Samuele Cafasso

Torino ha già vinto la sfida dei libri con Milano nel 2019

Torino ha già vinto la sfida dei libri con Milano nel 2019

16 Novembre 2018 07.00
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Fuori dalla corsa per le Olimpiadi invernali, acciaccata per la vicenda Tav e le difficoltà di Fiat, in crisi di identità con l'amministrazione Appendino. Però Torino una competizione con Milano l'ha comunque vinta: il Salone internazionale del libro non avrà rivali nel 2019 (ipotesi più probabile) o, se l'avrà, non sarà tale da impensierirne minimamente la leadership a livello nazionale. Fiera di Milano e Aie, l'associazione degli editori, non hanno ancora comunicato la data di svolgimento della manifestazione milanese concorrente Tempo di Libri che, a questo punto, è impossibile si svolga a marzo, come inizialmente previsto. Visto l'affollamento del calendario negli altri mesi, sarà comunque difficilmente spostarla ad altra data.

NON C'ERANO I TEMPI TECNICI

Una comunicazione ufficiale (si fa, non si fa) era attesa per il 28 ottobre, al termine del consiglio di amministrazione di Fiera. Questa comunicazione, però, non è arrivata e nulla si è ancora mosso a 15 giorni di distanza. Andrea Kerbaker, direttore dell'ultima edizione, a Lettera43.it non può così che confermare quanto aveva già dichiarato due settimane fa a la Repubblica, ossia che non c'erano i tempi tecnici per mettere in moto la macchina, soprattutto sul fronte degli sponsor e del coinvolgimento delle scuole. Affermazione che vale tanto più adesso.

GLI EDITORI: ADESSO È TARDI, DIFFICILE SOSTENERE DUE RASSEGNE

Qualche editore, dietro le quinte, tira più di un sospiro di sollievo: il doppio appuntamento Torino-Milano aveva costi proibitivi e un'organizzazione estremamente complicata, specie per chi non aveva grandi strutture alle spalle, che poi significa la maggior parte delle case editrici in Italia. Ufficialmente, gli editori rimangono in attesa di informazioni. Stefano Mauri, gruppo Gems, spiega che gli editori «non conoscono ancora i progetti». Riccardo Cavallero spulcia il calendario e spiega che, a questo punto, «se nessuno finora ci ha detto nulla e difficile che si possa fare qualcosa almeno fino a marzo-aprile del 2020». Il motivo è presto detto: a maggio del 2019 c'è il Salone, poi inizia la stagione dei festival letterari che ha uno dei suoi culmini con Mantova ai primi di settembre. A ottobre tutti volano a Francoforte per la Buchmesse, a novembre, sempre a Milano, ci sarebbe Bookcity. Ergo, bisogna scavallare l'anno dopo. A meno che non si decida un tandem Bookcity-Tempo di Libri, che però a questo punto sarebbe una cosa un po' diversa. E comunque FieraMilano City, dove si è svolta l'ultima edizione, è già prenotata per l'8-11 novembre e per il 22-24.

Di fronte a questo scenario, Torino sembra un orologio svizzero, ma solo per comparazione. La Fondazione per il libro, la musica e la cultura che nelle edizioni precedenti organizzava la manifestazione è in liquidazione, il marchio all'asta (probabilmente sarà acquistato dalle fondazioni bancarie e poi "affittato" agli enti locali). Il presidente del Salone, Massimo Bray, si è dimesso a settembre, un po' a sorpresa, e complicando un quadro già difficile.

LAGIOIA FA IL PIENO SOTTO LA MOLE: «ADESSO 3 ANNI IN TRANQUILLITÀ»

Allo stesso tempo, è saldamente in sella il direttore artistico Nicola Lagioia, artefice del grandissimo successo degli ultimi due anni con il record di oltre 170 mila visitatori nel 2018: nonostante il suo contratto debba ancora essere firmato, è al lavoro già dalla fine della scorsa edizione e a breve la sua squadra sarà ufficializzata. Scadono venerdì 16 novembre i bandi per l'individuazione di tre posizioni: un responsabile della programmazione e due impiegati, di cui uno si occuperà specificamente di scuole e ragazzi. Piccola curiosità che spiega il clima di incertezza: a farsi carico dell'organizzazione è il Circolo dei Lettori, istituzione che fa capo al Comune e dove dovrebbe entrare la Regione, inizialmente pensata per altri scopi. Nei bandi non si utilizza il termine Salone internazionale del libro, ma si parla genericamente di una «manifestazione internazionale», essendo il marchio all'asta e attualmente non disponibile. E però, la barca va: «Stiamo lavorando agli apppuntamenti e abbiamo già ottenuto l'adesione degli editori, probabilmente ne avremo un numero maggiore dell'anno scorso, quando già ci sono stati problemi di spazi a ospitare tutti. Un evento come Torino significa organizzare 1.500 incontri: bisogna chiuderne cinque al giorno di media. Negli ultimi due anni abbiamo lavorato in condizioni precarie, adesso mi aspetto tre anni più facili. Comunque invidio Francoforte che, già oggi, sa che l'Italia sarà Paese ospite nel 2023».

A Torino, quindi, sono attesi tutti i principali editori, compresi i big Mondadori e Gems che nel 2017, primo anno di Tempo di Libri, avevano invece disertato la Mole, essendo i principali sostenitori della manifestazione concorrente. Nel 2018 sono tornati a Canossa, per così dire. Anche perché tra le due manifestazioni, e nonostante un netto recupero di Tempo di Libri nell'ultimo anno, permane una differenza non facilmente spiegabile ma fondamentale: sotto la Mole gli editori organizzano incontri e spendono, ma vendono anche molte copie. A Milano, molto meno. La situazione, comunque, non è ancora completamente pacificata. Innanzitutto il fronte torinese ha respinto le proposte di dividere il Salone a metà, organizzando un evento che si svolgesse ad anni alterni nelle due città. Inoltre, anche a seguito della vicenda dei due saloni, gli editori si sono spaccati in due associazioni, motivo per cui oggi i piccoli e medi, in parte riuniti in Adei, vedono con contrarietà l'ipotesi che Aie entri nella governance del Salone di Torino, temendone la cannibalizzazione.

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