Perché la spinta monetaria rischia di nuocere agli investitori

Il sostegno ai listini toglie al mercato la capacità di determinare i prezzi corretti delle attività. E ci potrebbero essere brutte sorprese nei portafogli.

26 Giugno 2019 15.37
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La Borsa brasiliana da un anno a oggi segna una crescita di oltre il 40%: ai mercati piace l’elezione dell’uomo forte Jair Bolsonaro? In realtà il trend positivo è cominciato più di tre anni fa. Dai valori di gennaio 2016 l’indice Bovespa è quasi triplicato. Questo avviene nonostante gli investimenti nell’economia reale in Brasile siano in netto calo, evidenziando un contesto di malessere economico, imputabile alla sostanziale paralisi politica nell’amministrazione dell’ex capitano dell’esercito.

CRESCITA ECONOMICA IN NEGATIVO

La crescita economica è tornata a segnare un dato negativo come non accadeva, appunto, dal 2016, e gli indicatori di aprile e maggio suggeriscono pochi miglioramenti. Il Brasile crescerà meno dell’1% quest’anno, secondo le stime correnti della Banca centrale. L’economia ristagna perché si sono bloccati gli investimenti (anzi segnano -1,7% nel primo trimestre). Soltanto nel 2013 valevano il 20% del Pil, oggi circa il 15%.

IL CROLLO DEGLI INVESTIMENTI PUBBLICI

Bolsonaro ha promesso deregulation, privatizzazioni e – soprattutto – la riforma delle pensioni (non ispirandosi a Matteo Salvini ma a Elsa Fornero), ma lo scontro con il Congresso per ora si è rivelato sterile. Nel frattempo è arrivata una serie di scandali a colpire il già chiacchierato presidente. Il problema del Brasile è che la corsa di investitori degli ultimi tre anni ha provocato un eccesso di capacità di produzione, una situazione che rende improbabili ulteriori investimenti da parte del settore privato. Servirebbero dunque gli investimenti pubblici (-27% nel primo trimestre 2019 rispetto allo stesso periodo del 2018), ma senza la riforma delle pensioni non c’è spazio fiscale nel raffazzonato bilancio carioca.

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Il presidente Usa Donald Trump.

TRUMP VUOLE FAR LA GUERRA ALLA BCE

I problemi brasiliani potrebbero però non essere così specifici: dopo 10 anni di stimoli monetari, il presidente Usa Donald Trump sembra volere far ingaggiare una gara “al ribasso” alla Federal Reserve, in particolare contro la PBoC (Public Bank of China) e la Bce. Le accuse sono chiare: manipolazione del cambio. L’obiettivo è un dollaro più debole per spingere esportazioni e crescita. La Fed, in un contesto di crescita economica robusta, di piena occupazione e di inflazione in linea coi target, fino allo scorso dicembre stava invece accumulando margine per possibili futuri interventi, ripristinando tassi a livelli più normali. Anche la Bce avrebbe voluto iniziare a parlare di normalizzazione, dopo la fine del Quantitative easing, ma l’assenza di inflazione e le difficoltà di alcuni Paesi hanno indotto il presidente Mario Draghi ad annunciare disponibilità a nuove stagioni di easing o a ulteriori riduzioni dei tassi (già oggi in territorio negativo).

LE CONSEGUENZE DELLA SPINTA MONETARIA

Tutta questa spinta monetaria, questo sostegno ai listini, toglie al mercato una funzione essenziale: la capacità di determinare i prezzi corretti delle attività. Il risultato, tra tassi perennemente a zero o negativi e disponibilità di capitale a volontà, potrebbe essere quello di aver generato una sovracapacità produttiva in tutto l’Occidente, col rischio – se si continua così – di dover “stampare” un po’ di domanda, con le Banche centrali impegnate a soddisfare gli eccessi di capacità produttiva.

IL CASO DEI FONDI H2O

Ma se tutta l’economia si regge sulla liquidità, forse è il caso di comprendere bene l’impatto della vicenda dei fondi H2O che hanno subito la scorsa settimana pesanti ritiri (oltre 1,3 miliardi di euro) da parte degli investitori. Il motivo è molto semplice: è emersa una esposizione dell’azienda a titoli altamente illiquidi di società collegate a un uomo d’affari tedesco (Lars Windhorst) con una storia di problemi legali. Dopo la brutta fine di un fondo di Gam Asset Management lo scorso anno, questo di H2O è già il secondo episodio nel mese di giugno, visto che il fondo Equity Income di Woodford è stato costretto a sospendere i rimborsi agli investitori a causa dei troppi titoli illiquidi e non quotati in portafoglio. Gli investitori sono ancora intrappolati nel fondo e potrebbero rimanerci a lungo.

Bruno Crastes, numero uno di H2O.

I RISCHI DI INVESTIRE IN ATTIVITÀ NON CONVENZIONALI

I mercati offrono rendimenti prossimi allo zero per le attività tradizionali, e molti ambiziosi gestori di fondi cercano crescita e successo investendo in attività non convenzionali. Solo a posteriori gli investitori scoprono, nel panico, che i loro risparmi sono in piccole partecipazioni azionarie come nel caso di Mr Woodford, o con legami poco chiari come nel caso di H2O, con una parte del portafoglio investita in titoli che in realtà hanno un valore più vicino allo zero che al valore nominale.

VERSO UNA TEMPESTA PERFETTA

La presenza di apparenti conflitti di interessi sia nel caso di Woodford, che per il boss di H2O, Bruno Crastes, aggrava una situazione che probabilmente è più diffusa che circoscritta a casi isolati: tantissimi risparmiatori, alla ricerca di rendimento, hanno comprato fondi ed Etf su obbligazioni dei mercati emergenti o di emittenti corporate ad alto rendimento. Questi fondi presentano ogni giorno un “valore di mercato”, dando l’impressione di essere liquidi, ma al loro interno molti potrebbero essere pieni di titoli molto poco liquidi. L’effetto potrebbe essere molto doloroso: se la musica finisce (si alza il velo sulla diffusa presenza di titoli illiquidi nei portafogli) e gli ospiti (investitori) decidono di abbandonare la sala, scopriranno di doversi accalcare per passare da una porta stretta in un angolo della stanza. Nella migliore delle ipotesi qualcuno rimedierà delle dolorose gomitate. E per un mondo che regge mercati ed economia reale sulla liquidità potrebbe essere una vera tempesta perfetta.

*Dietro questo nom de plume si nasconde un manager finanziario.

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