Trasformista per fiction

Alessandro Da Rold
01/02/2011

Barbareschi: con Fini, con il Cav. O con se stesso?

Un aiuto per la fiction su Walter Chiari della sua casa di produzione, Casanova, che stenta a decollare in Rai. Un po’ di pubblicità per un suo vecchio film, Il Trasformista, che nel 2002, quando approdò nelle sale cinematografiche, incassò appena 69 mila euro e che lunedì 7 febbraio va in onda su Rai3. E, infine, la direzione del teatro Valle.
A qualche ora dallo show di Luca Barbareschi sull’addio, poi ritirato, da Futuro e Libertà (Fli), sembrano essersi delineanti i motivi per cui l’attore ha voluto scompaginare un po’ le carte all’interno del partito di Gianfranco Fini.
Stiamo parlando soprattutto di pubblicità e visibilità per alcuni progetti cinematografici ancora fermi in viale Mazzini. Anche perché la vita dell’esponente di Fli è sempre stata divisa tra la politica e il palcoscenico, ed è inevitabile che spesso la prima si sia mescolata con il secondo.
DAL PALCO ALLA POLITICA. Attore e regista, Barbareschi ha lavorato sia nel cinema che a teatro e in tivù. In totale ha preso parte a una trentina di film, 80 sceneggiati televisivi e una ventina di varietà sul piccolo schermo.
Poi nel 2008, pur senza abbandonare la carriera artistica, è stato eletto deputato in Sardegna con il Pdl di Silvio Berlusconi.
Barbareschi non era nuovo alla politica, visto che lui stesso si è definito un socialista di ferro: «A differenza di altri, mi sono dichiarato socialista fino all’ultimo giorno di vita di Bettino Craxi», disse non appena eletto.
Fino a pochi giorni fa era definito un ultra finiano, soprattutto dopo il commosso discorso del manifesto di Fli a Perugia.
I COLLOQUI CON SILVIO E GIANFRANCO. Tra lunedì 31 gennaio e martedì 1 febbraio, Barbareschi ha avuto due colloqui, uno con il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e uno con il presidente della Camera Gianfranco Fini.
Alla fine, non si è capita bene la decisione finale. Qualcuno assicura che, per far contenti entrambi, Barbareschi potrebbe dimettersi da parlamentare, facendo subentrare un esponente del Pdl (Giovanni Marras ndr), ma allo stesso tempo restare con Fini.
In ogni caso, ha annunciato giovedì 3 febbraio il voto con i finiani alla Camera sulla richiesta di perquisizione nei confronti del ragioniere di Silvio Berlusconi per il caso Ruby. Promessa poi non mantenuta, perchè alla fine si è astenuto, tra le polemiche.
IL CONTATTO «C’é stato un contatto. Io ho votato compatto insieme a Fli. I voti a favore sono stati così 299 e non 298 come risulta dai tabulati». In questo modo Barbareschi ha spiegato ai cronisti di aver votato sul ‘caso Ruby’, in linea con quanto indicato dal gruppo dei finiani. «Se volete verificate con l’ufficio stenografico della Camera. Ma io risulto astenuto solo per un contatto che c’é stato. E’ un errore tecnico. Io ho votato con Fli». Ma il giallo resta.

«Non confermo nè smentisco, ma mi diverto»

«Sulla mia posizione in Fli non ho mai detto nulla ed è molto divertente quello che sta succedendo». Così proprio Barbareschi, a Omnibus su La7, aveva replicato alle voci su una sua uscita dal partito Fini.
«Mi diverto a leggere sui giornali tutto quello che sta succedendo, ormai esce qualunque cosa indipendentemente da quello che tu stai dicendo, politica e gossip si sono intrecciati e nessuno verifica più nulla. Se sul blog di qualunque imbecille esce una notizia», ha accusato, «questa crea a valanga una specie di caso dal nulla e dopo nessuno entra nel merito. La notizia secondo la quale io sto passando dall’altra parte nasce da qualcuno, che non è neanche Moffa, che ha informato l’Ansa e io non ho mai avuto tanta stampa in 35 anni di carriera di uomo di spettacolo».
IL TRASFORMISTA SU RAITRE. Non a caso, cresce la schiera di quelli che sospettano si sia trattato più che altro di una riuscita operazione di comunicazione.
L’ attore-regista, infatti, ha in uscita per lunedì 7 febbraio su Rai3 il film che girò nel 2002. E che non piacque al pubblico né alla critica quando andò nelle sale cinematografiche.
Come dire che i riflettori puntati in questi giorni sul politico Barbareschi non potranno che giovare al film: «Domenica 6 febbraio», ha annunciato l’attore e politico, «comunque farò una conferenza stampa dove annuncerò un po’ di cose, per cui dovete aspettare fino a lunedì, quando uscirà Il Trasformista su Raitre, un film dove dieci anni fa ho raccontato ciò che sarebbe accaduto in questo Paese».

L’intreccio di interessi tra politica e spettacolo

Nel dicembre del 2008, l’incrocio tra politica e spettacolo stava già per mettere alle spalle il buon Luca. La realizzazione della terza stagione della serie Nebbie e delitti fu, infatti, messa a repentaglio dallo stesso Barbareschi che, ritrovandosi parlamentare, nonché vicepresidente della commissione Trasporti, Poste e Telecomunicazioni delle Camera, vide per la prima volta entrare in conflitto la sua carriera d’attore con quella di politico.
Una delibera dei vertici Rai che risale al 2001, vieta infatti categoricamente qualsiasi compenso ai politici nei prodotti televisivi. Il consiglio di amministrazione Rai, proprio per questo motivo, aveva espresso così l’intenzione di bloccare la messa in scena della fiction.
Messo di fronte a questa prospettiva, Barbareschi preferì prendere una decisione sorprendente: non essere pagato pur di non interrompere un prodotto di successo e di non sospendere la sua carriera d’attore. Del fatto, poi, si lamentò in diverse interviste.
IN BILICO LA FICTION SU CHIARI. Nelle prossime stagioni della Rai, sembra essersi riproposto un problema analogo. La fiction su Walter Chiari con Alessio Boni come protagonista, infatti, data per certa a dicembre, potrebbe non essere realizzata.
Barbareschi, con la sua casa di produzione Casanova, è un importante cliente di Rai Fiction e quindi difficilmente vorrà rinunciare ai contratti con viale Mazzini.
Dimettersi da parlamentare per dedicarsi solo al mondo dello spettacolo? O avvicinarsi a Berlusconi per avere un semplice lasciapassare in Rai?
MA AL VALLE DICONO DI NO. Non solo. Barbareschi avrebbe chiesto a Berlusconi anche la direzione del Teatro Valle di Roma, secondo quanto riferito dal quotidiano La Repubblica. «Fa sgomento la sola idea che il Teatro Valle possa essere utilizzato dal sindaco Alemanno e da Silvio Berlusconi come merce di scambio per far rientrare Luca Barbareschi all’interno del Pdl», ha dichiarato in una nota Paolo Masini, consigliere del Partito democratico (Pd) di Roma Capitale. «Il Valle è un teatro storico della capitale, non una proprietà del Pdl: che Alemanno lo utilizzi dandolo in gestione a Barbareschi per assicurare un voto in più al morente governo Berlusconi ci fa comprendere a che livello sia arrivata con la destra al potere la politica a Roma e in Italia. Spero ci sia presto una smentita da parte di tutti nei confronti di questo vergognoso baratto».

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