Adriana Belotti

Spesso il buonismo è l'altra faccia dell'intolleranza

Spesso il buonismo è l’altra faccia dell’intolleranza

Occorre smantellare questa cultura comune quantomai obsoleta e nociva e puntare invece alla promozione di programmi e politiche che trasmettano un'immagine delle persone diversamente abili come soggetti attivi e in grado di autodeterminarsi.

08 Giugno 2019 14.00

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La notizia delle ripetute violenze subita dalla bambina con disabilità cognitiva a opera dei suoi genitori a Milano e diffusa in questi giorni dai media appartiene a quel genere di drammatici episodi di cronaca che non vorrei mai dover leggere. Sì, perché se è vero che un minore, in quanto individuo nelle prime fasi del percorso di crescita, non possiede ancora tutte le competenze e gli strumenti per difendersi, è altrettanto evidente che la condizione di disabilità cognitiva lo rende anche più vulnerabile. È difficile commentare questa triste storia di abusi senza cadere nell’ovvio. È naturale provare rabbia per quanto è successo. Viene spontaneo scagliarsi contro i genitori della bimba che la chiamavano «scimmia» ma che la trattavano come probabilmente mai avrebbero fatto con un animale se lo avessero avuto in casa.

UNA BAMBINA ABBANDONATA DA TUTTI

Quando succedono episodi del genere nella mente di tutti noi sorgono sempre le solite domande: come mai non è stato fatto niente di efficace per impedire che ciò accadesse? Perché gli insegnanti della piccola che, stando a quanto riportato dalla stampa, frequentava la scuola dell’infanzia non sono intervenuti per denunciare i maltrattamenti? Come mai non l’hanno fatto i vicini di casa, i parenti e gli amici della famiglia? Queste persone rientrano tutte nella rete sociale di prossimità della bimba e dei suoi genitori. È impossibile che nessuno si sia accorto di ciò che le stava succedendo.

Posso immaginare che il contesto fosse molto complesso e delicato ma mi chiedo se non si sarebbe potuto prendere provvedimenti prima

Che ruolo che hanno avuto i servizi sociali in questa vicenda? Sappiamo che a fine aprile la procura ha disposto l’affidamento della minore al Comune ma a quanto mi sembra di cogliere la situazione aveva raggiunto un livello di pericolosità tale da richiedere un intervento più che tempestivo. Posso immaginare che il contesto fosse molto complesso e delicato ma mi chiedo se non si sarebbe potuto prendere provvedimenti prima. Ogni giorno trascorso insieme a dei genitori maltrattanti significa subire un trauma in più e mettere in serio pericolo l’incolumità fisica e psicologica della bimba.

I DISABILI ANCORA RITENUTI COME PERSONE INFERIORI

Questi sono stati i miei pensieri di “pancia”, i ragionamenti di senso comune che ho compiuto d’istinto, appena appreso questo doloroso episodio di cronaca. Sempre a livello viscerale ho provato molta rabbia nei confronti dei genitori e di tutti coloro i quali con la loro omertà o indifferenza hanno permesso che la violenza si perpetuasse. Penso sia una reazione emotiva comune e giustificabile ma sono altrettanto convinta che lasciarsi guidare dal rancore non servirebbe a niente, non renderebbe giustizia alla piccola e non contribuirebbe ad alleviare la sua sofferenza.

Forse può essere più utile iniziare un altro tipo di ragionamento. La vicenda che ci è stata raccontata è uno dei tanti esempi che dimostrano come la condizione di disabilità sia percepita ancora oggi una disgrazia individuale e familiare, un’infermità del corpo e/o della mente. Per questo a livello di senso comune (e non solo) siamo giudicati inferiori dai normodotati. Poggiamo metaforicamente su un gradino più in basso rispetto a loro, forse anche due o tre. Sappiamo bene invece che la disabilità non coincide con i deficit individuali bensì con le caratteristiche della società, ritenute “disabilitanti” in quanto non garantiscono pari opportunità a tutti i suoi membri.

SPESSO IL BUONISMO È L’ALTRA FACCIA DELL’INTOLLERANZA

Quello che è successo alla piccola egiziana rappresenta un caso estremo, come ce ne sono stati molti altri in Italia. Abusi ai danni di persone disabili, adulti o bambini, compiuti sia da stranieri sia da italiani. La violenza non ha nazionalità, come non ce l’hanno l’ignoranza e il pregiudizio. Esiste però un’altra forma di prevaricazione, molto più sottile e forse meno evidente di quella fisica o delle offese e intimidazioni verbali.

Occorre smantellare questa cultura comune legata ad un’immagine di persona con disabilità quantomai obsoleta e nociva

Il buonismo, il paternalismo, la tendenza a infantilizzare chi ha una disabilità, modalità discorsive e comportamentali di cui la nostra cultura è impregnata fino al midollo, non producono ematomiecchimosi sul corpo eppure sono ugualmente violenti e dannosi per chi ne è vittima. L’intolleranza o violenza e il buonismo o paternalismo rappresentano due facce delle stessa medaglia perché si fondano sull’erronea convinzione che l’altro, a causa della sua diversità, sia “sbagliato” e quindi inferiore. Ritenere che le persone con disabilità siano eterni bambini da accudire, puri e semplici oggetti di cura incapaci di autodeterminarsi, credere che siano un peso e non una ricchezza per se stessi e la comunità, essere convinti di tutto questo non provoca meno danni che infliggere percosse o insulti.

La maggior parte delle teorie sulle persone disabili attualmente esistenti a livello di senso comune, ma anche all’interno del mondo politico e della comunità scientifica, sono molto pericolose. Penso allora che, al di là dei singoli casi di violenza o discriminazione, occorra smantellare questa cultura comune legata ad un’immagine di persona con disabilità quantomai obsoleta e nociva e puntare invece alla promozione di programmi e politiche che promuovano un’immagine delle persone disabili come soggetti attivi e in grado di autodeterminarsi. Solo trasformando le teorie di senso comune a livello collettivo si può sperare di cambiare anche il modo di pensare ed agire dei singoli.

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Commenti: 1

  1. Bisognerebbe, si dovrebbe…
    Signora, siamo in Italia non in un Paese scandinavo. Qui non funziona niente, tutti se ne lavano le mani, non si ritengono responsabili di nulla, campioni di scarica barile, anche coloro che dovrebbero occuparsi di sicurezza, assistenza e servizi sociali tirano a far venir sera e poi fine mese. E secondo lei in un paese talmente corrotto da far sembrare alieni quei pochi che provano a fare il loro dovere qualcuno si prenderà la briga di promuovere o addirittura legiferare a favore dell’autodeterminazione dei disabili? Una cosa alla volta, stiamo precipitando, ci sarà lo schianto e poi forse la rinascita. Speriamo.

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