Tim, cosa spinge Vivendi a sfidare il governo e portare in tribunale la vendita a Kkr

Paolo Madron
13/12/2023

I 400 COLPI. Per molti analisti si tratta di puro masochismo. Ma si sa i francesi, e Bolloré in particolare, se punti nell'orgoglio non sentono ragioni. Anche se la mossa potrebbe puntare ad alzare il prezzo della loro uscita, sgombrando il campo dall’incognita che tiene impiombato il titolo in Borsa.

Tim, cosa spinge Vivendi a sfidare il governo e portare in tribunale la vendita a Kkr

Vivendi non molla l’osso, e si prepara a portare in tribunale la vendita della rete Tim al fondo americano Kkr. Tenaci, non c’è che dire, ed evidentemente anche molto sicuri delle proprie ragioni se non si fanno il minimo scrupolo a sfidare un governo che ha sponsorizzato l’operazione. Ce la faranno? Molto difficile, anche perché avendo rinunciato a chiedere un provvedimento d’urgenza all’indomani del cda che ha deliberato sulla cessione, sanno bene che la giustizia ha tempi lunghi. Sicuramente più di quelli del percorso tracciato che culminerà di qui a sei mesi nel closing dell’operazione. Sorge allora una seconda domanda: perché lo fanno?

Tim, cosa spinge Vivendi a sfidare il governo e portare in tribunale la vendita a Kkr
Il logo Tim (Imagoeconomica).

Cosa spinge Vivendi a portare in tribunale la vendita di Tim a Kkr

Qui le interpretazioni sono molte, con motivazioni che spesso si intrecciano. Per puntiglio, perché considerano un fatto inaudito che la vendita del principale asset del gruppo non sia passato attraverso la convocazione dell’assemblea dei soci. E all’orizzonte si profila l’ombra lunga e costosa di un’epica battaglia tra studi legali con tanto di pareri pro e contro sul tavolo. Per rabbia, visto che, da quando è cominciata, la campagna d’Italia di Vincent Bolloré si è rivelata una Caporetto che ha fatto perdere al gruppo transalpino un sacco di soldi. Per orgoglio, visto che Palazzo Chigi li ha da sempre snobbati muovendosi come se loro neanche esistessero, salvo riceverli per pura cortesia cinque minuti prima che la partita si chiudesse. Per i numeri, ovvero quel 24 per cento che ne fa l’azionista di riferimento di Tim e 30 miliardi di euro, la cifra messa fin da subito sul tavolo per dare semaforo verde allo scorporo della Rete venduta invece a meno di 20. Quinta, e non ultima ragione, per alzare il prezzo della loro uscita sgombrando il campo dall’incognita che tiene impiombato il titolo in Borsa.

Tim, cosa spinge Vivendi a sfidare il governo e portare in tribunale la vendita a Kkr
Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e la premier Giorgia Meloni (Imagoeconomica).

I francesi per togliere il disturbo chiedono 0,6 euro ad azione, più del doppio dell’attuale valore di mercato

Per togliere il disturbo vogliono essere pagati 0,6 euro ad azione (dopo plurime svalutazioni lo hanno in carico a 0,2), che è più del doppio dell’attuale valore di mercato. Nella sua tormentata storia, non sarebbe la prima volta che titoli dell’ex monopolista dei telefoni vengono comprati a un prezzo superiore a quello della quotazione (lo fece nel 2007 Telco sotto la regia di Mediobanca per far uscire Marco Tronchetti Provera), ma la cifra è obiettivamente spropositata e difficilmente si troverà qualcuno disposto ad accettarla, a meno che i francesi non siano inclini a trovare un punto di incontro tra domanda e offerta. Nelle scorse settimane si era appalesata l’ipotesi di un’operazione a fermo da parte di un consorzio di fondi e banche che, sul modello recente di Montepaschi, rilevasse la partecipazione dei francesi giovandosi poi del prevedibile futuro rimbalzo del titolo per venderla con relativo guadagno. L’opzione resta sul tavolo, si vedrà. Qualcuno obietta che la via giudiziaria scelta da Vivendi sia un atto di masochismo, perché sgombrata la minaccia di finire in tribunale, per gli analisti il titolo facilmente si apprezzerebbe avvicinandosi al prezzo da loro richiesto per uscire. Ma conoscendo i francesi, e Bollorè in particolare, quando vengono punti sull’orgoglio non sentono ragioni. Cnsiderando che parallelamente hanno  un altro italico capitolo aperto, quello di Mediaset, che a suo tempo tentarono di scalare prima di rimanere anche lì impantanati. Forse pensavano che la morte di Silvio avrebbe contribuito a sbloccare la partita,  magari con i figli che si fiondavano a Parigi a cedere il controllo. Ma i se e i magari, lungi dal fare la storia, alla fine finiscono per costare molto cari.