Torturatori al vertice della polizia, Gabrielli contro Zucca

Redazione
21/03/2018

«Arditi parallelismi e accuse infamanti, che qualificano soltanto chi le proferisce». Il capo della polizia Franco Gabrielli ha commentato così...

Torturatori al vertice della polizia, Gabrielli contro Zucca

«Arditi parallelismi e accuse infamanti, che qualificano soltanto chi le proferisce». Il capo della polizia Franco Gabrielli ha commentato così le parole del sostituto procuratore della Corte d'Appello di Genova, Enrico Zucca, che durante un dibattito sulla morte di Giulio Regeni aveva sostenuto che «i nostri torturatori sono al vertice della polizia».

LA CERIMONIA IN RICORDO DI BEPPE MONTANA. Gabrielli, che si trova ad Agrigento per una cerimonia in ricordo di Beppe Montana, il capo della Squadra Catturandi di Palermo ucciso dalla mafia nel 1985, ha aggiunto: «In nome di chi ha dato il sangue, di chi ha dato la vita, chiediamo rispetto».

LA FORZA DELL'ESEMPIO. Gabrielli ha ricordato che soprattutto chi ha compiti di responsabilità è chiamato a dare l'esempio e a essere credibile: «L'esempio ha una forza rivoluzionaria e dirompente. Questo dev'essere un memento per ciascuno di noi, in nome di chi prima e meglio di noi ha saputo interpretare le funzioni pubbliche con onore e disciplina. Come Beppe Montana e i moltissimi colleghi che abbiamo ricordato, che anche e soprattutto in questa terra hanno pagato con la loro vita quel loro impegno».

IL SACRIFICIO QUOTIDIANO. Ecco perché, ha detto ancora Gabrielli, «mi risuonano ancora più oltraggiose le parole di chi, non più tardi di ieri, ha detto che ai vertici della polizia ci sono dei torturatori. Noi facciamo i conti con la nostra storia ogni giorno, sappiamo riconoscere i nostri errori. Noi, al contrario di altri, sappiamo pesare i comportamenti. Ma al contrario di altri ogni giorno i nostri uomini e le nostre donne, su tutto il territorio nazionale, garantiscono la serenità, la sicurezza e la tranquillità. E in nome di chi ha dato il sangue, di chi ha dato la vita, chiediamo rispetto. Gli arditi parallelismi e le infamanti accuse qualificano soltanto chi le proferisce».

COSA HA DETTO ZUCCA. Enrico Zucca fu tra i giudici del processo relativo ai fatti della scuola Diaz, qualificati come tortura dalla Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo. Secondo il magistrato «l'11 settembre 2001 e il G8 hanno segnato una rottura nella tutela dei diritti internazionali». E lo sforzo che l'Italia oggi chiede all'Egitto su Regeni «è uno sforzo che abbiamo dimostrato di non saper fare per vicende meno drammatiche».

IL RIFERIMENTO AL VICE DIRETTORE DELLA DIA. «I nostri torturatori», ha detto ancora Zucca, «o meglio chi ha coperto i torturatori, come dicono le sentenze della Corte di Strasburgo, sono ai vertici della polizia. Come possiamo chiedere all'Egitto di consegnarci i loro torturatori?». Zucca si riferiva, tra gli altri, anche al ruolo assegnato a Gilberto Caldarozzi, uno dei principali condannati del processo per la scuola Diaz e attualmente vice direttore della Direzione investigativa antimafia.

LA RICHIESTA DI SPIEGAZIONI AL GOVERNO. Dopo le dichiarazioni di Gabrielli, Zucca ha contro replicato: «La rimozione del funzionario condannato è un obbligo convenzionale, non una scelta politica, e queste cose le ho dette e scritte anche in passato. Il governo deve spiegare perché ha tenuto ai vertici operativi dei condannati. Fa parte dell'esecuzione di una sentenza».

L'INTERVENTO DEI VERTICI DELLA MAGISTRATURA. Sul caso è intervenuto anche il vice presidente del Csm, Giovanni Legnini: «Quella di Zucca è stata una dichiarazione impegnativa, con qualche parola inappropriata». Mentre il procuratore generale della Corte di Cassazione, Riccardo Fuzio, titolare assieme al ministro della Giustizia dell'azione disciplinare, ha avviato accertamenti preliminari sulle parole del sostituto procuratore, disponendo l'acquisizione di elementi conoscitivi.

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