The show must go on

Paolo Madron
10/10/2010

Quando l'orrore e la tragedia diventano spettacolo.

Come si poteva paventare, l’effetto Chi l’ha visto?, l’annuncio in diretta della morte della povera Sarah Scazzi, si è riversato sui palinsesti della domenica che vi si sono alimentati come parassiti sulla tavola dell’audience. Ci si nutre di morbosità, cibo quotidiano che soddisfa la nostra attitudine voyeurista e la morte violenta (nel caso in questione con il contorno orrorifico dello stupro post mortem) è un’occasione troppo ghiotta per scansare il ritorno simbolico sul luogo del delitto.
La rimessa in scena, il giorno dopo il funerale, è un ritratto di famiglia in un interno, quella dello zio orco assassino, che si offre al pasto mediatico delle telecamere di Canale 5.
Il contenitore, Domenica Cinque, da qualche anno ha allargato alla cronaca lo spettro dei temi prima confinati al divertimento leggero.
L’esperimento paga se è vero che, nella momentanea assenza di altri programmi alla cui ombra allignare (il Grande Fratello non è ancora partito), si attinge a piene mani al genere.
Se poi c’è anche un protagonista compiacente che non si sottrae allo show, l’evento raggiunge compiutezza. Perché un conto è il dibattito in studio, dove cosiddetti esperti discettano sulla psicologia dei personaggi che fanno da contorno al delitto, un altro è averli tutti riuniti in favore di telecamere, tutti lì docili schiavi del loro unico Dio, l’apparire, che ha da tempo cancellato anche il più flebile retaggio del pudore.
Si può dunque chiedere alla televisione di staccare la spina dell’orrore, come qualcuno ha fatto di fronte all’ immagine devastata della madre di Sarah dalla terribile verità appresa in diretta, quando sono gli stessi protagonisti che la vogliono attaccata?
Strumento impietoso di realismo, la televisione mostra quello che siamo diventati, e democraticamente dà a ciascuno la sua parte di soddisfazione: al conduttore che immagina lo share alzarsi vertiginosamente, al suo interlocutore che con quel quarto d’ora di celebrità sul piccolo schermo sfugge per un momento la dura condanna all’anonimato, agli spettatori per i quali il male è uno spettacolo che fa bene.
 Peccato che a un certo punto, ospite in agguato, arrivi la pubblicità, che costringe a distogliere lo sguardo dalla messinscena e magari a cambiare canale. Ma non si interrompe così un’emozione…