Totò Cuffaro a Rebibbia

Redazione
22/01/2011

Sette anni di reclusione. La seconda sezione penale della Cassazione ha confermato il 22 gennaio in via definitiva la condanna...

Totò Cuffaro a Rebibbia

Sette anni di reclusione. La seconda sezione penale della Cassazione ha confermato il 22 gennaio in via definitiva la condanna nei confronti del senatore Salvatore Cuffaro, ex governatore della Sicilia, per favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra e violazione del segreto istruttorio nell’ambito del processo ‘talpe alla Dda’ di Palermo (leggi la notizia della condanna di Salvatore Cuffaro).
E per lui si sono aperte le porte del carcere. È stato lo stesso Cuffaro, senza attendere che gli venisse notificato l’estratto della sentenza e un arresto plateale, ad anticipare i tempi andandosi a costituire a Rebibbia a bordo di una Punto grigia.
L’ATTESA IN CHIESA. «Rispetto la  magistratura. Mi appresto ad andare a scontare la mia pena come è giusto per uno che è stato condannato, con grande fiducia nelle istituzioni che ho visto crescere nella mia cultura. Contento di questo ho trasferito questo messaggio ai miei figli e alla mia famiglia», si è limitato a commentare. Cuffaro aveva atteso la decisione della Cassazione prima raccolto in preghiera in una chiesa nei pressi della sua residenza di fronte al Pantheon e poi in casa, insieme ad amici e famiglia: la moglie, Giacoma Chiarello, e i due figli.
RICHIESTE RESPINTE. Il procuratore generale Giovanni Galati, nella sua requisitoria, aveva chiesto una riduzione della pena, soprattutto aveva chiesto di fare cadere l’aggravante del favoreggiamento alla mafia. Se fosse stata accolta la richiesta sarebbe stato necessario un nuovo verdetto da parte della Corte d’appello e, data la ristrettezza dei tempi. sarebbe probabilmente scattata la prescrizione. Invece i giudici di Cassazione hanno confermato la sentenza. Il verdetto di condanna è ora definitivo.

Una macchina acchiappa voti

Nato nel 1958 a Raffadali, una volta roccaforte comunista in provincia di Agrigento, Cuffaro era stato capace di conquistarsi la fama di vera macchina del consenso politico. Si era messo in luce come consigliere comunale del suo paese e predentemente nelle liste studentesche a Medicina (poi si specializzò in Radiologia).
Nel 1990 era approdato al consiglio comunale di Palermo, quindi il passaggio all’Assemblea Regionale dove fu assessore all’Agricoltura, membro della breve giunta di centrosinistra guidata da Angelo Capodicasa, e quindi candidato vincente del centrodestra alla guida della Regione, nel 2001 contro Leoluca Orlando e nel 2006 contro Rita Borsellino.
QUELLA FOTO CON I CANNOLI. Più ancora delle accuse e dei guai con la giustizia l’immagine simbolo per la vicenda di Cuffaro è quella che lo riprende, dopo la condanna di primo grado a cinque anni, davanti a un vassoio di cannoli che gli aveva portato un amico. L’aria tranquilla, quasi di chi fa festa. Lui ha sempre negato sostenendo che stava solo spostando quei dolci dal tavolo del suo ufficio. Intanto però la tempesta sui cannoli lo costrinse a dimettersi da governatore.
LA DIFESA DI MANNINO. Un’altra comparsa televisiva segnò invece l’esordio dell’allora giovane Cuffaro. Era il settembre 1991. Durante il programma organizzato da Michele Santoro e Maurizio Costanzo al teatro Biondo per ricordare l’imprenditore Libero Grassi, ucciso dalla mafia per essersi ribellato al racket del pizzo, Cuffaro, rosso in viso e in maniche di camicia, si lanciò dalla platea in una febbrile difesa di Calogero Mannino, suo capo politico, a quel tempo accusato da un pentito e invece assolto in via definitiva dopo 17 anni di processi.
Costanzo, che non lo conosceva, chiese a uno degli ospiti chi fosse quell’uomo così agitato e ne storpiò il nome chiamandolo ‘Puffaro’. Ma l’appellativo più noto per lui è quello di Totò ‘vasa vasa’, per via dell’irrefrenabile impulso a baciare sulle guance i suoi interlocutori in pubblico. Baci e abbracci, per tutti.
Sposato con Giacoma Chiarello, pure medico, padre di due ragazzi, Cuffaro ha sempre ostentato un forte sentimento religioso. La sua casa è piena di statue e immagini della Madonna a cui nel 2001 affidò le sorti della Sicilia.

