Quali sono i segnali di una possibile nuova crisi economica

Quali sono i segnali di una possibile nuova crisi economica

25 Marzo 2019 16.22
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Segnatevi la data del 22 marzo 2019, perché è il giorno in cui la curva dei rendimenti dei titoli di stato americani si inverte per la prima volta dall'agosto del 2007. Cioè dall'inizio di quella che è comunemente conosciuta come crisi dei mutui subprime cominciata quando il 7 agosto di dodici anni fa la banca francese Bnp Baripas ammise di non poter più ripagare i sottoscrittori di tre dei suoi fondi di investimento perché ormai incapace di comprendere il reale valore dei titoli sottostanti basati proprio sui mutui ad alto rischio americano. Del resto l'inversione è chiarissima nel suo significato: se i titoli a tre mesi pagano di più di quelli a dieci anni, la traduzione letterale è: i mercati sono più sicuri che quel titolo venga rimborsato a tre mesi che entro dieci anni, si può guadagnare maggiormente ora che con un investimento nella stabilità. Ovviamente i rendimenti non sono una fotografia della realtà ma sono un segnale di allarme e in particolare vengono solitamente interpretati come l'avvertimento di una recessione imminente.

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WASHINGTON E BERLINO: I RENDIMENTI SUI TASSI SPIE ROSSE DELLA CRISI

Ecco perché alla notizia si è diffuso sui mercati il timore che il segnale annunci l'inizio se non di una recessione di una nuova fase, peraltro già prevedibile da mesi guardando i dati per nulla confortanti in arrivo anche dalla Germania, cioè dalla prima economia europea e dalla fabbrica del mondo cinese. Secondo il presidente della Bce, che proprio in quelle ore si trovava di fronte al parlamento europeo, la probabilità di una recessione è in realtà molto bassa, ma lo scenario che abbiamo di fronte è comunque caratterizzato da una incertezza pervasiva. E tuttavia i segnali negativi continuano a moltiplicarsi. E oltre da Washington, arrivano anche da Berlino, dove il rendimento del bund, cioè il titolo di Stato a dieci anni tedesco, sempre il 22 marzo è entrato in territorio negativo. A innescare questa volta la corsa al Bund è stato il calo dell'indice delle Pmi dell'Area euro cioè le previsioni negative per la piccola e media industria dell'Eurozona, un indice che è il termometro dello stato di salute dell'economia della locomotiva europea, ma anche di quella italiana. L'indice non registrava un livello così basso da sei anni. E cioè dal periodo in cui la crisi del debito si era trasformata in credit crunche crisi dell'economia reale: anche allora i titoli della Germania erano diventati beni rifugio capaci di compensare la speculazione sui titoli dell'Europea mediterranea.

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