministrazione: Larry Ellison, presidente di Oracle, e il direttore del personale di Walgreen Boots Alliance, Kathleen Wilson-Thomson. La mossa, pensata per tacciare i critici di chi imputa a Munsk una gestione arbitraria, è però controversa essendo Ellison da diversi anni un sostenitore molto poco imparziale della linea Musk. A novembre, invece, era stata nominata come presidente Robyn Denholm, nel board dal 2014. Munsk, che rimane amministratore delegato, aveva dovuto dimettersi dopo il tweet del 7 agosto con cui annunciava l'uscita dalla Borsa della società, cosa che poi non è accaduta. La comunicazione non era stata concordata con le autorità di garanzia e non ne sapevano nulla gli azionisti. La Sec ha avviato un'azione legale per frode e dichiarazioni false e fuorvianti agli investitori.

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