Titanic, fu errore umano

Redazione
27/09/2010

I segreti di famiglia restano tali anche per cent’anni, passando di generazione in generazione. Così è stato per Louise Patten,...

Titanic, fu errore umano

I segreti di famiglia restano tali anche per cent’anni, passando di generazione in generazione. Così è stato per Louise Patten, nipote di Charles Lightoller, l’ufficiale più anziano sopravvissuto al disastro del Titanic, che ha recentemente svelato la verità sulla tragedia tramandatole, attraverso la nonna, dal nonno.
Secondo la sua versione dei fatti l’affondamento, in cui persero la vita 1.500 persone, fu causato da un errore umano. Una verità che è affiorata solo ora perché alcuni dettagli del naufragio faranno parte del romanzo Good as Gold (Pregiato come l’oro) in libreria dal 30 settembre.

Le responsabilità

Nel 1912, anno del disastro, il comandante Charles Lightoller era secondo ufficiale a bordo del Titanic. La collisione tra nave e iceberg, secondo la ricostruzione dell’ufficiale, fu causata da un fraintendimento.
All’epoca esistevano, infatti, due tipi di comando, chiamati rudder (timone) e tiller (barra del timone),che prevedevano però manovre opposte: il comando hard a-starboard (duro a dritta) faceva virare a destra per un tipo di comando e a sinistra per l’altro.
L’allora timoniere del Titanic, Robert Hitchins, era stato addestrato con il metodo rudder, ma gli ordini tiller erano ancora in voga nel Nord Atlantico. Quindi, quando il primo ufficiale William Murdoch vide l’iceberg e diede l’ordine hard a-starboard, Hitchins, preso dal panico, ruotò il timone in rotta di collisione con il blocco di ghiaccio.

Continuare la navigazione fu un «atto criminale»

Le rivelazioni non finiscono qui. Lightoller era anche a conoscenza della scioccante decisione presa dal capitano Edward Smith di continuare a navigare in seguito all’incidente. Smith era stato a sua volta persuaso da Bruce Ismay, presidente della White Star Line, preoccupato di recare danno alla reputazione della compagnia con un eventuale ritardo. «Mio nonno descrisse quel provvedimento come un atto criminale» racconta Patten.
La navigazione dopo l’urto con l’iceberg aumentò la pressione dell’acqua nello scafo, spingendola oltre i tramezzi e velocizzando l’affondamento del transatlantico di parecchie ore. «La nave più vicina era solo a quattro ore di distanza», dice Patten. «Se il Titanic fosse rimasto fermo, i soccorsi sarebbero potuti arrivare prima che calasse a picco».

Una testimonianza chiave

Probabilmente si tratta di una storia come tante altre. L’ennesima teoria che si aggiunge a quelle proposte a fasi alterne nell’ultimo secolo.
Eppure Michael McCaughan, uno specialista marittimo esperto del Titanic, ammette che non è la prima volta che viene avanzata l’ipotesi del fraintendimento dei comandi rudder e tiller, e che la testimonianza della Patten non solo è interessante, ma sarà certamente fonte di nuove discussioni e dibattiti.

 

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