Il tafazziano silenzio di Mef e Vivendi su Tim e l’immobilismo della Consob

Paolo Madron
09/10/2023

I 400 COLPI. Il governo e i vertici del gruppo francese si sono visti al ministero dell'Economia, però non è trapelato nulla sull'esito dell'incontro. Risultato: speculazioni sui mercati, senza che l'authority guardiana della Borsa battesse un colpo, e ricostruzioni fantasiose dei giornali. Ma chi è causa della sua opacità pianga se stesso.

Il tafazziano silenzio di Mef e Vivendi su Tim e l’immobilismo della Consob

Vicenda Tim, ovvero un caso da manuale di come non si devono gestire le cose sapendo bene i doveri di trasparenza nei confronti del mercato quando una società è quotata. I fatti. Giovedì 5 ottobre al ministero dell’Economia avviene l’atteso incontro tra rappresentanti del governo (nella fattispecie il ministro Giancarlo Giorgetti e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gaetano Caputi) e i vertici di Vivendi, il gruppo francese che con il suo 23 per cento è l’azionista di riferimento dell’ex monopolista dei telefoni, per cui erano presenti l’amministratore delegato Arnaud de Puyfontaine e il presidente del Supervisory Board Yannick Bolloré (nonché figlio di Vincent). Incontro atteso da mesi, visto che i francesi sono fortemente contrari allo scorporo della rete su cui invece l’esecutivo, in primis Giorgia Meloni che come piace dire a lei ci ha messo la faccia, si è impegnato.

Il tafazziano silenzio di Mef e Vivendi su Tim e l'immobilismo della Consob
Arnaud de Puyfontaine (a sinistra) e Yannick Bolloré di Vivendi (Getty).

Il titolo Tim è arrivato a perdere fino all’8 per cento del suo valore

Ma, incredibilmente, da quell’incontro trapela solo la volontà di non far trapelare nulla. Incredibile perché era fin troppo ovvio che il silenzio avrebbe dato fuoco alle polveri della speculazione. Venendo interpretato, visto il disaccordo tra le parti, come un ulteriore ostacolo all’operazione. Cose che si è puntualmente verificata all’indomani, quando il titolo Tim è arrivato a perdere fino all’8 per cento del suo valore, poco meno di mezzo miliardo di euro su quasi 6 di capitalizzazione. La Consob, ossia il guardiano della Borsa, non ha battuto colpo. Era giovedì sera, fa ancora molto caldo, e probabilmente la dirigenza avrà pensato che si poteva fare un ultimo weekend lungo al mare, quindi meglio evitare scocciature. Non importa se il silenzio della authority che sotto la guida di Paolo Savona ha conosciuto uno dei punti più bassi della sua storia, avrebbe reso ancora più forte il disorientamento del mercato.

L’incontro spacciato come una sorta di riunione carbonara

In altri casi, di portata ben meno significativa rispetto alla vita della più importante azienda di telecomunicazioni del Paese, Consob aveva invece preteso che il mercato venisse anche a grandi linee informato. Perché non c’è cosa peggiore di quando la trasparenza resta in balia delle aspettative. Ma errore ancora più grande lo hanno commesso i protagonisti della storia, cioè il Mef e Vivendi, che in barba alla suddetta trasparenza hanno spacciato l’incontro di giovedì come una sorta di riunione carbonara. Bastavano poche righe, anche di prammatica, quelle che di solito recitano che il confronto è stato costruttivo e che ci si riserva ulteriori approfondimenti.

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Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti (Imagoeconomica).

Il Mef ha dovuto smentire ricostruzioni fantasiose

In mancanza di questo, ci ha pensato sabato un quotidiano a dare la sua interpretazione: il ministero dell’Economia, sentite le ragioni dei francesi che chiedevano un cambio di management e strategia, si sarebbe preso una pausa di riflessione congelando, questo era il sottotesto, l’accordo con il fondo Kkr che lo vede compartecipe all’acquisto della rete. Cosa non vera, e che infatti il Mef stizzito, se pur informalmente, ha provveduto a smentire. Ma, visto che tutto nasce dalla totale mancanza di informazioni al mercato, chi è causa del suo danno prima di prendersela con le interpretazioni creative dei giornali (che pure non ci vanno per il sottile) pianga se stesso.