Micheal Jackson è un thriller senza fine

Re del pop, genio e leggenda della musica. Ma anche artista bizzarro, sospetto pedofilo e Peter Pan straziato. A 10 anni dalla morte la stella di Jacko continua a brillare nonostante le ombre sulla sua vita.

25 Giugno 2019 09.00
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Dieci anni senza Michael Jackson, 10 anni col fantasma di Jacko: se a distanza di un decennio c’è chi ancora è convinto che non sia mai morto, che si sia soltanto negato al mondo, tolto dalla mischia, che dietro la maschera ci sia lui che profetizza l’11 settembre, come nella copertina dell’album Blood on the dancefloor, qualcosa vorrà dire: come minimo, che il suo impatto è stato talmente potente nell’immaginario pop, da rendere impossibile una sua dispersione.

JACKO, ICONA AMBIGUA E PREOCCUPANTE

Si dice che la morte rende eterni, e anche qui c’è del vero, oggi Jackson avrebbe 61 anni e chissà se avrebbe retto all’urto dei mutamenti musicali. Probabilmente sì, anche se la sua carriera era in costante flessione. Ma uno in pista dal 1964 non avrebbe mollato facilmente il suo scettro, il suo ruolo. Prova ne sia la sporca operazione Leaving Neverland, sulla quale abbiamo già detto, che ne ha dilatato ulteriormente il mito, in modo controverso come si conviene a un’icona ambigua e preoccupante.

Alcuni fan russi commemorano Michael Jackson.

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NULLA HA SCALFITO IL SUO PESO NELLA CULTURA CONSUMISTICA

Bizzarro, sospetto pedofilo, Peter Pan straziato, Michael Jackson non si era mai accettato, si tagliava la faccia, che, ma forse questa è solo una diceria che nascondeva una malattia, voleva sbiancarsi la pelle, dormiva in un sarcofago pressurizzato, faceva il bagno in vasche di acqua minerale, spenzolava il figlio neonato da un balcone in quel modo spaventoso. Uno del quale, ci mancherebbe, neanche la morte è certa, con quelle dietrologie, con quelle proiezioni macabre sul suo medico personale, il dottor Murray che forse sbagliò a curarlo, forse lo fece apposta, forse nulla di tutto questo.

Tutto di Michael Jackson era inquietante, disturbante, ma anche le peggiori eventualità sul suo conto non sono riuscite a scalfirne il peso nella cultura consumistica a cavallo tra due secoli

E la babelica confusione nella sua stanza, tutto un dispensario psicotico di pillole, di sostanze e di giocattoli, di foto di bambini, di trofei di colpo patetici. Tutto di Michael Jackson, alla fine, era inquietante, era disturbante, ma anche le peggiori eventualità sul suo conto non sono riuscite a scalfirne il peso nella cultura consumistica a cavallo tra due secoli.

LA stella di Michael Jackson all’Hollywood Walk of Fame a Los Angeles, California.

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TUTT’UNO CON IL SUO LUNA PARK

Chi era Michael, forse non potrà mai dirlo davvero nessuno, così come non era arrivato a capirlo neppure lui stesso. Infantile ma calcolatore. Egocentrico, immaturo, ma capace di reggere il peso di uno status leggendario. Forse l’unica risposta plausibile è che lui era il suo parco divertimenti, la sua Neverland ridotta a un luna-park folle e vagamente macabro come lo sono i luna-park, con quei mascheroni spiritati che si agitano ritmicamente fuori dal castello degli orrori e sembrano ghermirti. Anche lui era un mascherone che faceva paura e insieme attraeva.

THRILLER, L’ALFA E L’OMEGA

Preda e carnefice, dio del pop e stella in declino, Jackson non passa, il mondo non si rassegna alla sua assenza. Colpa e merito anzitutto di quell’exploit, Thriller, l’album perfetto, confezionato da Quincy Jones, che alla fine del 1982 deviava per sempre le traiettorie della musica commerciale unendo tradizione black e disco, superandole, stabilendo una raffinatezza aggressiva e fruibile. Il disco dei record, di tutti i generi, in tutti i sensi, l’album che non passa, che a ogni ascolto lo riscopri, l’album che porta tutto e porta via tutto, che esalta e consuma, che crea il mito e lo distrugge: impossibile ripetersi dopo Thriller, e difatti Jackson non ci riuscì: da allora, impercettibile, la crisi, sempre più evidente disco dopo disco.

Michael Jackson nel 1996 insieme all’attore Mihaly Meszaros, aka Michu.

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IL DISCO DEI RECORD CHE LO CONSEGNÒ ALL’IMMORTALITÀ

Thriller però, uccidendo Michael, lo ha consacrato all’immortalità e ha sparso semi di eternità anche in noi, tutti noi che abbiamo avuto la ventura di vederlo nascere, di farci travolgere. Dieci anni dopo, siamo qui a parlare della sua incombente mancanza, della sua disordinata e avida e sciroccata famiglia, di quei Jackson 5 imberbi manipolati dal padre, dei suoi peccati veri o possibili.

Thriller entrò nei nostri giorni senza chiedere permesso, e, come un virus endemico, ci è rimasto. Senza vaccino, senza speranza

Siamo qui a chiederci come sarebbe oggi Jackson, come sarebbe un mondo con lui dentro. Le quasi 100 compilation finora vomitate sul mercato testimoniano di un Pianeta incapace a rassegnarsi, mentre lo zombie di Mtv non smette di agitarsi: quel video resta un punto e a capo nella storia dell’immaginazione musicale, degna proiezione di un disco assoluto.

BASTANO POCHE NOTE E MICHAEL È ANCORA VIVO

E nessuno può dire di non conoscerlo, chi allora studiava per la maturità, chi va a sostenerla oggi. Andrà così anche in futuro, andrà così per sempre, perché quando succede qualcosa di unico, non smette mai di succedere. Michael predatore di bambini però assolto, Michael bambino egli stesso ritardato e cattivo ma dedito al lavoro come nessuno, Michael re perenne del pop ma sovrano senza più corona, Michael osannato e diffamato in egual misura. Morto e mai morto, sparito e onnipresente, inesausta macchina da soldi e da pettegolezzi, autore di 14 dischi, due dei quali postumi, ma ricordato in eterno per uno solo. Thriller entrò nei nostri giorni senza chiedere permesso, e, come un virus endemico, ci è rimasto. Senza vaccino, senza speranza. Scorrono le estati che ci restano, ma basta un istante di quel disco ad azzerare il tempo, il nostro tempo, per un attimo che, come Michael, non muore.

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