Tonino perde i pezzi

Redazione
10/12/2010

di Salvatore Cannavò Se Gesù Cristo che era un Padreterno ogni 12 se ne perdeva uno, io che sono un...

Tonino perde i pezzi

di Salvatore Cannavò

Se Gesù Cristo che era un Padreterno ogni 12 se ne perdeva uno, io che sono un povero cristo mica lo posso sapere prima cosa hanno in testa i deputati che stanno con me!».
Sceglie una massima evangelica, Antonio Di Pietro, per commentare la burrasca che si è scagliata contro il suo partito, che sembra sempre più ristretto e protagonista di un paradosso micidiale.
Il campione dell’antiberlusconismo rischia di essere il gruppo parlamentare che alla fine consentirà al Cavaliere di farla franca. Il leader dell’Idv ne è consapevole, la minaccia è più insidiosa e va al di là del voto del 14 dicembre e riguarda il futuro del suo movimento politico, forte di un pacchetto di voti consistente ma, dopo dieci anni di vita, ancora fragile, esposto a umori variabili e a crisi sempre possibili.
Certo,  Di Pietro non poteva restare con le mani in mano e assistere impassibile a quella che è ormai è definita la “compravendita dei deputati”: così è arrivato un esposto alla procura di Roma che ha aperto un fascicolo processuale (leggi l’articolo qui).

Uno spettacolo per alleviare le preoccupazioni

Di Pietro inizia a esserne consapevole e infatti appare meno sicuro e baldanzoso e più corrucciato e preoccupato. A lenire le preoccupazioni nella giornata del 10 dicembre è stato anche il fatto che l’Idv, insieme ai Comitati per l’Acqua pubblica, ha potuto festeggiare il via libera dato dalla Cassazione ai quesiti referendari su cui sono state raccolte più di un milione di firme. Inoltre, sempre nella serata del 10 dicembre, al PalaDozza di Bologna ci sarà la manifestazione-spettacolo, «Il Dittatore del Bunga Buna. Lui va io resto…».
Una serata di informazione e spettacolo in cui, oltre a Di Pietro, si alterneranno sul palco Marco Travaglio, Dario Fo, Antonio Cornacchione, le vignette di Vauro, il pm Ingroia con un videomessaggio registrato, Gioacchino Genchi e molti altri. Una serata programmata per reggere il confronto con il Pd che l’11 dicembre terrà la sua grande manifestazione a Roma ma che capita a fagiolo per rincuorare un movimento che ha subito, in due giorni, la perdita di due deputati che potrebbero essere decisivi per salvare il governo Berlusconi (nel primo pomeriggio del 10 dicembre i numeri danno 314 voti alla sfiducia e 313 al governo).
Il problema è che l’Idv non è nuovo a questi incidenti (leggi l’articolo). Nella scorsa legislatura un posto d’onore se l’è guadagnato il senatore napoletano Sergio De Gregorio, eletto nelle liste dell’Idv e passato immediatamente al centrodestra per guadagnare la poltrona di presidente della Commissione Difesa. Quello già fu un caso imbarazzante che rivelò un certa faciloneria nella composizione delle liste da parte di Di Pietro.
De Gregorio aveva uno strano passato di giornalista televisivo che improvvisamente diventò, agli inizi degli anni 90, in piena disfatta socialista, direttore dell’Avanti. Poi entrò in Forza Italia, fondò l’Associazione Italiani nel mondo e infine fu eletto al Senato dall’Idv. Per poi tornare da Berlusconi e finire nell’occhio della magistratura per “favoreggiamento della camorra” e “corruzione”. Un bel curriculum.

