Tirata d’orecchie a Bossi

Redazione
28/09/2010

I ministri devono tenere «un comportamento sempre e doverosamente istituzionale». Così Silvio Berlusconi “tira le orecchie” a Umberto Bossi dopo...

Tirata d’orecchie a Bossi

I ministri devono tenere «un comportamento sempre e doverosamente istituzionale». Così Silvio Berlusconi “tira le orecchie” a Umberto Bossi dopo le sue invettive su Roma («Spqr? Al Nord significa sono porci questi romani»). Per sdrammatizzare la vicenda, il presidente del Consiglio ha telefonato al sindaco della capitale, Gianni Alemanno, che aveva definito le frasi del leader leghista  «come pietre». Al sindaco, Berlusconi ha riferito di aver parlato con Bossi, il quale gli avrebbe ribadito come la sua fosse soltanto una battuta sul filo dell’ironia del noto fumetto francese Asterix. Una nota di Palazzo Chigi sottolinea comunque come Berlusconi abbia richiamato i ministri a un comportamento consono.
Lo stesso Bossi, durante un collegamento in diretta con gli ascoltatori di Radio Padania, era tornato sulla vicenda con toni caustici: «quelli che ci attaccano per la mia battuta sono dei sepolcri imbiancati. Io ho fatto una battuta», ha dichiarato il Senatùr , «evidentemente hanno reagito così perché hanno la coda di paglia, del resto se potessero ci porterebbero via anche i marciapiedi. Per questa gente qui per una battuta io ho peccato di lesa maestà». Poi Bossi ha aggiunto: «Noi pretendiamo di essere rispettati e di non venire depredati».
Contro il ministro il Pd ha annunciato una mozione di sfiducia appoggiata da Udc e Italia dei Valori, e cerca ora la convergenza dei finiani. «Le affermazioni di Bossi, si legge nel testo messo a punto, «vengono derubricate dal governo e dalla maggioranza a battute di spirito, parole che fanno parte di un supposto e ormai tollerato folklore: in realtà sono chiaramente la spia di una drammatica sottocultura che viene seminata da anni, in un crescendo di volgarità e aggressività antistorica».
Considerazioni di questa natura – continua ancora il documento – sono evidentemente incompatibili con la carica di ministro della Repubblica e con l’articolo 54 della Costituzione, laddove è previsto che “I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore”. Ma il leader leghista non si mostra preoccupato: «Non c’è nessun rischio di un governo tecnico, i voti li abbiamo io e Berlusconi».