Francesco Pacifico

La vendetta anti-Tria di Garavaglia e Castelli al Tesoro

La vendetta anti-Tria di Garavaglia e Castelli al Tesoro

Il leghista e la grillina dovevano essere commissari alla spending review. Ma il ministro fece saltare tutto. Ora sono stati messi alla guida di un nuovo potente organismo. Che muoverà i fili al ministero dell’Economia.

02 Luglio 2019 14.26

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«La vendetta è un piatto che va servito freddo», devono aver pensato Laura Castelli e Massimo Garavaglia, leggendo il decreto che riorganizza le fila e i gangli del potere al ministero dell’Economia (Mef). Il 20 marzo 2019 il premier Giuseppe Conte provò a forzare la mano al ministro del Tesoro Giovanni Tria e a nominare con un suo atto i due viceministri di Movimento 5 stelle e Lega commissari alla spending review. Poi l’inquilino di via XX settembre alzò il telefono e la voce con il Quirinale, che bloccò il blitz. Nemmeno tre mesi, ecco per Castelli e Garavaglia un risarcimento non da poco e che finirà per creare diversi grattacapi al loro diretto superiore: guideranno un organismo che di fatto potrà decidere le linee d’indirizzo gestionali di tutto il dicastero di via XX settembre.

UN NUOVO COMITATO PERMANENTE

Nel decreto non c’è la costituzione del quinto dipartimento – sul quale tanto ha spinto il ministro Tria – che avrebbe dovuto occuparsi «dell’analisi, della politica e della programmazione della spesa in conto capitale». È presente, invece, l’istituzione di un organismo – il Comitato permanente per il coordinamento delle attività e delle metodologie in materia di finanza pubblica -, che stando alle regole di ingaggio «costituisce la sede di raccordo e di coordinamento delle attività e delle metodologie e di integrazione dei flussi informativi, sulla base della piena condivisione e messa a disposizione da parte di ciascun dipartimento dei dati relativi ai flussi di finanza pubblica». Il tutto con il supporto tecnico della Ragioneria generale dello Stato.

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Giovanni Tria, Laura Castelli e Massimo Garavaglia durante la seduta alla Camera dei deputati sull’approvazione della legge di Bilancio (Ansa).

IN CONFLITTO COL POTENTE DIRETTORE GENERALE

Un hub, un punto di raccordo di tutti i dipartimenti di via XX settembre che per certi aspetti confligge con il perimetro d’azione del direttore generale (il potente Alessandro Rivera, da tempo nel mirino dei grillini) e dal quale deve passare lo stesso ministro, prima di «emanare specifiche direttive ai dipartimenti per garantire il pieno accesso informatico alle basi dati necessarie ai fini della predisposizione dei documenti di finanza pubblica e di previsione macroeconomica».

E ORA CHI GUIDA LA VII DIREZIONE?

Intanto, sempre al Mef, si è aperta la corsa per guidare la VII direzione Finanza e privatizzazioni. L’attuale dirigente che la gestisce, Antonino Turicchi, è in scadenza. Tria vorrebbe confermarlo oppure, in nome della continuità, promuovere la sua vice Olga Cuccurullo. I cinque stelle, invece, vorrebbero approfittare della cosa per rimescolare tutte le poltrone al ministero e avere finalmente dei funzionari a loro vicini. Si prospetta un’estate bollente in via XX settembre. E non soltanto per la definizione della manovra.

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