Beatrice Pagan

Trailer e recensione di Bangla

Trailer e recensione di Bangla

Phaim Bhuyian con il suo primo lungometraggio racconta i problemi quotidiani di un ragazzo di seconda generazione. Diviso tra il mondo dove è cresciuto e quello da cui proviene la famiglia. 

19 Maggio 2019 14.00

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Bangla, esordio alla regia di Phaim Bhuyian, racconta in modo disincantato i problemi quotidiani di un giovane bengalese diventato italiano a 18 anni con atmosfere che a tratti e molto alla lontana ricordano Ecce Bombo di Nanni Moretti. Al centro della trama c'è il 22enne Pahim – interpretato dallo stesso regista – che lavora in un museo e sbarca il lunario suonando con la sua band ai matrimoni bengalesi. Phaim vive con la sua famiglia, musulmana osservante, nel quartiere romano di Torpignattara. Durante un'esibizione il ragazzo incontra Asia (Carlotta Antonelli) ed è amore a prima vista. Ma questa relazione mette in difficoltà il ragazzo, alle prese con la ferrea regola dell'Islam che prevede la castità prima del matrimonio. Come se non bastasse la sua famiglia vorrebbe trasferirsi a Londra.

COMMEDIA PIACEVOLE MA SCONTATA

La sceneggiatura, firmata in collaborazione con Vanessa Picciarelli, intreccia il tema del primo amore con il difficile equilibrio tra due mondi che vivono le seconde generazioni di immigrati. E lo fa con uno sguardo neutrale, mettendo in luce con ironia i lati positivi del mix di culture. Intorno a Phaim si muove un mondo colorato e multietnico che offre spunti di riflessione su pregiudizi e stereotipi. Il film è una commedia piacevole, nonostante la recitazione dei due protagonisti, Phaim Bhuyian e Carlotta Antonelli, risulti ancora acerba e poco naturale. Bangla è un'opera prima non priva di difetti che sa però convincere con le sue buone intenzioni e un approccio narrativo personale.

Regia: Phaim Bhuiyan; genere: commedia, drammatico (Italia, 2018); attori: Phaim Bhuiyan, Carlotta Antonelli, Alessia Giuliani, Milena Mancini, Simone Liberati, Pietro Sermonti.

BANGLA IN PILLOLE

TI PIACERÀ SE: ami le storie vere che raccontano la società contemporanea.

DEVI EVITARLO SE: non sopporti i progetti in cui si nota l'inesperienza del cast e del team della produzione.

CON CHI VEDERLO: con gli amici, per ricordare gli anni dei primi amori e il passaggio all'età adulta.

PERCHÉ VEDERLO: per apprezzare un'opera prima promettente che raconta la realtà quotidiana dei 20enni.

LA SCENA MEMORABILE: il protagonista confessa i suoi “peccati”, rendendosi conto che si è innamorato.

LA FRASE CULT: «Questa è la mia vita. Più o meno. Non mi posso lamentare».

1. DALLA CRONACA AL GRANDE SCHERMO

Il produttore Emanuele Scaringi di Fandango ha deciso di scommettere su Bangla dopo aver visto un servizio di Nemo – Nessun escluso in cui si raccontava la storia di Phaim, del suo quartiere, delle sue amicizie. Il giovane stava studiando regia allo Ied e lo spunto è sembrato quindi immediatamente interessante per un film.

2. UNA STORIA VERA

Il film è stato scritto da Phaim con Picciarelli, sua insegnante di sceneggiatura e vicina di casa. I due sono partiti da aneddoti autobiografici cercando di approfondire in un secondo momento il tema dei divieti posti dall'Islam che maggiormente pesano sui ragazzi di seconda generazione. «Ho avuto la fortuna di essere considerato sempre come italiano. Tanti ragazzi vivono una crisi di identità tra l'etnia d'origine e il Paese dove sono nati e cresciuti, però noi di seconda generazione possiamo fare la differenza e fare ponte tra gli immigrati e gli italiani, ma di fatto», ha spiegato il regista-attore, «non ho mai subito episodi di discriminazione in Italia, tranne quella volta che dei carabinieri in borghese mi hanno fermato e sono rimasti perplessi quando ho detto che ero un regista. Da qui mi hanno perquisito l'auto»

3. LA REAZIONE DELLA FAMIGLIA DI PHAIM

I genitori di Phaim in un primo momento non erano entusiasti del progetto. «Mi hanno detto subito: 'Non ce la farai mai'», ha raccontato il regista esordiente. «Hanno un concetto piuttosto negativo dell'Italia, hanno sempre pensato di partire prima o poi per l'Inghilterra perché qui è tutto difficile. Nel momento in cui il progetto è partito hanno però cambiato immediatamente idea e hanno detto subito: 'Sapevamo che ce l'avresti fatta!'».

4. IL MICROCOSMO DI TORPIGNATTARA

L'obiettivo come regista era quello di cercare di restituire la complessità del microcosmo in cui è ambientata la storia: il quartiere multietnico di Torpignattara a Roma. Fatto di, racconta Phaim, «palazzi scrostati e murales, facce di mille colori, frutterie aperte h24 e moderni beershop. Moschee e chiese. Giovani e vecchi».

5. CINEMA, UNA PASSIONE NATA A SCUOLA

Phaym Bhuiyan ha frequentato l'Ips Virginia Woolf dove ha studiato grafica pubblicitaria. A soli 14 anni si è avvicinato al mondo dell'audiovisivo aprendo un canale su YouTube e partecipando ad alcuni concorsi dedicati alle scuole. A 17 anni ha iniziato a lavorare come videomaker, firmando videoclip per rapper e band della scena musicale underground della cCapitale. Dopo la maturità il ragazzo ha vinto una borsa di studio e ha iniziato a frequentare lo Ied.

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