Trento, i primi passi della Cosa Bianca

Redazione
19/08/2012

Di Diego Decarli «Ripartire da De Gasperi per una politica più colta e più rispettosa della gente. L’attuale visione antagonistica...

Trento, i primi passi della Cosa Bianca

Di Diego Decarli

«Ripartire da De Gasperi per una politica più colta e più
rispettosa della gente. L’attuale visione antagonistica
rischia di umiliare il laboratorio di sintesi tra cattolici e
laici». Il ministro della cooperazione Andrea Riccardi ha
tracciato così il profilo della ‘Cosa bianca’, il
progetto politico che da Trento punta a superare il bipolarismo
nel ricordo dello statista democristiano. Riccardi e il
segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni sono della
partita, anche se hanno negato di volersi candidare alle
elezioni; pronti a scendere in campo in prima persona sono invece
il presidente delle Acli Andrea Olivero e il Governatore del
Trentino Lorenzo Dellai, già fautore di novità nel solco
cattolico (Rete, Margherita, Api).
SUPERARE L’ESTREMISMO. Il progetto, in
attesa della convention dell’Udc di settembre in cui Casini
scoprirà le carte, è nato sull’appoggio all’agenda
Monti e sul tentativo di rendere stabile, a destra come a
sinistra, il superamento delle posizioni più estremiste. Per
dirla con le parole di Olivero c’é bisogno di «un rapporto
nuovo tra le organizzazioni sociali e la politica, contro quella
demagogia che per troppo tempo ha mascherato la mancanza di
idee». A Dellai non piace però il termine «moderati» perché
«sulle grandi questioni sociali e dei giovani siamo inquieti».
Secondo il governatore trentino «la sfida è dimostrare che il
dialogo sociale conviene alla competitività del Paese e
l’autonomia costa meno ed è più efficiente del
centralismo».
RICCARDI: «RAPPORTO VITALE CON I CATTOLICI».
Nel benedire il progetto, Riccardi ha sostenuto che
«l’Italia ha bisogno della rete rappresentata dal
cattolicesimo». Questo, per il fondatore della comunità di
Sant’Egidio, «non significa avere qualche cattolico nelle
liste ma costruire un rapporto vitale». Per Riccardi «oggi la
grande discriminante» nel dibattito è l’Europa. «Nella
frontiera del rifiuto, lo vediamo già in tanti paesi, si
annidano populismi di vario tipo», ha spiegato, «ma anche
rigurgiti di fascismo, sempre possibile in modi nuovi nello
spaesamento e nella crisi economica».
BONANNI: «SÌ ALLA CONCERTAZIONE». Bonanni si
è detto interessato «a riprendere il cammino interrotto nella
Dc e nella democrazia italiana». La parola d’ordine è
concertazione, «perché è quanto più nobile ci sia stato nel
Paese nei momenti migliori: ha messo insieme volontà
imprenditoriali, sindacali, di associazioni, di comunità locali,
per sforzi importanti». Poi la stoccata a Monti: «Deve perdere
questa puzza sotto il naso di tecnocrate un po’ intimamente
antidemocratico . Deve capire che non deve più ripetere ‘no
alla concertazione’».
I DUBBI DEL PDL. E se il progetto ha raccolto il
giudizio positivo di Ciriaco De Mita, ex premier Dc degli anni
’80 e oggi europarlamentare Udc, dubbi sono stati espressi
dal Pdl. Raffaele Lauro ha bollato gli artefici della cosa bianca
come «pigmei della politica», l’ex ministro Gianfranco
Rotondi ha ricordato «lo spirito anticomunista» di De Gasperi e
lo mette in contrapposizione con il progetto di Casini di
allearsi con il Pd , mentre per Achille Totaro «Riccardi sta a
De Gasperi come er Piotta sta a Pavarotti». Duro anche Cicchitto
secondo cui «si usa De Gasperi per coprire l’alleanza con
Bersani e Vendola». Mentre il suo vice Osvaldo Napoli ha
accusato Casini di coltivare «tatticismi logori e
incomprensibili».
Dubbi anche nel Pd con Giorgio Merlo, Vice Presidente Commissione
Vigilanza Rai, che ha definito il progetto «poco più di un
gossip post ferragostano».