Come Totti ha spiegato la sua scelta di lasciare la Roma

L'ex capitano giallorosso spara a zero contro la dirigenza per motivare l'addio: «Me ne vado non per colpa mia, non sono mai stato coinvolto. Ma potrei tornare con un'altra società».

17 Giugno 2019 13.35
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Al Salone d’Onore del Coni, e non tra la mura ormai non più amiche di Trigoria, Francesco Totti ha detto ufficialmente addio alla “sua” Roma. E lo ha fatto a modo suo, senza lesinare gli affondi all’indirizzo della società che lo ha spinto fuori dal club che per 30 anni è stato la sua vita. Malgrado il tentativo dell’ex capitano giallorosso di mantenere un alone di mistero attorno alla conferenza stampa convocata per le 14 di fronte a 250 giornalisti, non era lecito attendersi sorprese da quella che è stata a tutti gli effetti la chiusura del matrimonio calcistico più iconico dei tempi moderni. E sorprese non ce ne sono state. «Me ne vado non per colpa mia», ha esordito Totti di fronte ai cronisti, riservando una serie di bordate alla dirigenza del suo ormai ex club.

«Lo dico», ha spiegato, «perché non sono mai stato coinvolto in un progetto tecnico. Il primo anno ci poteva stare, ma poi mi ero fatto delle idee chiare». E poi, a rincarare la dose: «È sempre stato un pensiero fisso di alcune persone quello di levare i romani dalla Roma. Alla fine è prevalsa la verità, sono riusciti a ottenere quello che volevano». «Anche da otto anni a questa parte», ha aggiunto l’ex capitano romanista, «quando sono entrati gli americani, hanno cercato in tutti i modi di poterci mettere da parte. Man mano che passavano gli anni hanno cercato di farlo in tutti i modi, hanno voluto questo e alla fine ci sono riusciti».

DIETRO LA SCELTA LA POCA CENTRALITÀ NEL PROGETTO

La curiosità era tanta per conoscere le verità di Francesco, i motivi che hanno spinto Totti a rompere con una società che pareva avergli promesso solo poche settimane fa il ruolo di direttore tecnico. C’entra il non sentirsi coinvolto in un progetto nel quale le volontà del Totti dirigente sembrano avere ancora un ruolo marginale, a cominciare dalla scelta del neo allenatore Fonseca e del nuovo direttore sportivo Petrachi. C’entra, inevitabilmente, l’ingombrante presenza di Franco Baldini, più deus ex machina che consulente della Roma americana di James Pallotta. «Il mio è un arrivederci», ha detto Totti, «non è un addio alla Roma perché vista dall’esterno è impossibile tenere fuori Totti dalla Roma. Mi dà fastidio e da romanista non penso che possa succedere. Adesso prenderò altre strade, e nel momento in cui un’altra proprietà punterà forte su di me io sarà sempre pronto».

IL FUTURO SOLO DOPO LE VACANZE

Chi gli è stato vicino lo ha descritto come molto provato di fronte alla prospettiva di lasciarsi alle spalle una parentesi di vita durata 30 anni. Eppure, le lusinghe non mancano, con tanto di proposte che sarebbero già arrivate, si mormora, da Figc e Uefa. E persino per intraprendere un percorso da procuratore. Ma questa è un’altra storia, un altro capitolo a cui Francesco Totti penserà al termine delle vacanze che inizieranno subitodopo uno dei giorni più difficili della sua vita.

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