Toninelli ha assicurato che Autostrade pagherà per il Morandi

Toninelli ha assicurato che Autostrade pagherà per il Morandi

13 Febbraio 2019 10.28
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«Come promesso Autostrade per l'Italia pagherà l'intera somma della demolizione e ricostruzione del Ponte Morandi di Genova. In una lettera l'impegno: 290,9 milioni che doverosamente tornano così alla collettività. Bene così», ha annunciato il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli su Twitter.

DI BATTISTA INSISTE PER TOGLIERE LE CONCESSIONI AI BENETTON

Treni per collegare gli aeroporti di Roma ai parchi in Abruzzo: «Sono queste le infrastrutture che servono, quelle per i cittadini e per i pendolari. Non quelle che servono al partito di Confindustria e al partito delle lobby. I nemici dell'interesse nazionale sono i Benetton: aumentando i pedaggi, senza garantire assistenza e manutenzione. Si deve avere il coraggio di togliere le concessioni ai Benetton, che tutt'oggi foraggiano i giornali, e riprenderci le autostrade», ha detto recentemente Alessandro Di Battista, esponente del M5s, nel corso di un comizio elettorale a Pescara.

VENTI POSSIBILI NUOVI INDAGATI IN ANAS

Nell'inchiesta sul crollo del ponte si preannuncia intanto un'altra lista di indagati in vista del secondo incidente probatorio. I nomi dei nuovi indagati sarebbero una ventina e comparivano già nella lista di 100 persone depositata a gennaio dai militari del primo gruppo della guardia di finanza. In quell'elenco figurano vertici e dirigenti di Autostrade e Spea (società controllata del gruppo Atlantia che si occupa di manutenzione e monitoraggio), del ministero delle Infrastrutture ma anche ex dirigenti e tecnici di Anas. I nomi sono in pratica quelli di tutti coloro che ebbero a che fare con il viadotto autostradale dagli anni '90 in poi. La data non è casuale: tra il '92 e il '93 venne realizzato il lavoro di retrofitting (il rinforzo) della pila 11. Da allora, secondo gli investigatori, non vennero più eseguite opere di messa in sicurezza della struttura. Il progetto di retrofitting delle pile 9 (quella crollata) e 10, infatti, risale al 2015 ma venne approvato definitivamente solo nel giugno 2018, due mesi prima della tragedia, avvenuta il 14 agosto causando 43 morti.

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