I deputati dalla fuga facile

Ma l’emorragia di deputati è continuata anche in questa legislatura. Di Pietro con Razzi e Scilipoti, ne ha già perduti sette. Nel luglio del 2008, a tre mesi dal voto, il deputato Jean Leonard Touadi si è spostato al Pd. Poi nel gennaio 2009 è stata la volta di Americo Porfidia che oggi è nel gruppo Noi Sud e quindi con Berlusconi.
Poi è stata la volta di Beppe Giulietti, fondatore di Articolo 21, che è passato al gruppo Misto restando all’opposizione di Berlusconi. Nel novembre 2009 è stata infine la volta di Pino Pisicchio che ha lasciato il gruppo per andare con Rutelli e di Aurelio Misiti che invece è passato al Mpa di Lombardo. Sette perdite in un gruppo parlamentare di 27 componenti, oggi ridotto a 22, equivale al 25%: un segnale evidente di qualcosa che non funziona.
Del resto, la composizione del gruppo è piuttosto disomogenea e spesso contraddittoria. Di Pietro può, ad esempio, contare su parlamentari molto efficienti e efficaci, come il capogruppo alla Camera, Donadi o i suoi vice Evangelisti e Borghesi, di scuola Pci il primo e di derivazione leghista il secondo. Ma poi deve anche fare i conti con le “intemperanze” del deputato Barbato, quello che si è presentato in aula con un sacchetto della spazzatura ed è stato sospeso per sei giorni.
Ci sono deputati come Gabriele Cimadoro, cognato di Di Pietro, dal passato tormentato: prima Ccd, poi Udc, Udr, Democratici (l’asinello di Prodi), Idv, ancora Udc e, infine, nel 2007 ritorno all’Idv. Un altro deputato, che alcuni uomini di Berlusconi hanno additato come possibile bersaglio della “campagna acquisti”, Davide Favia, marchigiano, è stato già iscritto a Forza Italia e sembra poco contento della gestione del partito nelle Marche.
Così come poco soddisfatto è il deputato torinese, Gaetano Porcino, ex Margherita. Voleva già lasciare l’Idv a gennaio, dopo le difficoltà a candidare il figlio di 21 anni alle regionali del Piemonte. Candidatura poi ottenuta (il ragazzo è risultato il primo dei non eletti) e dissenso rientrato. Un caso di “familismo” politico che però è stato contrastato da un altro deputato Idv, Renato Cambursano, che all’ultimo congresso del movimento si era schierato con Pancho Pardi, (fondatore del movimento dei “girotondi”) e che al congresso torinese dell’Idv aveva sconfitto proprio Porcino.
Non è un caso, quindi, se anche quest’ultimo sia finito nel mirino del Pdl. Questa gestione disinvolta, passato il 14 dicembre, potrebbe far emergere una contestazione che potrebbe trovare come punto di riferimento il vero competitor interno di Di Pietro, l’ex magistrato e ora parlamentare europeo, Luigi De Magistris.
Il quale non ha mai nascosto la sua intenzione di assurgere a un ruolo di primo piano nella politica italiana – ancora oggi non è esclusa la sua candidatura a sindaco di Napoli o la sua partecipazione a primarie nazionali per la leadership del centrosinistra. Cavalcare una campagna di moralizzazione interna all’Idv potrebbe essere una carta da giocare.
Infine c’è l’insidia interna. Alle elezioni regionali l’Idv ha superato l’8% dei voti mentre oggi i sondaggi la danno tra il 5 e il 6%. I voti persi si stanno trasferendo al Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, accreditato del 2-4% dei consensi elettorali. Grillo rilancia in parte i motivi originari di Di Pietro, la lotta contro la “casta”, una certa antipolitica, l’aggressività verbale, anche un certo antistituzionalismo.
Insomma, un concorrente che ha già eroso i consensi dipietristi in Piemonte e in Emilia nel corso delle ultime regionali. Ecco perché Antonio Di Pietro rischia di divenire l’agnello sacrificale dell’attuale congiuntura politica ed è per questo che cercherà nei prossimi mesi di correre ai ripari. Sperando, per lui, che non sia troppo tardi.