Come funziona il voto di sfiducia a Theresa May

Come funziona il voto di sfiducia a Theresa May

12 Dicembre 2018 13.46
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Non c'è pace in Gran Bretagna dopo il referendum che ha spinto il Paese sulla via della Brexit. La premier Theresa May, che ha faticosamente raggiunto un accordo per un'uscita "ordinata" di Londra dall'Unione europea, adesso deve infatti fronteggiare la rivolta interna al suo stesso partito. Quarantotto membri dei Tory hanno presentato una mozione di sfiducia nei suoi confronti e il 12 dicembre è previsto il voto, tra le 19 e le 21 ora italiana. Qualora dovesse superare anche questo ostacolo, May rimarrebbe in sella per un anno, secondo le regole dei conservatori. Ma se dovesse andare sotto, perderebbe la leadership del partito e soprattutto quella del Paese. Ecco come funziona.

RAGGIUNTO IL QUORUM MINIMO DEL 15% DEL GRUPPO PARLAMENTARE

La Commissione 1922, organismo preposto a sovraintendere alla procedura per l'elezione della guida suprema dei Tory, ha certificato di aver ricevuto 48 lettere di richiesta di sfiducia contro May, raggiungendo così il quorum minimo del 15% di tutti i deputati che formano il gruppo del partito alla Camera dei Comuni, previsto dal regolamento interno, per far scattare la partita.

VOTO SEGRETO E MAGGIORANZA ASSOLUTA

Il presidente della commissione, il deputato Graham Brady, ha pertanto disposto che tutti i 315 deputati Tory, oltre alla stessa May, si esprimano con voto segreto sulla mozione di sfiducia nei confronti della leadership in carica. Se la maggioranza assoluta approva la mozione, May deve andarsene. In caso contrario, la premier rimarrebbe al suo posto e la sua posizione non potrà essere contestata per almeno un anno.

COSA SUCCEDE SE MAY VIENE SFIDUCIATA

In caso di sfiducia, al contrario, è previsto l'avvio immediato della procedura per la nomina di un nuovo leader, che potrebbe durare diverse settimane. Ogni deputato Tory può presentare la propria candidatura, purché sostenuta da almeno due colleghi. L'elezione comporta poi una sequenza di votazioni ad eliminazione, con esclusione ogni volta del candidato con meno suffragi, fino alla selezione di due finalisti da sottoporre in ultimo al voto postale di una platea più vasta d'iscritti. Salvo che uno dei candidati non ottenga prima la maggioranza assoluta dei consensi del gruppo parlamentare.

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