Il ministro Tria difende le banche italiane

Il ministro Tria difende le banche italiane

31 Marzo 2019 09.26
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Pompiere ed equilibrista. Giovanni Tria si prodiga per smorzare le polemiche sorte intorno al sistema bancario nei giorni della commissione parlamentare d'inchiesta fortemente voluta da Lega e M5s (e presieduta dal pentastellato Gianluigi Paragone), e allo stesso tempo prova a inviare segnali rasserenanti intorno alle ipotesi di manovra correttiva. «Attaccare il sistema bancario italiano, mettere in dubbio la sua solidità ma anche la sua resilienza e porre un sospetto su questo, significa avallare una delle campagne europee che ci stanno attaccando e mettendo in difficoltà», ha detto il ministro dell'Economia intervenendo al Festival dell'Economia civile di Firenze e collegando in qualche modo i due temi. Attaccare le banche italiane, significa «minare l'interesse nazionale, nel momento in cui stiamo negoziando come arrivare all'unione bancaria». Sull'Ue, poi, e sulla sua attenzione ai conti italiani, il ministro ha assicurato: «Una manovra correttiva? Nessuno ce la chiede». Il lavoro del governo prosegue: «In questi giorni si approveranno i decreti sblocca cantieri e poi le misure necessarie per contrastare la stagnazione, questo rallentamento. Spero anche prima del Documento di economia e finanza».

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«L'ITALIA NON HA TITOLI TOSSICI»

Tria ha proseguito sostenendo che «a parte alcuni casi, che sono veramente pochi, di malagestione delle banche italiane, il sistema bancario italiano è uno dei più sani d'Europa e forse del mondo. Dopo la crisi del 2008 questo era chiaro non avevamo titoli velenosi, derivati pericolosi, tossici, come le avevano e in alcuni casi hanno ancora molte banche europee, in primo luogo tedesche». Secondo il ministro dell'Economia, «la crisi bancaria italiana viene dalla seconda recessione e lì che è venuto fuori il problema» perché «le regole internazionali si sono molto irrigidite, ponendo oneri al sistema bancario, e quello italiano era molto indebolito».

«SI È BLOCCATO IL MOTORE D'EUROPA, LA GERMANIA»

Parlando di recessione, Tria ha detto che in questo momento c'è «un rallentamento della crescita in Europa», perché «si è fermato il motore, la Germania», e conseguentemente «si è fermata anche la parte più produttiva dell'Italia, quella del manifatturiero che esporta». Lo ha detto il ministro dell'Economia e delle Finanze Giovanni Tria a Firenze ricordando che il problema è che l'Italia «da dieci anni cresce un punto percentuale in meno del resto d'Europa, significa che la nostra economia è allo 'zero' mentre la Germania riesce a rimanere allo 0,7-0,8 per cento», ha aggiunto.

«LA CRESCITA È NECESSARIA E NON SUFFICIENTE»

Sulla complessa situazione economica nazionale, Tria ha spiegato: «La crescita è necessaria e non sufficiente, ma ci vuole. Se guardiamo al tipo di crescita, questa può essere non inclusiva ma diretta, con un modello sbagliato che porta alla non crescita. Serve dunque una crescita equilibrata e non squilibrata, altrimenti si ha un impatto anche sociale. Inseguiamo la stabilità finanziaria ma non può esserci senza stabilità sociale». In Italia «c'è voglia di fare, non di piangersi addosso. C'è una spinta che vuole fare e togliere 'lacci e lacciuoli', come si diceva negli anni 70-80». Il punto di partenza di ogni provvedimento e decisione sarà «tenere sotto controllo la corruzione e le patologie che si possono presentare». «Bisogna avere equilibrio», ha proseguito Tria dicendosi convinto che «in Italia non ci sia più corruzione rispetto ad altri Paesi: magari c'è più contrasto e quindi i fenomeni emergono di più. In Italia, ho sempre detto, si è legiferato soltanto per la patologia della situazione e non per la fisiologia… Poi si combattono le patologie ma nessuno vuole lo stato di polizia, una dittatura».

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