Traballa il capo di Scotland Yard

Redazione
12/12/2010

da Londra Alessandro Carlini Come ai tempi in cui tutti rendevano conto al re, incluso il capo della polizia, il...

Traballa il capo di Scotland Yard

da Londra
Alessandro Carlini

Come ai tempi in cui tutti rendevano conto al re, incluso il capo della polizia, il destino di Sir Paul Stephenson per qualche ora è stato nelle mani dell’erede al trono. Il comandante di Scotland Yard ha offerto le dimissioni dopo i violenti incidenti dei giorni scorsi a Londra (leggi) che hanno coinvolto anche il principe Carlo e la moglie Camilla.
Secondo il Sunday Times, Stephenson ha dichiarato al principe di Galles di esser pronto a lasciare il suo posto. Una fonte ben informata ha detto al quotidiano britannico: «Sir Paul aveva detto chiaramente che se il Palazzo lo avesse chiesto lui avrebbe dato le dimissioni».
Non solo, la mattina dopo gli scontri, Stephenson ha alzato il telefono e ha chiamato il principe Carlo, si pensa per rimettere direttamente all’erede al trono il suo incarico. Fatto decisamente insolito per il capo della polizia, che dipende dal ministero dell’Interno e dal sindaco di Londra e non certo da un reale.

L’assalto ai reali era stato annunciato in una mail

Sir Paul è rimasto al suo posto ma dopo queste rivelazioni la sua sedia diventa sempre più scomoda. Soprattutto se si considerano i particolari dell’incidente in cui sono stati coinvolti i reali. Secondo il Times, Scotland Yard era a conoscenza fin dalla mattina del 9 dicembre che una coda della manifestazione si sarebbe staccata dal corteo principale per puntare sull’area dello shopping di Regent Street, Oxford Street e Bond Street.
Un’e-mail in questo senso, che parlava del gruppo attivista UK Uncut, era stata mandata ore prima da un ufficiale di collegamento della polizia ai negozi della zona. Nonostante questo non è stato evitato l’assalto contro il convoglio reale che stava scortando Carlo e Camilla a un evento mondano.
Ad aggravare la posizione di Stephenson la conferma, arrivata dal ministro dell’Interno Theresa May, in una dichiarazione a Sky News, che la duchessa di Cornovaglia Camilla avrebbe ricevuto una bastonata attraverso il finestrino della Rolls Royce durante l’assalto. C’è stato contatto, quindi, tra i manifestanti e la coppia reale.
La May ha aggiunto di aver parlato con la famiglia reale anche se non ha voluto divulgare la natura delle conversazioni. E poteva andare peggio. A dirlo era stato nei giorni scorsi lo stesso Stephenson: «In teoria gli agenti armati della scorta avrebbero potuto sparare sui manifestanti».
Parole che non lo hanno di certo aiutato a uscire dal turbine di polemiche che ha coinvolto anche il ministro dell’Interno, accusata, come il capo di Scotland Yard, di non essere riuscita a prevedere la portata delle manifestazioni studentesche che da settimane imperversavano a Londra.

Anche italiani tra gli anarchici degli scontri

L’incidente su Regent Street ha scioccato la Gran Bretagna, dal premier David Cameron all’ultimo dei sudditi, ma non ha peraltro indotto Carlo e Camilla ad abbassare la testa: fonti di Palazzo hanno indicato che la coppia reale manterrà fede ai propri impegni come se nulla fosse accaduto e «resterà visibile come sempre, pur essendo rimasta intimidita dall’aggressione».
Anche se sembra proprio che gli anarchici abbiano preso di mira appositamente i reali e che lo faranno anche in futuro. Come per esempio in occasione del matrimonio di William e Kate, in programma alla fine di aprile. Secondo Scotland Yard, ci sono ragioni fondate per ritenere che gli anarchici tenteranno di disturbare il grande giorno organizzando agitazioni in tutto il Paese.
E fra loro, si è scoperto, ci sono anche italiani. Per il Mail on Sunday, ci sono militanti da Germania, Spagna, Italia, Argentina e Lettonia, alcuni di loro arrivati da almeno una settimana in Gran Bretagna.
Alcuni appartengono al Black Bloc, il gruppo anarchico nato in Olanda e Germania che ha preso parte a altre proteste internazionali. Un giornalista del Mail ha parlato con un ragazzo di Torino che vive in un appartamento occupato a Londra: «Sono qui», ha detto, «per aiutare gli studenti e i poveri».