I nuovi sviluppi sulla baby gang che ha picchiato a morte un uomo

Il gip ha confermato il carcere per i due maggiorenni di Manduria. La vittima era «oggetto di un trattamento inumano e degradante, braccato dai suoi aguzzini».

03 Maggio 2019 06.54
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Nuovi sviluppi nella vicenda delle violenze compiute ai danni di Antonio Stano, il 66enne di Manduria morto il 23 aprile 2019. Il gip del tribunale di Taranto non ha convalidato i fermi (ritenendo non sussistente il pericolo di fuga) dei due maggiorenni coinvolti nell'inchiesta, ma ha emesso nei confronti dei due indagati un'ordinanza di custodia cautelare in carcere. Il giudice ha così condiviso il quadro accusatorio della procura, anche in relazione al reato di tortura. Stessa decisione è stata adottata il 2 maggio dal gip minorile che ha mandato in galera i sei minorenni.

LA VITTIMA ERA STATA «PORTATA ALL'ESASPERAZIONE»

Il gip ha scritto che «Stano è stato fatto oggetto di un trattamento inumano e degradante, braccato dai suoi aguzzini, terrorizzato, dileggiato, insultato anche con sputi, spinto in uno stato di confusione e disorientamento, costretto a invocare aiuto per la paura e l'esasperazione di fronte ai continui attacchi subiti e, di più, ripreso con dei filmati poi diffusi in Rete nelle chat telefoniche in tali umilianti condizioni».

STANO VERSAVA IN UNO STATO DI MINORATA DIFESA

Il gip del Tribunale ordinario, Rita Romano, ha sottolineato che «giravano su YouTube e sulle chat degli indagati e dei loro amici filmati che riprendevano i maltrattamenti in danno dello Stano e che erano divenuti merce di scambio tra i diversi giovani che li ricevevano sui loro telefoni o vi si imbattevano su internet». Insomma «non vi è dubbio che nel caso in esame le condotte poste in essere dagli odierni indagati e dai loro coindagati minorenni sono state perpetrate in danno di un soggetto affetto da disabilità mentale che viveva in un evidente stato di abbandono, di disagio sociale e che, pertanto, versava in un chiaro stato di minorata difesa».

PESTAGGI SINCRONIZZATI E RODATI

I pestaggi con i bastoni compiuti dalla gang criminale avevano inoltre «un sincronismo che induce a ritenere che si trattasse di un sistema ormai rodato e ben noto a ciascuno dei partecipanti».

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