I dettagli del protocollo d’intesa tra Italia e Albania sui migranti

Matteo Innocenti
08/11/2023

Due centri, uno sull’Adriatico e l’altro nell’entroterra. Dove verranno ospitate al massimo 3 mila persone. Ogni spesa (già 16,5 milioni di euro nel primo anno) a carico dell’Italia. E le strutture saranno sotto la giurisdizione di Roma. Cosa prevede il controverso accordo firmato da Meloni e Rama.

I dettagli del protocollo d’intesa tra Italia e Albania sui migranti

Nove pagine, 14 articoli in tutto, una durata di cinque anni rinnovabile per un altro lustro, «salvo che una delle parti avvisi entro sei mesi dalla scadenza». Il protocollo Italia-Albania sulla gestione dei migranti siglato da Giorgia Meloni e dall’omologo albanese Edi Rama sta facendo discutere parecchio. L’Unione europea, informata in extremis ma molto vagamente, ha chiesto lumi. Il Partito democratico ha depositato un’interrogazione alla Commissione europea, le Ong e le associazioni per i diritti umani sono sul piede di guerra, mentre il ministro degli Esteri Antonio Tajani assicura che il patto con Tirana «rispetta tutte le norme comunitarie». L’intesa Italia-Albania, ha detto Meloni, potrà diventare «un modello di collaborazione tra Paesi Ue e Paesi extra-Ue sul fronte della gestione dei flussi migratori». Sarà. Intanto, ecco cosa prevede l’accordo, secondo i dettagli pubblicati dall’Agenzia media per l’informazione, ente dipendente dal governo.
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Due centri, uno sull’Adriatico e l’altro nell’entroterra. Dove verranno ospitati al massimo 3 mila migranti. Ogni spesa (già 16,5 milioni di euro nel primo anno) a carico dell’Italia. Cosa prevede l'accordo sui migranti firmato da Meloni e Rama.
La prima pagina del protocollo d’intesa tra Italia e Albania sui centri per migranti.

Per il primo anno l’Italia verserà 16,5 milioni di euro «quale anticipo forfettario dei rimborsi dovuti»

Dalla primavera 2024, una parte dei migranti messi in salvo nel Mediterraneo dalle navi italiane sarà trasferita in Albania, che fornirà gratuitamente gli spazi in cui verranno costruite due strutture: una nel porto di Shengjin per le procedure di sbarco e identificazione, e un’altra destinata all’accoglienza temporanea dei migranti a Gjader, una ventina di chilometri nell’entroterra. Non si tratterà di Cpr, ma di centri «come quello di Pozzallo-Modica, dove si trattengono persone, con provvedimento convalidato del giudice, per il tempo necessario per svolgere le procedure accelerate di identificazione e gestione della domanda di asilo di persone provenienti da Paesi sicuri», ha spiegato il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. L’Italia realizzerà interamente a proprie spese i due centri e si farà carico di tutti i costi legati a trasporto, sistemazione e assistenza medica dei migranti. Per il primo anno, l’Italia verserà all’Albania 16,5 milioni di euro «quale anticipo forfettario dei rimborsi dovuti». E ci sarà anche un fondo di garanzia, da circa 100 milioni di euro, congelati su un apposito conto bancario.

Il testo del protocollo d’intesa tra Italia e Albania sui centri per migranti firmato il 6 novembre da Meloni e Rama.
Giorgia Meloni (Getty Images).

Nei centri non potranno essere presenti contemporaneamente più di 3 mila migranti

«Una volta a regime, ci potrà essere un flusso annuale di 36-39 mila persone», ha spiegato Meloni. Ma nei centri, precisa il protocollo, non potranno essere presenti contemporaneamente più di 3 mila migranti. Che vi resteranno non oltre il periodo massimo di trattenimento consentito dalla vigente normativa italiana (ed europea) in materia di asilo e protezione. Al termine delle procedure, sarà la parte italiana a effettuare a proprie spese la partenza dei migranti dall’Albania. In caso di nascita o morte, precisa il protocollo, i migranti sono sottoposti alla legge italiana. In caso di decesso, l’Albania mette a disposizione dell’Italia l’obitorio per la salma, da trasferire entro 15 giorni dalla morte.

Il testo del protocollo d’intesa tra Italia e Albania sui centri per migranti firmato il 6 novembre da Meloni e Rama.
Le spese per il trasporto dei migranti saranno a carico dell’Italia (Getty Images).

Le strutture di Shengjin e Gjader saranno sotto la giurisdizione italiana

Nei centri di Shengjin e Gjader il diritto di difesa verrà assicurato consentendo l’accesso alle strutture di avvocati e ausiliari, organizzazioni internazionali e agenzie Ue che prestano consulenza e assistenza ai richiedenti protezione internazionale, nei limiti della legislazione italiana, europea e albanese. Le strutture, si legge, saranno sotto la giurisdizione italiana, mentre le autorità albanesi dovranno garantire la sicurezza all’esterno dei centri e durante il trasferimento dei migranti: potranno entrare nei centri solo «in caso di incendio o di altro grave e imminente pericolo che richiede un immediato intervento». L’Italia invierà in Albania alcuni funzionari, che non avranno bisogno del permesso di soggiorno o di visto di lavoro: i dipendenti italiani non saranno soggetti alla legislazione albanese mentre sono in servizio, ma – com’è logico – potranno essere processati secondo le leggi locali in caso di reati commessi al di fuori delle due strutture.

L’opposizione di centrodestra albanese: «Non dobbiamo sostituire i nostri con gli africani» 

A pagare sarà l’Italia, ma l’accordo appena annunciato non è piaciuto all’opposizione albanese di centrodestra, fortemente critica nei confronti di Rama. «Nonostante la gratitudine verso l’Italia per quanto fatto negli ultimi 33 anni a nostro sostegno, non siamo ancora pronti a intraprendere un simile passo», ha scritto su Facebook il vicepresidente del parlamento, Agron Gjekmarkaj, esponente del Partito democratico. «Dobbiamo creare le condizioni per far tornare gli abitanti della zona di Alessio (il Comune di cui è frazione Shengjin, ndr) a lavorare e costruire la loro vita, non sostituirli con africani». A Lampedusa e in altre parti del Sud Italia, «si è verificato un drastico calo del turismo dovuto alla presenza di profughi e alla crescente criminalità», ha continuato Gjekmarkaj, puntando il dito contro Rama che «non dovrebbe trasferire in Albania questa crisi».

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