Le testimonianze dei sopravvissuti al crollo del ponte Morandi

14 Agosto 2018 16.31
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Non parla di fulmini caduti né di bagliori Christian, ma di un «ponte che si sbriciola» all'improvviso. «Sono sceso dalla macchina e mi sono messo a correre più che potevo, non riuscivo a capire cosa stesse succedendo». Ha sentito boati? «no no, solo il ponte che si sbriciola e che va giù». Così un sopravvissuto al crollo del ponte Morandi di Genova all'Ansa. È quella l'immagine che resta negli occhi di Christian e di tutti quelli che erano in macchina quando il ponte è crollato. Una specie di armageddon. Christian che sorride ma ha gli occhi velati. Si sforza di non piangere, di non crollare: «Sono un miracolato», ripete come un mantra. «Mi rendo conto adesso di cosa ho scampato. La strada dondolava tutta, io sono scappato». Uralva: «correte, correte!» E tutti scappavano: «e la possiamo raccontare eh?». Lo choc è evidente, glielo si legge negli occhi quando volta lo sguardo verso il ponte amputato, col nero moncone proteso verso il nulla. Christian ha visto il grande camion bianco «in bilico. Poi è andato giù» e si chiede: «L'autista sarà morto? Ma ci son morti vero? quanti morti?". E gli altri? C'è chi ringrazia «gli angeli che mi hanno salvato i figli», chi ha smesso di fumare da 10 anni e chiede una sigaretta e chi ti guarda con gli occhi grandi di chi si è smarrito. L'affermazione più comune: «Siamo miracolati».

I PILONI DEL PONTE COME LE TORRI GEMELLE

«Ero in coda e pioveva a dirotto», racconta l'ematologa Valentina Galbusera. «A un certo punto ho visto crollare i piloni del ponte come fossero le Torri gemelle». Dalla sua voce traspare l'euforia dei sopravvissuti: «Ho cercato di fare retromarcia e di indietreggiare verso la galleria che era a 600 metri. Poco più avanti c'era il camion del Basko, bloccato prima del vuoto. Un giovane è sceso dall'auto ed ha cominciato a correre. Il suo sguardo. É stato un angelo. Sono scesa anche io. C'era una bimba in mezzo alla strada che urlava 'il ponte crolla, il ponte crolla'. Ho corso come Bolt finchè non ero in salvo. Sono una miracolata».

«L'ONDA D'URTO MI HA SPOSTATO»

«Ero sotto al ponte, ho sentito un boato e mi sono visto volare. Sono salvo per miracolo». Luciano Goccial fa fatica a raccontare la sua terribile esperienza a due giorni dal crollo del ponte Morandi. L'autista di origine romena che ha una vistosa fasciatura alla spalla e sta raggiungendo quel che resta del suo camion per raccogliere i documenti, il giorno del crollo stava passando con il suo lungo l'argine del Polcevera, proprio sotto la campata che poi è crollata.Racconta all'Ansa: «Ero dentro al camion quando ho aperto la portiera è caduto il ponte, lo spostamento d'aria mi ha fatto volare per dieci metri. E' difficile da spiegare e non so cosa dire: è durato tutto qualche secondo. Mi sono ritrovato contro il muro e poi sono arrivati i poliziotti che mi hanno portato via mentre ho perso conoscenza».

IN MOLTI SOTTO SHOCK

A Villa Scassi è arrivata anche una famiglia genovese, madre, padre e figlio di 9 anni. Hanno visto il ponte crollare dietro di loro mentre sfilavano con l'auto. La donna non riesce a parlare, i medici le danno un sedativo. Poco più in là c'è l'autista romeno di un tir che ha firmato per essere dimesso, vuole tornare subito a casa. Abbassa la testa e infila l'uscita dal pronto soccorso: per lui non solo tanta paura, ma anche una spalla lussata nella disperata fuga verso la salvezza. «Il nostro sostegno era importante – spiega la psicologa Stefania Deodato – perchè necessario. Sono arrivate tante persone sotto choc da scampato pericolo». Il team di assistenza era composto anche da Laura Cassola e Paolo Peloso. «Alcuni hanno avuto reazioni acute da stress – prosegue la dottoressa Deodato – con crisi emozionali e attacchi di panico. Complessivamente però hanno avuto quasi tutti reazioni positive, nessun blocco psicomotorio ma solo crisi emotive». Il peggio però deve ancora venire: «I disturbi port-traumatici si manifestano dopo settimane, anche dopo mesi. A volte le situazioni rientrano da sole, le persone possono mostrare resilienza. Altre volte è necessario un sostegno per poter superare il trauma».

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