Tre anni di spending review spiegati in infografiche

20 Giugno 2017 18.18
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Da Carlo Cottarelli a Yoram Gutgeld: la spending review potrà arrivare a "fruttare", nel 2017, quasi 30 miliardi di risparmi strutturali. Con uno sforzo portato avanti con un lavoro in alcuni casi certosino, più che con l'accetta, l'Italia si è innalzata ai primi posti a livello Ocse per i progressi compiuti, tanto da diventare un caso «interessante» anche all'interno dell'Eurogruppo.

Il nostro Paese, ha rivendicato con un certo orgoglio Pier Carlo Padoan, viene regolarmente invitato a portare in Europa dati ed esempi concreti su come aggredire la spesa pubblica e ottenere indispensabile «spazio fiscale» per altri obiettivi. La spending, ha spiegato il commissario alla spesa Gutgeld nella relazione annuale sull'attività svolta in qualità di commissario straordinario del governo, ha creato due terzi delle risorse necessarie per il risanamento dei conti e il calo del deficit, per la riduzione della pressione fiscale (scesa dal 43,6% del 2013 al 42,3% del 2016) e per il finanziamento dei servizi pubblici essenziali.

I fronti di intervento sono stati molti: innanzitutto il ruolo della Consip, nell'occhio del ciclone per l'inchiesta che cuote vertici e Giglio magico, come centrale d'acquisto nazionale della pubblica amministrazione «è stato notevolmente ampliato» con risultati sia sulla spesa presidiata sia sul valore delle gare bandite che nel 2016 è stato di 17,3 miliardi, il 28% in più rispetto al 2014. Per effetto del blocco del turn over, nel triennio 2013-2016 il personale pubblico è diminuito, al netto del settore scolastico, del 3,8% (pari a 84 mila dipendenti in meno) con punte del 7% nei soli ministeri. Mentre per quanto riguarda gli enti locali, gli incentivi alle fusioni introdotti nel 2014 hanno finora indotto 120 Comuni ad accorparsi.

Un risultato che, ha sollecitato il commissario, spingerebbe non solo a confermare la misura ma a rafforzarla ulteriormente. La riforma delle Province ha invece prodotto un risparmio annuo strutturale di circa 843 milioni di euro. L'invito al prossimo governo è quindi a «non mollare la presa». A breve, ha annunciato il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, arriverà l'atteso Dpcm che dovrebbe regolamentare i tagli ai ministeri per 1 miliardo già previsti dal Def. «Certo nella P.a. esistono sprechi ma farla facile è un sport abbastanza diffuso e tutto sommato non conviene», ha osservato il premier. Nel governo «non c'è religione dei tagli ma aspirazione all'efficienza».

PADOAN: «DIFFICILE DIRE CHE LA SPENDING NON FUNZIONI». A togliersi qualche sassolino dalla scarpa di fronte ai risultati raggiunti è stato anche Padoan: «Mi auguro, dopo la presentazione della relazione del commissario sulla spending review, di leggere un po' meno sulla stampa che in Italia la spending o non si è fatta o si è fatta male. Qualcuno continuerà a dirlo, ma qualcuno ci penserà due volte», ha concluso il ministro dell'Economia.

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