Titanic all’irlandese

Alessandro Giberti
20/01/2011

Cowen annuncia le elezioni anticipate per l'11 marzo.

Dopo mesi di polemiche incrociate, accuse velenosissime, faide interne, la canea istituzionale irlandese sembra finalmente aver imbucato la strada di una possibile soluzione: il Taoiseach, il primo ministro, Brian Cowen si è finalmente deciso e ha indetto le elezioni per il prossimo 11 marzo.
Non è stato semplice condurre Cowen alle elezioni. E in fondo gli avvenimenti dei giorni che hanno preceduto l’annuncio delle elezioni anticipate (Cowen è in carica dal maggio 2008) assomigliano molto più a un regolamento di conti interno al partito di maggioranza, il Fianna Fail, piuttosto che al più classico schema di parlamentarizzazione della crisi di un governo che sta pagando la drammatica situazione economico-sociale di Dublino.
IL VOTO DI FIDUCIA. In seguito ai malumori nel Fianna Fail nei confronti della sua leadership, Cowen aveva deciso di sparigliare le carte, convocando un voto di fiducia interno per martedì 18 gennaio. Il suo principale oppositore, Micheál Martin, fino a quel momento sedeva nei banchi del suo stesso esecutivo con il ruolo di ministro degli Esteri.
È stato lo stesso Cowen a rendere nota la sua affermazione nella conta interna, con un messaggio postato su Twitter nella tarda serata del 18. Immediata la reazione di Martin, che ha rassegnato le proprie dimissioni, abbandonando il governo.
L’EFFETTO DOMINO. A quel punto si è innescato un effetto domino incontrollabile: altri quattro ministri hanno seguito l’esempio di Martin, dimettendosi dai loro incarichi nella notte del 19 gennaio (Mary Harney, Dermot Ahern, Noel Dempsey e Tony Killeen); il 20 sono arrivate le dimissioni anche di Batt O’Keeffe, ministro per l’Impresa, il commercio e l’innovazione. Per Cowen non c’è più stato nulla da fare, se non prendere atto che i giorni del suo esecutivo erano terminati.

Il futuro di Dublino: legge finanziaria ed elezioni

Il Taoiseach ha comunque precisato di non avere alcuna intenzione di sciogliere il Dáil (l’unica Camera elettiva del parlamento irlandese) prima che sia approvata la prossima legge finanziaria in entrambi i rami dell’Oireachtas (il Parlamento stesso). Per portare a termine l’iter del provvedimento, sono necessarie ancora tre-quattro settimane.
Il leader dell’opposizione del Fine Gael, Enda Kenny, ha applaudito la scelta di Cowen, sostenendo come il premier avesse finalmente dato un «segnale di chiarezza in grado di ridare autorità e dignità al parlamento di Dublino».
L’APPELLO ALL’UE. Il governo, seppure in versione Titanic (come l’hanno ribattezzato gli analisti irlandesi), sta comunque cercando di presentarsi davanti agli elettori con qualche carta da giocare: alla riunione dell’Eurogruppo di Bruxelles lunedì 17 gennaio, il ministro dell’Economia di Dublino, Brian Lenihan, ha timidamente richiesto che i tassi di interesse sui prestiti ricevuti dal fondo salva-Stati dell’Unione europea, attualmente fissati al 5,8%, vengano abbassati per il futuro. «La questione sarà esaminata», era stata la risposta possibilista del presidente dell’Eurogruppo Jean-Cluade Juncker, al termine della riunione dei ministri dell’Eurozona.
GRADIMENTO A PICCO. Ma tassi alti o meno, il fatto è che Cowen è colato a picco negli indici di gradimento nazionali proprio dopo avere richiesto e accettato gli aiuti internazionali necessari a evitare che le banche irlandesi fossero travolte dalla crisi finanziaria internazionale.
Un atteggiamento da questuante che pochissimo è piaciuto agli irlandesi. Chissà che il timoniere del Titanic non stia trascinando con sé anche tutto il suo equipaggio.