Le mani delle banche sulla ristrutturazione di Trevi Finanziaria

Se Cdp dovesse dare l'ok al piano gli istituti creditori diventeranno azionisti e cederanno la società allo straniero di turno, che si porterà via portafoglio, lavori e know-how.

15 Luglio 2019 10.24
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Il lupo perde il pelo ma non il vizio. Laddove, ancora una volta, il mannaro sono le banche italiane e la cattiva abitudine è quella di scippare le aziende, facendone pagare il prezzo ad azionisti e piccoli risparmiatori. Secondo quanto trapela negli stessi ambienti bancari, è ormai assodato che nell’operazione di ristrutturazione dell’indebitamento di Trevi Finanziaria Industriale – capofila di un gruppo, creato dalla famiglia Trevisani, che è leader mondiale nell’ingegneria del sottosuolo, delle fondazioni speciali e delle perforazioni – gli oltre 30 istituti creditori (capeggiati da Unicredit, Intesa, Bpm e Crédit Agricole) sono riusciti a imporre la loro volontà.

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SERGIO IASI, CRO PLENIPOTENZIARIO

Le banche, il cui advisor è l’avvocato Ugo Molinari, con l’obiettivo di prendersi Trevi hanno scelto Sergio Iasi come Cro (Chief Restructuring Officer), ovvero un loro plenipotenziario pagato dall’azienda e con un bonus di circa 2,5 milioni. Iasi non è nuovo del mestiere: esperto manager di estrazione finanziaria, in precedenza era stato chiamato dalle banche amiche (Unicredit in primis) a ristrutturare il debito di Cis e Interporto Campano, e prima ancora in Prelios. La logica è sempre quella di realizzare una ristrutturazione debitoria a vantaggio dei creditori. Le banche, dopo aver finanziato male, richiedono il rientro dei prestiti nel momento della crisi, e quando l’impresa barcolla prendono il comando con il Cro, che arruola stuoli di consulenti (tutti a servizio delle banche ma pagati dai debitori), e si preparano a convertire i loro crediti – accresciuti da interessi, more e ammennicoli vari – in azioni, mentre il valore della società, falcidiato da svalutazioni, diventa pari a zero. In questo caso le azioni sono quelle della Trevi Finanziaria Industriale, che controlla il gruppo insieme con Cdp. I consulenti scelti dal Cro sono gli avvocati Segni e Zoppini – intimi di Molinari – e l’attestatore del piano di risanamento è l’onnipresente Enrico Laghi, già consulente della Trevi nonché commissario di Alitalia, molto legato a Iasi e Zoppini.

Sergio Iasi, Cro di Trevi Finanziaria.

SUL TAVOLO DEL CDA LA MANOVRA DI RISTRUTTURAZIONE DEL DEBITO

Oggi 15 luglio il cda di Trevi, richiesto dal Cro che ha imposto un ordine del giorno chilometrico, è chiamato ad approvare una manovra di ristrutturazione del debito che comprende l’aumento di capitale mediante conversione dei crediti delle banche e l’azzeramento degli azionisti attuali, nonché la vendita delle attività Oil&Gas a un gruppo indiano. Non solo. Il cda fa seguito a un’altra burrascosa seduta del consiglio della Trevi tenutosi il 2 luglio che avrebbe dovuto convocare l’assemblea della società per la revoca dell’attuale board e la nomina di un nuovo organo societario.

I commissari nominati dal tribunale di Forlì avevano rilevato la mancata approvazione dei bilanci 2017 e 2018

Il ricambio dell’organo amministrativo era stato autorizzato dal tribunale di Forlì e dai commissari del concordato di Trevi Holding SE, l’azionista di maggioranza relativa, proprio a fronte dell’esistenza di gravi indizi di illegittimità e di negligenza dell’attuale cda. In particolare, i commissari nominati dal tribunale di Forlì avevano rilevato la mancata approvazione dei bilanci 2017 e 2018, il mancato accesso fino a oggi della Trevi a una vera e propria procedura concorsuale e la forte conflittualità dello stesso consiglio in merito alla legittimità della manovra di ristrutturazione del debito imposta dal Cro.

LA PAROLA PASSA ALLA CDP

Ma in quella seduta la maggioranza del cda – cioè quella verso la quale si indirizzavano le censure dei commissari approvate all’unanimità dal tribunale di Forlì in composizione collegiale – ha rispedito al mittente la richiesta di convocazione per il rinnovo dell’organo ammnistrativo e ha imposto l’ordine del giorno del cda del 15 luglio. Il cui esito dipenderà in larga parte da Cassa Depositi e Prestiti. Fabrizio Palermo, che dapprima aveva assecondato la famiglia Trevisani capendo di essere come socio nella loro stessa condizione, ha poi lasciato che le banche e i loro professionisti di riferimento facessero il loro gioco. Se tornerà a mettersi di traverso, la partita sarà riaperta. Se sarà acquiescente, il copione è già scritto: le banche diventeranno azioniste per poi cedere allo straniero di turno, che si porterà via portafoglio, lavori e know-how.

Quello di cui si occupa la rubrica Corridoi lo dice il nome. Una pillola al giorno: notizie, rumors, indiscrezioni, scontri, retroscena su fatti e personaggi del potere.

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Commenti: 1

  1. Vediamo dall’inizio: abbondante credito senza valutazione di rischio poi rientro precipitoso. Nessuno in queste partite fa bene il proprio mestiere. D’altra parte le banche “cattivone” cercano di salvare il salvabile.

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