Tim, Calenda appoggia il piano del fondo Elliott

Redazione
21/03/2018

Il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, appoggia il piano del fondo Elliott su Tim. Il progetto, che prevede di...

Tim, Calenda appoggia il piano del fondo Elliott

Il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, appoggia il piano del fondo Elliott su Tim. Il progetto, che prevede di scorporare la rete di telecomunicazioni dal resto del gruppo e successivamente di quotarla attraverso una società ad hoc, secondo il ministro è infatti «coincidente con quello che noi intendiamo fare per l'interesse pubblico». Calenda ha poi aggiunto: «Mi pare però che anche Tim si fosse già orientata in questo senso».

LA BATTAGLIA NEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE. Elliott, che il 15 marzo ha aumentato la sua quota in Tim passando dal 2% al 5,74% (3,75% in azioni e 1,99% in derivati) vuole proporre al prossimo consiglio di amministrazione di rimuovere il presidente della società e cinque consiglieri, accusandoli di scelte sbagliate e poco conseguenti rispetto agli interessi di Tim. La riunione è in programma il prossimo 23 aprile e la partita è più che mai aperta (leggi anche: Fatte le elezioni, come sempre ci si occupa di telefoni).

VIVENDI NEL MIRINO DEL FONDO AMERICANO. Nel mirino del fondo americano c'è l'azionista di maggioranza di Tim, la società francese Vivendi, che con il suo 23,9% del capitale esprime il presidente, l’amministratore delegato e vari consiglieri all'interno del cda. Sono proprio quelli che Elliott vorrebbe sotituire: il presidente Arnaud de Puyfontaine, il vice presidente Giuseppe Recchi e i consiglieri Hervé Philippe, Frédéric Crépin, Félicité Herzog e Anna Jone.

I NOMI PROPOSTI DA ELLIOTT. Elliott vuole sostituirli con l'ex amministratore delegato di Enel Fulvio Conti, il direttore finanziario di Salini Impregilo Massimo Ferrari, Paola Giannotti De Ponti, già chiamata dal fondo nel cda di Ansaldo Sts, il commissario straordinario di Alitalia Luigi Gubitosi, il banchiere Dante Roscini e l'ex ad di Piaggio Rocco Sabelli. Sarebbe invece "salvo" l'attuale ad di Tim, Amos Genish, cooptato al posto di Flavio Cattaneo e la cui nomina deve essere confermata in assemblea.

I POSSIBILI BENEFICI DELLO SCORPORO DELLA RETE. Lo scorporo della rete dal resto del gruppo e la successiva quotazione, oltre a ridurre il debito di Tim e a provocare il ritorno alla spartizione dei dividendi per gli azionisti, potrebbe avere un impatto positivo anche sugli utenti, le tariffe e l'innovazione. Perché la nuova società, se fosse davvero autonoma e completa, potrebbe diventare un concorrente importante di Open Fiber, il veicolo con cui il Gruppo Enel, assieme a Cassa depositi e prestiti, ha cominciato a operare nel mercato italiano della fibra ottica (leggi anche: Parte il 5G, base d'asta di 2,5 miliardi per le frequenze).

[mupvideo idp=”5617865655001″ vid=””]