La vicenda processuale e le accuse di mafia

La vicenda giudiziaria per cui è stato condannato in via definitiva è cominciata il 5 novembre del 2003, con l’arresto, tra gli altri, di due insospettabili investigatori che lavoravano fianco a fianco con i pm di Palermo.
LE TALPE ALLA DDA. L’inchiesta, poi denominata ‘Talpe alla dda’, ha coinvolto l’ex governatore siciliano svelando una vera e propria rete di spionaggio, costituita da sottufficiali dei carabinieri e della Dia come Giorgio Riolo e Giuseppe Ciuro che, su input dell’imprenditore della sanità Michele Aiello, considerato prestanome di Bernardo Provenzano, avrebbero rivelato, proprio all’ex manager, notizie riservate su indagini di mafia in corso.
L’inchiesta si è intrecciata con un’altra indagine sulle commistioni tra il boss di Brancaccio Giuseppe Guttadauro ed esponenti politici come l’assessore dell’Udc Mimmo Miceli, ‘delfino’ dell’ex governatore, condannato in un altro processo. Commistioni e relazioni pericolose in cui Cuffaro, secondo l’accusa, avrebbe avuto un ruolo centrale avvertendo Miceli di una microspia piazzata a casa del capomafia.
L’INASPRIMENTO DELLA PENA. Nel processo di primo grado a carico di 12 imputati e due società, Cuffaro era stato condannato a cinque anni per favoreggiamento semplice, smentendo l’aggravante mafiosa. Ma il 23 gennaio 2010 la Corte d’appello di Palermo aveva riconosciuto l’aggravante condannando l’ormai ex governatore a sette anni.
IL PROCESSO BIS. Cuffaro è attualmente imputato in un altro processo a Palermo, dove risponde di concorso esterno in associazione mafiosa. Il 28 giugno scorso in questo dibattimento i pm Nino Di Matteo e Francesco Del Bene, al termine di una requisitoria durata per quattro udienze, ne hanno chiesto la condanna a dieci anni di reclusione. La richiesta è comprensiva dello sconto di un terzo della pena previsto per il rito abbreviato scelto da Cuffaro.

Le reazioni del mondo politico

Dopo le dimissioni da governatore, presentate il 23 gennaio 2008 a seguito delle polemiche sui cannoli Cuffaro aveva assicurato che si sarebbe fatto da parte. Poi ci ripensò e alle politiche del 2008 trascinò con i suoi voti l’Udc al Senato, conquistando un seggio.
Nell’ottobre 2010 la nuova svolta. Abbandonata l’Udc, promuoveva con Calogero Mannino e l’amico Saverio Romano il Pid, Popolari di Italia domani, a sostegno del governo Berlusconi. Ora al Senato gli subentrerà Maria Pia Castiglione. La geografia politica però non muta: anche la neosenatrice ha aderito al Pid.
«STUPORE E RAMMARICO». Tante,come c’era da aspettarsi, le reazioni alla condanna. «È una sentenza che desta stupore e rammarico anche perché, ieri, la Procura della Cassazione, con una richiesta molto argomentata, aveva chiesto l’annullamento dell’aggravante mafiosa per l’episodio di favoreggiamento ad Aiello, richiesta che se accolta avrebbe sgonfiato del tutto la condanna», è stato il commento dell’avvocato Oreste Dominioni, difensore di Cuffaro in Cassazione insieme a Nino Mormino.
«ACCUSE CONFERMATE». La sentenza della Cassazione ha confermato l’impianto accusatorio sostenuto dalla procura in primo grado», ha replicato il procuratore capo di Palermo Francesco Messineo. «In primo grado il nostro impianto accusatorio era stato accolto dai giudici solo parzialmente. La Corte d’appello lo confermò e adesso arriva la sentenza definitiva».
CASINI E FOLLINI DISPIACIUTI. In un comunicato congiunto Pier Ferdinando Casini e Marco Follini si sono detti «umanamente dispiaciuti per la condanna di Totò Cuffaro» ed esprimono «rispetto per la sentenza, come è doveroso in uno Stato di diritto e tanto più da parte di dirigenti politici. Ma, non rinneghiamo tanti anni di amicizia e resta in noi la convinzione che Cuffaro non sia mafioso».
L’IDV E PD: RISPETTO PER LE SENTENZE. Diversa la posizione del portavoce dell’Italia dei Valori, Leoluca Orlando: «In uno Stato di diritto la politica deve rispettare le sentenze. In uno Stato democratico, la politica deve però rilevare, come da anni facciamo in tanti, che dopo una stagione di forte indignazione e risveglio, proprio dal 2001, quando Salvatore Cuffaro è diventato presidente della Regione, in Sicilia c’è stato un progressivo deterioramento economico, culturale ed etico che tuttora pesa come un macigno sui diritti dei siciliani e sullo sviluppo dell’Isola». «Le sentenze come sempre non si commentano, ma si rispettano. Certamente con questa decisione della Cassazione si chiude definitivamente una pagina politica triste per la storia della Sicilia» ha detto il segretario regionale del Partito democratico Giuseppe Lupo.
IL PDL SOLIDALE. «Esprimiamo la nostra solidarietà all’amico Totò Cuffaro per la scelta che ha compiuto. Quanto al merito della vicenda, ci ha convito più la Procura della Cassazione che il collegio giudicante», hanno scritto invece in una nota congiunta Fabrizio Cicchitto e Gaetano Quagliariello del Pdl. «Dolore e vicinanza» sono stati espressi da Calogero Mannino. Il  ministro Bondi si è detto «umanamente e politicamente colpito dalla sentenza della Cassazione nei confronti del sen. Cuffaro. Rispetto la sentenza, anche se non riesco a credere alla verità delle accuse».